Kosovo: il rapporto sull'Uck porti a procedimenti penali per crimini contro l'umanità - Amnesty International Italia

Kosovo: il rapporto sull’Uck porti a procedimenti penali per crimini contro l’umanità

1 agosto 2014

Tempo di lettura stimato: 7'

Amnesty International ha accolto con favore il rapporto pubblicato il 29 luglio sulle indagini effettuate da Clint Williamson, procuratore capo della task force investigativa speciale (Sitf) in relazione alle accuse secondo cui alti funzionari dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck) commisero gravi crimini di diritto internazionale contro i civili dopo la conclusione del conflitto nel giugno 1999.

Secondo il procuratore capo, queste indagini porteranno all’incriminazione di alcuni ex leader dell’Uck per uccisioni illegali, rapimenti, violenze sessuali e altre forme di trattamento disumano di serbi kosovari e di rom, nonché di albanesi ritenuti oppositori dell’Uck, e per la loro detenzione illegale in Kosovo e in Albania nel 1999.

Si auspica che il rapporto rappresenti finalmente un passo avanti verso la giustizia per le almeno 400 famiglie di serbi kosovari, rom e altri soggetti, rapiti e successivamente trasferiti in Albania, dove probabilmente furono uccisi.

Amnesty International rileva che il procuratore capo non è stato in grado di emettere atti d’accusa contro sospettati ancora ignoti, poiché sembra che il tribunale specializzato – istituito al di fuori del Kosovo per processare i sospetti dell’inchiesta Sift – non sarà attivo prima del 2015.

Amnesty International sollecita pertanto l’Unione europea e i suoi stati membri a garantire, senza ulteriori ritardi, che si giunga a un accordo e si finalizzino gli strumenti giuridici necessari per rendere operativo tale tribunale e che gli vengano immediatamente messe a disposizione adeguate risorse umane, finanziarie, tecnologiche e di altro genere.

L’organizzazione sollecita inoltre l’Assemblea e il governo del Kosovo a proseguire la collaborazione con la Sitf e a garantire che saranno messe in atto tutte le misure legislative e di altra natura richieste al Kosovo per consentire l’istituzione e il corretto funzionamento del tribunale stesso.

Amnesty International accoglie con particolare favore che il procuratore abbia riconosciuto la natura diffusa e sistematica dei reati e abbia indicato che nelle incriminazioni essi saranno descritti come crimini contro l’umanità.

Tuttavia, l’organizzazione è preoccupata del fatto che il divario temporale tra l’annuncio odierno e l’avvio delle attività del tribunale possa fornire ad alcuni potenziali sospettati la possibilità di sottrarsi alla giustizia.

Le autorità del Kosovo devono sostenere il tribunale, mentre l’Unione europea deve assicurare che esso effettivamente istituito. Eventuali ritardi in questo processo potrebbero avere come conseguenza l’impunità dei responsabili e l’ulteriore intimidazione di potenziali testimoni.

Amnesty International nota che la Sitf ha dovuto affrontare diversi ostacoli alle proprie indagini, non ultimo il ‘clima di intimidazione’. L’organizzazione ha ripetutamente criticato l’ingerenza della politica nella giustizia, elemento che ha favorito un clima di impunità.

L’organizzazione rileva inoltre che la cronica mancanza di protezione adeguata ai testimoni in Kosovo ha ulteriormente limitato le indagini della Sitf e ha, per anni, costituito un ostacolo fondamentale alle indagini e al perseguimento di crimini di diritto internazionale. L’organizzazione nota con rammarico che le audizioni di testimoni dovranno avvenire al di fuori del Kosovo allo scopo di garantire l’incolumità personale dei testimoni stessi.

Ciò nonostante, l’organizzazione ritiene essenziale, per il rafforzamento dello stato di diritto, che la giustizia si pronunci all’interno del paese. L’istituzione di un tribunale esterno al Kosovo indica chiaramente il fallimento dell’azione della comunità internazionale fin dal 1999 – compresi la missione di amministrazione provvisoria delle Nazioni unite in Kosovo (Unmik), la missione di giustizia e polizia condotta dall’Ue (Eulex) e gli stati membri dell’Ue – a fornire le necessarie risorse per sviluppare un programma efficace e completo di protezione dei testimoni in Kosovo.

Contesto 

Nel dicembre 2010, un rapporto per l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (Pace) redatto dal senatore svizzero Dick Marty, affermò che il primo ministro Hashim Thaçi e altri membri dell’Uck furono coinvolti, nel 1999, in rapimenti, torture, maltrattamenti e omicidi di civili serbi e albanesi trasferiti nei campi di prigionia in Albania. Il rapporto sosteneva che in uno dei campi i detenuti sarebbero stati uccisi e i loro organi prelevati a scopo di traffico. La commissione per gli affari legali e per i diritti umani del Pace approvò il rapporto nel dicembre 2010 e l’Assemblea parlamentare l’adottò il 25 gennaio 2011.

La Sitf è stata istituita nel 2011 per approfondire il rapporto Marty, in qualità di primo organismo investigativo completo sul rapimento di serbi in Kosovo.

Per quasi 15 anni, Amnesty International ha esortato le autorità competenti a indagare sui diffusi rapimenti di serbi, rom e appartenenti ad altre minoranze in Kosovo nel periodo immediatamente successivo alla guerra 1998-99. L’organizzazione ha ritenuto i rapimenti occorsi dopo il mese di giugno 1999 come facenti parte di un attacco diffuso e sistematico nei confronti della popolazione civile e, in quanto tali, da processare come crimini contro l’umanità.

Tra il 1999 e il 2008, la missione di amministrazione provvisoria delle Nazioni unite in Kosovo e, dal 2009, la missione di giustizia e polizia condotta dall’Ue (Eulex), nonché la polizia e la magistratura del Kosovo, non sono riuscite a consegnare alla giustizia i responsabili dei rapimenti e degli omicidi di centinaia di serbi kosovari, rom e appartenenti ad altre comunità minoritarie, anch’essi ritenuti sequestrati dall’Uck, durante e dopo il conflitto armato.