Kenya, Amnesty International: fermare violenza tra le comunità e omicidi da parte della polizia - Amnesty International Italia

Kenya, Amnesty International: fermare violenza tra le comunità e omicidi da parte della polizia

21 novembre 2017

© AFP/Getty Images

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Dopo la sentenza della Corte suprema del 20 novembre, che ha confermato la rielezione alla presidenza del Kenya di Uhuru Kenyatta, Amnesty International ha sollecitato il governo di Nairobi a prendere immediate misure per fermare l’escalation di violenza fra le comunità, proteggere la popolazione e assicurare l’incolumità di tutti, nel contesto delle proteste organizzate dall’opposizione.

Nelle prime ore successive alla sentenza della Corte suprema, che ha respinto due ricorsi per invalidare le elezioni del 28 ottobre, sono scoppiati violenti scontri in quelle che sono considerate le roccaforti dell’opposizione: gli slum di Mathare e Kibera nella capitale Nairobi e le città di Migori e Kisumu nell’ovest del paese. I morti sarebbero stati almeno quattro.

Un testimone di Kisumu ha riferito ad Amnesty International che gruppi di giovani hanno fatto irruzione, casa per casa, nel quartiere di Kondele alla ricerca di appartenenti all’etnia kikuyu, abbandonandosi a pestaggi e saccheggi. Secondo notizie di stampa, c’è stato anche un tentativo di assaltare la locale stazione di polizia.

“Negli ultimi mesi e giorni, la polizia ha aperto indiscriminatamente il fuoco sulla folla, ferendo e uccidendo manifestanti. La polizia kenyana ha il dovere di proteggere le persone dalla violenza ma deve farlo secondo modalità rispettose del diritto internazionale e delle leggi nazionali. Queste elezioni hanno già provocato abbastanza spargimento di sangue. Occorre evitare che vi siano altre morti a causa dell’uso eccessivo della forza da parte della polizia”, ha dichiarato Justus Nyang’aya, direttore di Amnesty International Kenya.

Il giorno prima della sentenza della Corte suprema, almeno sei persone erano state uccise a Nairobi. L’opposizione ha puntato il dito sulla polizia e su milizie filo-governative. La polizia ha negato ogni responsabilità ed ha avviato indagini, tuttora in corso.

Il 17 novembre almeno cinque persone erano state uccise quando la polizia aveva aperto il fuoco contro una folla di simpatizzanti di Raila Odinga, leader dell’opposizione, radunatisi per accoglierlo al rientro da un viaggio negli Usa.

“Ora che il presidente Uhuru Kenyatta è stato dichiarato vincitore, la sua priorità dev’essere quella di porre sotto controllo la violenza e assicurare che la vita di tutti i kenyani sia protetta e i loro diritti siano rispettati. Se la polizia ha il dovere di mantenere l’ordine pubblico, i manifestanti devono potersi esprimere liberamente e pacificamente senza tenere di venire feriti o uccisi dalla polizia”, ha aggiunto Nyang’aya.

“Se il presidente Kenyatta vuole stemperare le divisioni causate dalle elezioni, deve assicurare giustizia per le decine di kenyani feriti o uccisi a seguito dell’uso della forza eccessiva da parte della polizia, che ha segnato lo svolgimento del ciclo elettorale di quest’anno”, ha concluso Nyang’aya.

La violenza elettorale ha causato decine di morti, almeno 33 dei quali ad opera della polizia.

FINE DEL COMUNICATO

Roma, 21 novembre 2017

Il capitolo relativo al Kenya tratto dal Rapporto 2016-2017 è online all’indirizzo:

https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-annuale-2016-2017/africa/kenya/

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