La Corte penale internazionale emette mandato di cattura per Gheddafi, suo figlio e il capo dei servizi segreti - Amnesty International Italia

La Corte penale internazionale emette mandato di cattura per Gheddafi, suo figlio e il capo dei servizi segreti

27 giugno 2011

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I giudici della Corte penale internazionale hanno accolto la richiesta di emissione di un mandato di cattura per il colonnello libico Muammar Gheddafi, per suo figlio Saif al-Islam Gheddafi e per il capo dei servizi segreti Abdallah al Sanussi, sospettati di crimini contro l’umanità, tra cui omicidio e persecuzione. Per Amnesty International, i tre ricercati vanno ora arrestati e consegnati alla Corte penale internazionale.

‘Occorre che vi sia giustizia per le vittime delle gravi violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario commesse in Libia quest’anno, durante e dopo la brutale repressione delle manifestazioni per le riforme’ – ha dichiarato Michael Bochenek, di Amnesty International. ‘Il colonnello Gheddafi e coloro che sono accusati di aver organizzato quel bagno di sangue devono essere chiamati a rispondere del loro operato’.

Il colonnello Gheddafi è accusato di aver ordinato un’ondata di omicidi e di sparizioni forzate nei confronti di presunti oppositori, a partire da metà febbraio, con l’inizio delle proteste di Bengasi.

Quando, a metà maggio, aveva richiesto i mandati di cattura, il procuratore della Corte penale internazionale Luis Moreno-Ocampo aveva sostenuto che i tre ricercati avessero commesso sistematici e massicci attacchi contro i civili.

Le ricerche condotte da Amnesty International in Libia hanno ripetutamente segnalato possibili crimini di guerra e crimini contro l’umanità, tra cui ripetuti e pesanti attacchi indiscriminati delle forze leali al colonnello Gheddafi contro il centro abitato di Misurata, con missili Grad, mortai e bombe a grappolo.

‘Il mancato arresto e processo dei tre ricercati darebbe il preoccupante segnale che crimini del genere possono continuare a essere commessi con impunità. A nessuno dev’essere permesso di evadere la giustizia internazionale’ – ha commentato Bochenek.

Tutti gli stati membri delle Nazioni Unite sono obbligati a negare un riparo sicuro a chi è accusato di crimini di diritto internazionale.

Quello di oggi è il secondo mandato d’arresto emesso dalla Corte penale internazionale per un capo di stato in carica, dopo quello spiccato nel 2009 nei confronti del presidente sudanese Omar al-Bashir per accuse di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

FINE DEL COMUNICATO                                                                              Roma, 27 giugno 2011

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