La crisi peggiore (ma nessuno ne parla)

16 Giugno 2026

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Non dobbiamo compiere l’errore di pensare che la gravità delle violazioni dei diritti umani sia proporzionale alla loro notorietà: tanto più note quanto più gravi e viceversa. Nelle pagine del Rapporto 2026, non si parla solo dei conflitti più noti ma anche di quelli di solito “dimenticati” dalla nostra parte di mondo, quando si parla della situazione politica internazionale

La popolazione civile del Sudan è entrata, il 15 aprile, nel quarto anno di conflitto interno: è la più grave crisi umanitaria e dei diritti umani al mondo, eppure è quasi del tutto ignorata. Non è certo neanche il numero delle vittime civili. Le organizzazioni per i diritti umani parlano prudentemente di “decine di migliaia”, fonti giornalistiche aumentano il numero a 150.000, fonti locali e della diaspora addirittura a 200.000.

Quello che è certo è che, su una popolazione di poco superiore a 50 milioni di persone, oltre un quinto è stato costretto alla fuga dai combattimenti: almeno due milioni negli stati confinanti, 12 milioni all’interno del Sudan, alla ricerca nomadica di una terra risparmiata dal conflitto. Ben oltre la metà della popolazione, 33 milioni, ha urgente bisogno di aiuti umanitari, il cui ingresso e la successiva distribuzione vengono sistematicamente ostacolati. L’insicurezza alimentare acuta riguarda ormai metà della popolazione, 26 milioni: in alcune zone si è raggiunto il livello della carestia. Il 70 per cento delle strutture mediche non è più funzionante. Questo spiega anche la diffusione di malattie facilmente prevenibili: il colera, diffuso ormai in tutti i 18 stati del Sudan, ha causato 113.000 contagi e 3000 morti.

In Sudan sono stati commessi i più gravi crimini di diritto internazionale: crimini contro l’umanità e crimini di guerra, soprattutto negli stati del Kordofan e del Darfur settentrionale. In quest’ultimo, le Nazioni Unite hanno denunciato “i segni del genocidio”, soprattutto dopo che, nell’ottobre 2025, dopo 18 mesi di assedio, le Forze di supporto rapido hanno preso la capitale Al Fasher.

A cura di Riccardo Noury, portavoce

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