La Lituania blocca la verità sulle prigioni segrete della Cia - Amnesty International Italia

La Lituania blocca la verità sulle prigioni segrete della Cia

24 ottobre 2011

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Le autorità lituane devono riconsiderare la loro decisione di non riaprire un’indagine sulle prigioni segrete della Cia nel loro territorio, ha dichiarato Amnesty International.

L’annuncio del procuratore generale lituano giunge a poche settimane dalla pubblicazione del rapporto ‘Aprire la porta alla verità in Lituania: occorre indagare adesso sulle prigioni segrete‘ di Amnesty International che conteneva nuove informazioni sui voli straordinari di rendition in Lituania durante il periodo in cui presumibilmente le carceri erano operative.

Amnesty International, insieme all’organizzazione non governativa londinese Reprieve, aveva sollecitato le autorità lituane a riavviare un’indagine penale sul ruolo svolto dal paese nei programmi di rendition e detenzione segreta gestiti dagli Stati Uniti d’America. Reprieve aveva fornito nuove informazioni sui voli di rendition.

‘L’affermazione del procuratore che non c’è più nulla su cui indagare è semplicemente non plausibile’, ha dichiarato Julia Hall, esperta di Amnesty International su antiterrorismo e diritti umani.
‘C’è una notevole quantità di informazioni, vecchie e nuove, che non sono state indagate pienamente. L’unica ragione per rifiutarsi di riaprire l’indagine è la paura della verità’.

Un’inchiesta condotta dal parlamento lituano nel 2009 aveva concluso che erano state predisposte due strutture segrete per accogliere i detenuti.

Il procuratore generale aveva iniziato un’indagine in merito a gennaio 2010, per chiuderla poi un anno dopo per ragioni estremamente dubbie, tra cui l’affermazione che le informazioni raccolte dalla procura non potevano essere rivelate perché costituivano un ‘segreto di stato’.

Nel rapporto, Amnesty International, sosteneva che alcune prove essenziali scaturite dalla prima indagine non erano state indagate in modo adeguato. A settembre, una delegazione di Amnesty International e di Human Rights Monitoring Institute di Vilnius aveva incontrato funzionari del governo per sollecitarli a riaprire l’inchiesta.

Tra i nuovi sviluppi citati c’era la credibile accusa che Abu Zubaydah, attualmente recluso a Guantánamo, aveva trascorso un periodo di detenzione in una prigione segreta in Lituania.
‘Sappiamo che in strutture simili a quelle scoperte in Lituania la gente veniva torturata’, ha dichiarato Julia Hall.

‘Se questi abusi sono avvenuti anche in Lituania, l’opinione pubblica ha il diritto di saperlo, le vittime hanno il diritto di conoscere la verità e il governo ha l’obbligo di portare in giudizio i responsabili. Il rifiuto del procuratore di indagare sul ruolo del suo paese nel programma di detenzioni segrete della Cia è uno scandaloso abbandono dei doveri del paese e una grave violazione dell’impegno della Lituania verso i diritti umani’.