La pena di morte nel 2011 - Amnesty International Italia

La pena di morte nel 2011

24 marzo 2012

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In 10 anni il numero di paesi che ricorre alla pena di morte è diminuito di oltre un terzo. Secondo il rapporto annuale di Amnesty International sulla pena di morte nel 2011, su 198 paesi solo 20 – vale a dire uno su 10 – hanno effettuato esecuzioni.

Questo gruppo di stati, con gli anni sempre più ristretto, ha messo a morte almeno 676 persone, senza considerare i dati della Cina – dove la pena di morte è avvolta dal segreto di stato – e la probabile effettiva dimensione della pena capitale in Iran – paese in cui secondo Amnesty International molte esecuzioni non sono state rese note.

Gli omicidi di stato sono cresciuti rispetto allo scorso anno – 149 esecuzioni in più – a causa di un profondo aumento delle esecuzioni in due paesi: Arabia Saudita e Iran. In quest’ultimo, sono stati impiccati almeno tre minorenni. Tra i reati per cui è stata inflitta la pena capitale anche adulterio e sodomia, blasfemia (Pakistan), stregoneria (Arabia Saudita), traffico di resti umani (Repubblica del Congo) e reati di droga (in oltre 10 paesi). Spesso le sentenze sono state emesse a termine di processi iniqui e basati su ‘confessioni’ estorte con la tortura.

Gli Usa sono stati l’unico paese delle Americhe, e nel 2011 il solo del G8, a ricorrere a questa pena crudele, disumana e degradante mettendo a morte 43 persone. Anche l’Europa e tutto l’ex spazio sovietico ha avuto la sua unica eccezione, rappresentata dalla Bielorussia, che ha effettuato due esecuzioni nel 2011.

Tuttavia, il trend verso l’abolizione della pena di morte nel mondo ha visto anche nel 2011 compiere passi concreti e significativi.

In Cina, il governo ha eliminato la pena di morte per 13 reati. Negli Usa, le esecuzioni e le nuove condanne a morte sono notevolmente diminuite rispetto a 10 anni fa, l’Illinois è diventato il 16° stato abolizionista e l’Oregon ha annunciato una moratoria. In 33 paesi ci sono state commutazioni e grazie. Non vi sono state esecuzioni a Singapore e per la prima volta dopo 19 anni, in Giappone. Benin e Mongolia hanno fatto un passo avanti verso l’abolizione per legge mentre la Sierra Leone e la Nigeria hanno rispettivamente dichiarato e confermato la moratoria sulle esecuzioni.

Questi sono passi importanti di un percorso che ha visto, negli ultimi anni, decine di paesi liberarsi da questa pena crudele, disumana e degradante, che viola il diritto alla vita, non ha alcun effetto deterrente, comporta il rischio di gravi errori e che deve essere consegnata alla storia.