Libano, 230 feriti nelle proteste dell'8 agosto - Amnesty International Italia

Libano, 230 feriti nelle proteste dell’8 agosto

12 Agosto 2020

Tempo di lettura stimato: 7'

Le forze armate e di sicurezza libanesi hanno usato una forza illegale e sconsiderata, colpendo indiscriminatamente la folla con gas lacrimogeni, proiettili di gomma e fucili ad aria compressa.

Sono le evidenze emerse dal nostro lavoro di monitoraggio sul posto delle manifestazioni in gran parte pacifiche che si sono svolte l’8 agosto in Libano. Alle testimonianze raccolte si aggiungono i filmati verificati dal nostro Crisis Evidence Lab.

Con le loro vite andate in rovina e ancora sconvolti dal trauma fisico e psicologico dell’esplosione nel porto di Beirut, migliaia di libanesi sono scesi in strada per chiedere giustizia. Al suo posto, hanno trovato le forze dello stato che gli hanno sparato contro proiettili e lacrimogeni“, ha dichiarato in una nota ufficiale Lynn Maalouf, direttrice delle ricerche di Amnesty International sul Medio Oriente.

Dai video verificati dal Crisis Evidence Lab di Amnesty International è apparso chiaro l’uso della tatticacolpisci per far male“, per punire i manifestanti e dissuadere altre persone dal prendere parte alle proteste successive. Le forze di sicurezza si sono anche infiltrate in abiti civili nelle manifestazioni aprendo il fuoco contro la folla.

Sei persone che avevano preso parte alle proteste di Beirut dell’8 agosto hanno riferito ad Amnesty International che le forze armate e di sicurezza hanno esploso proiettili di gomma e lanciato candelotti di gas lacrimogeno direttamente contro la folla, all’altezza del petto e da distanza ravvicinata.

L’8 agosto in piazza dei Martiri, il dottor Elie Saliba è stato colpito due volte dai pallini, alla schiena e sul volto. Dopo il secondo ferimento, ha chiesto a un militare perché stessero sparando contro la folla. Quello gli ha risposto “Voi avete eletto questo regime!“. Il dottor Saliba ha replicato “Io non ho mai eletto alcun leader di questo regime di corrotti“, al ché sono sopraggiunti altri soldati che lo hanno picchiato.

I medici hanno segnalato almeno sei casi di ferite agli occhi causate da pallini. Il dipartimento di Oftalmologia dell’Università Americana di Beirut ha reso noto che a un giovane paziente è stato asportato un occhio, mentre gli altri cinque hanno avuto compromessa parzialmente o del tutto la vista.

Le forze armate e di sicurezza libanesi hanno fatto ampio uso dei proiettili di gomma.

In base alle linee-guida internazionali, i proiettili di gomma possono essere usati solo nei confronti di singole persone e sempre mirando alla parte inferiore del corpo, in modo da minimizzare i danni. Mai devono essere esplosi in maniera indiscriminata contro la folla.

Le forze di sicurezza libanesi hanno usato tutta una serie di armi per causare intenzionalmente danni ai manifestanti. Che ciò sia stato fatto all’indomani di una tragedia nazionale va oltre ogni immaginazione“, ha commentato Maalouf.

Molte persone sono rimaste ferite in modo grave anche a causa dei lanci di candelotti di gas lacrimogeni in mezzo alle manifestazioni.

I nostri osservatori hanno identificato sul terreno candelotti e granate di gas lacrimogeno Nobel Sport MP7, candelotti e lanciatori di gas lacrimogeni Alsetex, tutti prodotti in Francia, e lanciagranate M203 UGL di cui non è stata identificata la provenienza.

I medici che stavano prendendo parte alle proteste si sono immediatamente resi conto che moltissime persone avevano bisogno di cure mediche urgenti, colpite al volto, alla testa, al collo, alle braccia, alla schiena, alle gambe e alla milza. Mentre prestavano le prime cure, essi stessi sono stati presi di mira coi gas lacrimogeni.

Medici e soccorritori hanno lavorato senza sosta per una settimana per salvare vite umane. Non solo hanno dovuto curare le vittime della violenza di stato, ma sono stati anche picchiati e colpiti da armi da fuoco. Dov’è la minima decenza umana in tutto ciò“?, ha chiesto Maalouf.

Sebbene una minoranza di manifestanti abbia compiuto atti di violenza, ciò non giustifica in alcun modo l’uso della forza per disperdere intere proteste. Le autorità devono rispettare il diritto della maggioranza di esercitare il diritto di manifestazione pacifica e la presenza di azioni violente non deve portare le forze di sicurezza a considerare un’intera protesta come violenta.

A ieri, tutti i comunicati stampa delle forze amate e di sicurezza hanno negato ogni responsabilità. Un membro delle Forze di sicurezza interna è morto in circostanze ancora non chiarite.

Ribadiamo la nostra richiesta di una commissione internazionale d’inchiesta sulle cause dell’esplosione del 4 agosto, sollecitando la cooperazione delle autorità libanesi affinché le tante vittime ricevano verità, giustizia e riparazione.

Le testimonianze dei manifestanti

Eravamo in via Riad al-Solh. La polizia antisommossa si è schierata e ha aperto il fuoco a non più di 12 metri da noi. Ho sentito il sangue colare dal collo, ho cercato di tamponare la ferita facendo pressione con le dita e mi sono diretto alla Croce rossa per avere aiuto. Ma sono svenuto e delle persone mi hanno soccorso e aiutato“. Amjad*, colpito al collo e che ha perso molto sangue prima di essere ricoverato all’ospedale di Rizk

Stavamo per lasciare la manifestazione quando mi è arrivato un candelotto in faccia, sopra l’occhio destro. Ho il naso rotto e l’intero volto gonfio“. Jad*, stava manifestando nel quartiere beiruttino di Azarieh, ha riportato una frattura al naso.

La polizia antisommossa era a soli 10 metri da noi. Ci lanciavano contro i lacrimogeni, ad altezza del petto. Qualcosa mi ha colpito su una spalla, non sentivo più l’intero braccio, pensavo di averlo perso. Poi sono svenuta“. Faten*, stava manifestando nel quartiere beiruttino di Azarieh.

*Nota: i nomi seguiti dall’asterisco sono stati cambiati per proteggere l’identità delle persone che hanno reso le testimonianze.