Libia: cittadino svizzero trattenuto sulla base di accuse politicamente motivate - Amnesty International Italia

Libia: cittadino svizzero trattenuto sulla base di accuse politicamente motivate

23 febbraio 2010

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(23 febbraio 2010)

Amnesty International chiede alle autorità libiche di rilasciare immediatamente Max Goeldi,  l’uomo d’affari svizzero condannato sulla base di accuse, politicamente motivate, di aver violato le norme in materia di immigrazione. L’organizzazione per i diritti umani chiede inoltre che venga revocato il  divieto di viaggiare impostogli.
 
Max Goeldi ha lasciato l’Ambasciata svizzera di Tripoli lunedì 22 febbraio per scontare la sentenza a quattro mesi di carcere per violazione delle norme sull’immigrazione.
 
Il trasferimento in carcere di Goeldi  si inserisce nel contesto più ampio di una disputa che ha avuto inizio con l’arresto in Svizzera nel 2008 del figlio del leader libico Mu’ammar Gheddafi, accusato di abusi nei confronti di due domestici che successivamente hanno ritirato le denunce. 
 
 ‘Max Goeldi è una pedina nella contesa diplomatica tra la Svizzera e la Libia. Non riesce a tornare dalla sua famiglia dal luglio 2008, quando questa disputa ha avuto inizio ed è stato chiaramente colpito a causa della sua nazionalità. Amnesty International considera Max Goeldi prigioniero di coscienza, imprigionato solo per essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato‘ – ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. 
 
Il 6 febbraio 2010, Max Goeldi è stato condannato anche per aver violato le norme in materia di attività commerciali e al pagamento di 1000 denari (circa 587 euro).
 
Sembra che le autorità libiche non abbiano comunicato gli esatti capi d’imputazione all’avvocato prima del procedimento; questo accresce i timori che sia stato violato il diritto dell’imputato a preparare una difesa adeguata.
 
Le accuse di violazione delle norme in materia di commercio nei confronti di un altro cittadino svizzero, Rachid Hamdani, sono cadute il 7 febbraio scorso. Anche Hamdani ha lasciato l’Ambasciata svizzera lunedì 22 febbraio e, secondo quanto riportato dagli organi di stampa, è stato autorizzato a lasciare il paese. Entrambi gli uomini si erano rifugiati nell’Ambasciata diversi mesi fa.
 
Hamdani ha vinto l’appello contro la condanna per reato di immigrazione il 31 gennaio 2010. Il suo avvocato ha riferito che gli era stato concesso il permesso di uscire dalla Libia e di recarsi in Tunisia. Tuttavia non è chiaro se abbia lasciato Tripoli.
 
I due uomini svizzeri sono stati arrestati due volte; prima nel luglio 2008 e, la seconda volta, il 28 settembre 2009. Nell’ultima occasione, sono stati trattenuti in incommunicado per più di 50 giorni.
 
I rapporti tra i due paesi si sono inaspriti significativamente dopo che, il 15 luglio 2008, a Ginevra, la polizia svizzera aveva arrestato Hannibal Gheddafi e sua moglie. Le autorità libiche hanno deciso di non concedere i visti di ingresso a tutti i cittadini europei dell’area Schengen; questa decisione ha colpito 24 paesi più la Svizzera. Questa misura è seguita alla notizia pubblicata da un giornale vicino a Saif al- Islam al-Gheddafi, un altro figlio del leader libico, secondo la quale il governo svizzero aveva vietato l’ingresso nel paese a 188 cittadini libici, incluso Mu’ammar Gheddafi.