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A 16 anni dovresti avere tutta la vita davanti.
Una vita per rincorrere i tuoi sogni e immaginare cosa fare da grande.
A 16 anni, se nasci in un quartiere complesso in Italia, questi sogni spesso vengono schiacciati dalla realtà.
Una realtà nella quale, se vieni ucciso, la colpa è sempre anche tua.
Questa è la storia di Davide Bifolco, dei suoi sogni spezzati a soli 16 anni e
della sua famiglia che non si è mai arresa.
Davide Bifolco è un ragazzo di sedici anni del rione Traiano di Napoli. Vive con mamma Flora e papà Giovanni e ha un fratello maggiore, Tommaso. Il suo sogno è giocare a calcio. Tifa per la Roma e per questo lo prendono in giro: chi è di Napoli, come si sa, ha un forte amore per la squadra della città.
Davide è un adolescente pieno di vita, cresciuto in un quartiere difficile. Un quartiere in cui essere confuso con un’altra persona può costare la vita e dove i giovani lottano per trovare la propria strada.
La sera del 4 settembre 2014 Arturo Equabile, 24 anni, sfugge a un’ordinanza di custodia per violazione degli arresti domiciliari nel quartiere Soccavo, a pochi passi dal rione Traiano. Due carabinieri vengono allarmati e passano ore a cercarlo senza successo.
Sanno che si sta muovendo con uno scooter Honda SH300, ma ha fatto perdere le sue tracce. È ormai notte inoltrata.
A pochi passi e ignaro della vicenda, Davide gira per le vie del rione Traiano sullo scooter Honda SH300 di un amico. Sono in tre sul motorino: lui, Vincenzo Ambrosio e Salvatore Triunfo.
Gli agenti della polizia avvistano lo scooter con Davide, Vincenzo e Salvatore e cercano di fermarlo. I ragazzi, però, ignorano l’alt dei poliziotti perché temono il sequestro del motorino e la multa.
Ha così inizio l’inseguimento.
All’altezza di via Cinthia, la gazzella urta il motorino facendolo cadere. Uno dei ragazzi a terra, Vincenzo, si alza e scappa, lasciando lì Salvatore e Davide.
Uno dei due carabinieri esce dall’auto e immobilizza il primo, con la mano destra impugna la pistola, esplode un colpo e prende Davide in pieno petto, dritto al cuore.
Diversi testimoni presenti sulla scena aiutano a ricostruire la vicenda e avvisano Flora, la mamma di Davide, che si precipita sulla scena e vede il figlio steso a terra.
Sono le 2.45 del 5 settembre.
Davide viene trasportato all’ospedale San Paolo, ma la corsa è inutile perché è già morto.
Su quanto succede in quegli attimi, le versioni divergono:
Emerge poi un filmato, ripreso dalle telecamere di sorveglianza di una sala scommesse vicina al luogo del delitto, nei momenti subito successivi alla morte di Davide Bifolco.
Il 7 aprile 2015 il carabiniere viene rinviato a giudizio per omicidio colposo e non per omicidio volontario.
Nel 2016 il tribunale di Napoli condanna per omicidio colposo il carabiniere, a quattro anni e quattro mesi di reclusione senza chiarire varie questioni, come l’eventuale volontarietà dell’omicidio e l’alterazione della scena del delitto.
Nell’ottobre 2018 la corte d’appello di Napoli riduce la condanna a due anni, con pena sospesa.
Sei giorni dopo il verdetto il fratello di Davide, Tommaso, muore d’infarto a soli 36 anni.
Non solo per ricordare Davide, ma anche per denunciare l’abbandono istituzionale e cercare un’alternativa per il proprio quartiere.
Nel 2019 è uscito poi il film Selfie, che racconta la storia di Davide con gli occhi dei suoi amici e dei cittadini del rione Traiano. Offre uno spaccato di vita del quartiere, mettendo in primo piano i giovani con le loro difficoltà quotidiane e i loro sogni.
di Antonio De MatteoLa storia che hai appena letto fa parte della serie curata da Amnesty International Italia intitolata “Storie di violenza di stato”.
Da Federico Aldrovandi a Stefano Cucchi, da Andrea Soldi a Davide Bifolco. Attraverso fatti di cronaca che hanno scosso l’Italia ripercorreremo le lotte per la verità e la giustizia di familiari e amici.
Storie che, in alcuni casi, sono ancora senza giustizia.
Storie che abbiamo già raccontato in questi anni: