Libano, ancora pestaggi e arresti di manifestanti - Amnesty International Italia

Libano, ancora pestaggi e arresti di manifestanti

16 gennaio 2020

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Le notti del 14 e del 15 gennaio, nel contesto di scontri con piccoli gruppi di persone violente, le forze di sicurezza libanesi e gli agenti della polizia antisommossa hanno fatto ricorso alla forza eccessiva e illegale contro manifestanti pacifici, rendendosi responsabili di pestaggi e arresti.

Secondo il Comitato degli avvocati per la difesa dei manifestanti, dalla notte del 14 gennaio le forze di sicurezza hanno eseguito un centinaio di arresti in tutto il paese. In cinque casi, si trattava di minorenni.

La Croce rossa libanese ha reso noto che la notte del 15 gennaio sono state ferite 47 persone, 37 delle quali hanno avuto bisogno di cure ospedaliere.

Abbiamo assistito a un allarmante attacco alla libertà di manifestazione e di espressione. Le forze di sicurezza hanno picchiato brutalmente i manifestanti, li hanno arrestati e portati nelle stazioni di polizia dove li hanno sottoposti a insulti e violenza fisica. Inoltre, è stato fatto un notevole uso di gas lacrimogeni in aree residenziali“, ha dichiarato Lynn Maalouf, direttrice delle ricerche sul Medio Oriente di Amnesty International.

Le azioni di una minoranza di manifestanti che devastano una banca o lanciano pietre non possono mai giustificare un uso così eccessivo della forza e arresti di massa. Siamo anche preoccupati per gli attacchi delle forze di sicurezza nei confronti di fotogiornalisti e operatori di ripresa, almeno otto, minacciati e picchiati prima che venissero distrutte le loro attrezzature“, ha aggiunto Maalouf.

Sono trascorsi oltre 90 giorni dall’inizio delle manifestazioni, ampiamente pacifiche, e le autorità libanesi ancora non hanno risposto alle richieste e alle preoccupazioni della piazza riguardo all’impatto dell’attuale crisi economica. Chiediamo alle autorità di porre immediatamente fine all’uso eccessivo della forza, rilasciare subito chiunque sia stato arrestato solo per aver preso parte a proteste pacifiche e chiamare a rispondere del loro operato i responsabili dell’uso eccessivo e arbitrario della forza“, ha concluso Maalouf.