Julian Carrillo, l'attivista che ha sacrificato la vita per difendere la foresta

Julian Carrillo, l’attivista che ha sacrificato la vita per difendere la foresta

28 Ottobre 2019

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Julian Carrillo Martínez, leader della comunità tarahumara di Coloradas de la Virgen, nella località di Guadalupe y Calvo, ha dedicato la sua vita alla lotta per i diritti degli indigeni e per proteggere dal disboscamento le foreste della Sierra Madre settentrionale, luogo ancestrale della sua gente.

Julian è stato assassinato a colpi di arma da fuoco il 24 ottobre 2018, esattamente un anno fa, da un gruppo di sicari non ancora identificati. Il corpo di Carrillo, crivellato di colpi, è stato ritrovato nella notte proprio sulle montagne che tanto amava.

Carrillo aveva ricevuto molte minacce di morte durante le proteste e due suoi parenti erano stati assassinati allo scopo di terrorizzarlo. Con loro, sono stati eliminati molti altri attivisti della Alianza Sierra Madre – organizzazione non governativa che lavora con le popolazioni indigene di Ódami e Rarámuri, nello Stato di Chihuahua -, compreso il vincitore del premio Goldman per l’ambiente, Isidro Baldenegro Lopez.

Julian si aggiunge alla lista dei sedici difensori dei diritti umani uccisi in Messico nel 2018. Questi omicidi, per la maggior parte, non sono stati oggetto di indagine da parte delle autorità messicane.

Difendere la terra è un diritto. Julian è stato assassinato in seguito alla protesta dei contadini del territorio di Coloradas de la Virgen contro una concessione mineraria che il governo voleva accordare a un’impresa senza il loro consenso.

Una tragedia annunciata

L’uccisione di Julián è stata una tragedia annunciata. Da anni, infatti, Julián denunciava attacchi e minacce di morte. Altre cinque persone della sua famiglia, tra cui suo figlio, sono già state uccise sempre in relazione alle loro attività in difesa della propria terra.

Dal 2014 lo Stato aveva promesso di proteggere Julián e gli altri leader della comunità, ma le misure adottate non sono state sufficienti per fermare l’ondata di attacchi e garantire la loro incolumità. A causa di questi attacchi violenti, molte famiglie di Coloradas de la Virgen stanno fuggendo dalla zona.

La difesa del territorio e dell’ambiente non deve essere una condanna di morte. È urgente che le autorità proteggano le persone che difendono il nostro pianeta garantendo loro sicurezza nelle loro comunità.

Le autorità messicane devono garantire giustizia e protezione efficace per i difensori della terra dei Rarámuri, in modo che possano tornare nel loro territorio e continuare a lavorare per la protezione dell’ambiente, della loro cultura e dei diritti delle generazioni future. È necessario che il governo indaghi efficacemente sull’omicidio di Julian e Victor Carrillo e sugli attacchi agli altri difensori della comunità.

Una lotta lunga 15 anni

Nel 1992, la sua comunità lo aveva designato come “presidente dei beni comuni” ( presidente de bienes comunes), ruolo che ha ricoperto per ben 10 anni. Il suo compito era prendersi cura del territorio, dell’acqua, della foresta e della fauna selvatica.

Nel 2007 si era reso conto che il territorio in cui viveva era a rischio perché il Ministero dell’Ambiente e delle Risorse Naturali aveva approvato i permessi per le operazioni esplorative nella foresta. L’esplorazione avrebbe chiaramente avuto un impatto sull’ambiente e le comunità indigene interessate non erano state consultate.

Per più di 15 anni Julián ha lottato per difendere il territorio e, per questo, ha sempre ricevuto minacce di morte fin quando non ha pagato con la vita. Un destino comune ad altri difensori dell’ambiente.

Julián aveva paura di continuare a vivere a Las Coloradas e per un periodo aveva lasciato la comunità perché le minacce contro di lui si erano intensificate. A luglio del 2018, fu avvertito che qualcuno lo stava cercando per “tagliargli la bocca” per aver denunciato la violenza a Las Coloradas.

I rischi affrontati da Julián e dalla sua comunità hanno portato il Meccanismo federale che protegge i difensori e i giornalisti a concedere misure specifiche nel 2014 per proteggere lui, altri tre membri della comunità e due membri dell’organizzazione Alianza Sierra Madre AC, che fornisce accompagnamento e supporto legale.

Gli fu dato un telefono satellitare, perché nella comunità non c’era un normale segnale telefonico, e gli fu offerta una scorta di polizia per i viaggi più lunghi. Tuttavia, Julián aveva denunciato che il telefono satellitare spesso non funzionava e che la polizia gli aveva detto che temevano per la propria sicurezza perché, secondo loro, la comunità era un posto molto pericoloso.