La Libia deve consegnare Saif al-Islam Gheddafi alla Corte penale internazionale - Amnesty International Italia

La Libia deve consegnare Saif al-Islam Gheddafi alla Corte penale internazionale

18 settembre 2013

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Amnesty International ha chiesto alle autorità libiche di consegnare immediatamente alla Corte penale internazionale (Icc) Saif al-Islam Gheddafi e l’ex capo dell’intelligence Abdallah al-Senussi, i cui casi, insieme a quelli di altri 36 accusati di crimini commessi nel conflitto armato del 2011, hanno iniziato a essere esaminati dalla Camera per le accuse della capitale Tripoli.

‘È  comprensibile che le autorità di Tripoli possano volere procedere subito e giudicare queste persone in Libia. Ma questi processi oggi non serviranno alla giustizia. Il sistema giudiziario libico  ha fortemente bisogno di essere revisionato. Ci sono forti preoccupazione sulla capacità delle autorità di assicurare processi equi, aggravata dalla precaria situazione della sicurezza nel paese’  ‘- ha dichiarato Hassiba Hadj Sahrahoui, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

‘I due imputati dovrebbero essere consegnato all’Icc immediatamente. Nel frattempo la Libia dovrebbe occuparsi di ricostruire il sistema giudiziario del paese, creando tribunali equi e imparziali  che possano assicurare i diritti di sospettati, vittime e testimoni’ – ha aggiunto Sahraoui.

Amnesty International ritiene che consegnando  al-Gaddafi e Abdallah al-Senussi all’Icc verrebbe assicurato l’accertamento delle responsabilità per i crimini commessi durante il conflitto. In situazioni post-conflitto, i processi equi sono fondamentali per sconfiggere  l’impunità e assicurare giustizia a coloro che subito violazioni dei diritti umani durante il conflitto, compresi bombardamenti, esecuzioni sommarie, trasferimenti forzati, tortura e maltrattamenti.

Detenzioni arbitrarie, torture e altri maltrattamenti e sparizioni forzate da parte delle milizie, comprese quelle che operano nominalmente sotto la supervisione dello stato, continuano ad alimentare un clima di illegalità in Libia che non rende possibile processi equi. Avvocati, giudici e pubblici ministeri continuano a essere minacciati  da questi gruppi  ma anche, a volte, dalle famiglie delle vittime e dal pubblico in generale. Amnesty International è a conoscenza di almeno quattro casi di omicidi di giudici, oltre ad alcuni casi di sequestro di avvocati e intimidazioni nei loro confronti.

‘Il mancato rispetto della decisione dell’Icc manda un messaggio preoccupante rispetto all’impegno delle autorità libiche nel proteggere e rispettare i diritti umani. Nel 2011, il Consiglio nazionale di transizione aveva accolto con favore la decisione del Consiglio di sicurezza dell’Onu di riferire la situazione al Procuratore dell’Icc  e si era impegnato a cooperare con l’Icc’ – ha concluso Hassiba Hadj Sahraoui.