La storia di Davide Bifolco

5 Settembre 2026

Archivio privato

Tempo di lettura stimato: 7'

A 16 anni dovresti avere tutta la vita davanti.

Una vita per rincorrere i tuoi sogni e immaginare cosa fare da grande.

A 16 anni, se nasci in un quartiere complesso in Italia, questi sogni spesso vengono schiacciati dalla realtà.

Una realtà nella quale, se vieni ucciso, la colpa è sempre anche tua.

Questa è la storia di Davide Bifolco, dei suoi sogni spezzati a soli 16 anni e

della sua famiglia che non si è mai arresa.

CHI È DAVIDE BIFOLCO

Davide Bifolco è un ragazzo di sedici anni del rione Traiano di Napoli. Vive con mamma Flora e papà Giovanni e ha un fratello maggiore, Tommaso. Il suo sogno è giocare a calcio. Tifa per la Roma e per questo lo prendono in giro: chi è di Napoli, come si sa, ha un forte amore per la squadra della città.

Davide è un adolescente pieno di vita, cresciuto in un quartiere difficile. Un quartiere in cui essere confuso con un’altra persona può costare la vita e dove i giovani lottano per trovare la propria strada.

LA NOTTE TRA IL 4 E 5 SETTEMBRE 2014

La sera del 4 settembre 2014 Arturo Equabile, 24 anni, sfugge a un’ordinanza di custodia per violazione degli arresti domiciliari nel quartiere Soccavo, a pochi passi dal rione Traiano. Due carabinieri vengono allarmati e passano ore a cercarlo senza successo.

Sanno che si sta muovendo con uno scooter Honda SH300, ma ha fatto perdere le sue tracce. È ormai notte inoltrata.

A pochi passi e ignaro della vicenda, Davide gira per le vie del rione Traiano sullo scooter Honda SH300 di un amico. Sono in tre sul motorino: lui, Vincenzo Ambrosio e Salvatore Triunfo.

LO SCAMBIO DI PERSONA COSTATO UNA VITA

Gli agenti della polizia avvistano lo scooter con Davide, Vincenzo e Salvatore e cercano di fermarlo. I ragazzi, però, ignorano l’alt dei poliziotti perché temono il sequestro del motorino e la multa.

Ha così inizio l’inseguimento.

All’altezza di via Cinthia, la gazzella urta il motorino facendolo cadere. Uno dei ragazzi a terra, Vincenzo, si alza e scappa, lasciando lì Salvatore e Davide.

Uno dei due carabinieri esce dall’auto e immobilizza il primo, con la mano destra impugna la pistola, esplode un colpo e prende Davide in pieno petto, dritto al cuore.

Diversi testimoni presenti sulla scena aiutano a ricostruire la vicenda e avvisano Flora, la mamma di Davide, che si precipita sulla scena e vede il figlio steso a terra.

Sono le 2.45 del 5 settembre.

Davide viene trasportato all’ospedale San Paolo, ma la corsa è inutile perché è già morto.

LA RICOSTRUZIONE DELL’ACCADUTO

Su quanto succede in quegli attimi, le versioni divergono:

  • il carabiniere sostiene che il colpo è partito per sbaglio mentre cercava di bloccare Salvatore;
  • Salvatore dichiara di essere rimasto a terra e di aver visto il carabiniere puntare la pistola verso Davide;
  • una delle persone presenti sul posto conferma la versione di Salvatore.

Emerge poi un filmato, ripreso dalle telecamere di sorveglianza di una sala scommesse vicina al luogo del delitto, nei momenti subito successivi alla morte di Davide Bifolco.

Il video mostra come delle persone, allertate dallo sparo e uscite a vedere cosa fosse successo, siano rientrate di corsa e con le mani alzate nella sala scommesse, forse inseguite da un carabiniere con un’arma da fuoco.

LA VICENDA GIUDIZIARIA

Il 7 aprile 2015 il carabiniere viene rinviato a giudizio per omicidio colposo e non per omicidio volontario.

Nel 2016 il tribunale di Napoli condanna per omicidio colposo il carabiniere, a quattro anni e quattro mesi di reclusione senza chiarire varie questioni, come l’eventuale volontarietà dell’omicidio e l’alterazione della scena del delitto.

Nell’ottobre 2018 la corte d’appello di Napoli riduce la condanna a due anni, con pena sospesa.

Sei giorni dopo il verdetto il fratello di Davide, Tommaso, muore d’infarto a soli 36 anni.

La famiglia accusa: “Tommaso non mangiava e non dormiva” per il dispiacere per la mite condanna verso chi ha ucciso suo fratello Davide.

COSA HA LASCIATO LA STORIA DI DAVIDE BIFOLCO

Da allora nel rione Traiano sono state create associazioni in nome di Davide e sono state organizzate manifestazioni, iniziative culturali, riflessioni pubbliche e festival.

Non solo per ricordare Davide, ma anche per denunciare l’abbandono istituzionale e cercare un’alternativa per il proprio quartiere.

Nel 2019 è uscito poi il film Selfie, che racconta la storia di Davide con gli occhi dei suoi amici e dei cittadini del rione Traiano. Offre uno spaccato di vita del quartiere, mettendo in primo piano i giovani con le loro difficoltà quotidiane e i loro sogni.

di Antonio De Matteo

STORIE DI VIOLENZA DI STATO

La storia che hai appena letto fa parte della serie curata da Amnesty International Italia intitolata “Storie di violenza di stato”.

Da Federico Aldrovandi a Stefano Cucchi, da Andrea Soldi a Davide Bifolco. Attraverso fatti di cronaca che hanno scosso l’Italia ripercorreremo le lotte per la verità e la giustizia di familiari e amici.

Storie che, in alcuni casi, sono ancora senza giustizia.

Storie che abbiamo già raccontato in questi anni:

  • nella mostra fotografica di Antonio de Matteo “La lotta, il coraggio e l’amore. Dodici storie di violenza di Stato”;

  • nella terza stagione del podcast Ellissi, con la voce narrante di Gianmarco Saurino, prodotto da Emons Record e Amnesty International Italia in collaborazione con Domani Editoriale.