L'accordo di pace in Colombia deve aprire le porte alla giustizia - Amnesty International Italia

L’accordo di pace in Colombia deve aprire le porte alla giustizia

2 dicembre 2016

GUILLERMO LEGARIA/AFP/Getty Images

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Il 30 novembre il Congresso colombiano ha ratificato la seconda versione dell’accordo di pace tra il governo e le Forze armate rivoluzionarie di Colombia (Farc). La prima versione del testo era stata boccata da un referendum il 2 ottobre.

La nuova versione dell’accordo fa maggiore chiarezza su alcuni aspetti, tra i quali le sanzioni previste per i responsabili di crimini di diritto internazionale; impone, inoltre, alle Farc sei mesi di tempo per attuare la fase di smobilitazione e disarmo nonché l’obbligo di trasferire i loro beni patrimoniali, che potrebbero essere usati per fornire riparazione alle vittime. L’accordo resta tuttavia insufficiente per quanto riguarda le garanzie in favore delle vittime delle violazioni dei diritti umani.

Colombia - accordo di pace

In piazza Bolivar a Bogotà i festeggiamenti per lo storico accordo di pace – GUILLERMO LEGARIA/AFP/Getty Images

La fine ufficiale di un conflitto durato oltre mezzo secolo e che ha avuto un impatto su qualcosa come otto milioni di colombiani è un risultato che non può e non dev’essere sottovalutato” – ha dichiarato Erika Guevara Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe. “Tuttavia, buona parte dell’orrore che la popolazione è stata costretta a subire per decenni non è direttamente legata al conflitto tra i militari e le Farc. Coloro che operano lontano dai riflettori, difendendo i diritti o le risorse naturali e le terre dai potenti interessi economici, continuano a subire intimidazioni e attacchi mortali e l’accordo di pace farà ben poco per tutelarli. Ciò che occorre è un’azione efficace per assicurare che i responsabili di queste azioni siano sottoposti alla giustizia” – ha aggiunto Rosas.

Dal 1985, quasi sette milioni di colombiani sono stati obbligati a lasciare le loro case; oltre 267.000 persone sono state uccise, circa 46.000 sono scomparse e 30.000 sono state prese in ostaggio. Altre migliaia hanno subito tortura e violenza sessuale o sono saltate sulle mine e circa 8000 bambine e bambini sono stati arruolati a forza nella guerriglia e nei gruppi paramilitari. In tutti questi casi, ben pochi responsabili sono stati portati di fronte alla giustizia. “La terribile eredità di queste violazioni e dell’impunità per la maggior parte di esse significa che, nonostante l’accordo di pace, i crimini non collegati al conflitto rischieranno di proseguire” – ha sottolineato Rosas.

Nel 2016 gli attacchi contro i difensori dei diritti umani e i leader di comunità – soprattutto quelli nativi o di discendenza africana – hanno causato oltre 70 morti. In molti casi, i responsabili sono stati gruppi armati interessati ad acquisire il controllo su terreni ricchi di risorse appartenenti a comunità di agricoltori.

Inoltre, posta fine al conflitto con le Farc, resta ancora in atto quello tra il governo e l’Esercito di liberazione nazionale (Eln) mentre i gruppi paramilitari continuano a costituire la principale minaccia ai diritti umani in buona parte della Colombia, soprattutto nelle regioni interne. Il processo di pace con l’Eln avrebbe dovuto iniziare nei mesi scorsi ma la decisione da parte del gruppo armato di non rilasciare un importante ostaggio ha comportato un rinvio.
Se la Colombia vuole davvero raggiungere una pace duratura per tutti, le autorità devono assicurare che il diritto fondamentale di milioni di vittime alla verità, alla giustizia e alla riparazione sia adeguatamente rispettato” – ha commentato Rosas.

La parte dell’accordo di pace relativa alle vittime del conflitto – che istituisce un sistema di giustizia transitoria – è indubbiamente un passo avanti ma continua a non essere in linea con gli standard internazionali sui diritti umani. In particolare, come più volte rimarcato da Amnesty International, le sanzioni individuate dall’accordo di pace non riflettono la gravità di alcuni dei crimini commessi e la definizione di responsabilità di comando potrebbe permettere agli alti gradi dell’esercito e delle Farc di non rispondere alla giustizia circa gli atti dei loro subordinati.

Questo accordo deve portare la pace a tutti i colombiani: le vittime delle violazioni dei diritti umani legate al conflitto, i difensori dei diritti umani che rischiano la vita per difendere i diritti degli altri, le comunità agricole che cercano di proteggere le loro terre dallo sfruttamento e le donne sopravvissute alla violenza di genere che cercano coraggiosamente giustizia. Le loro voci devono essere ascoltate, proprio ora che la Colombia si avvia ad attuare un accordo lungamente atteso” – ha concluso Rosas.