Libia: la Nato deve indagare sulle morti di civili durante gli attacchi aerei - Amnesty International Italia

Libia: la Nato deve indagare sulle morti di civili durante gli attacchi aerei

10 agosto 2011

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Amnesty International ha chiesto alla Nato di adottare tutte le misure necessarie per proteggere la popolazione civile durante le operazioni militari in Libia e di indagare approfonditamente sulle denunce, provenienti da fonti vicine al colonnello Gheddafi, relative alla morte di almeno 85 civili durante un bombardamento sull’area di Majar, a sud di Zlitan, la notte dell’8 agosto.
Giornalisti indipendenti hanno potuto vedere una trentina di sacchi per cadaveri, tra le quali hanno osservato i corpi di due donne e di due bambini.
Martedì 9 agosto il colonnello Roland Lavoie, portavoce militare della Nato, ha affermato che l’attacco ha colpito un ‘obiettivo legittimo’, ovvero una serie di strutture agricole requisite dalle  forze di Gheddafi, e che non vi erano ‘prove di perdite civili’.

‘La Nato deve prendere tutte le misure idonee per evitare perdite civili, anche nei casi in cui le forze di Gheddafi utilizzano strutture civili a scopo militare’ – ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui di Amnesty International. ‘La Nato continua a ribadire il suo impegno per la protezione dei civili. Se è così, deve indagare approfonditamente su questo e altri casi in cui sono state riferite perdite civili a seguito di attacchi aerei’.

Il 2 agosto, Amnesty International ha scritto al segretario generale della Nato, Anders Fogh Rassmussen, chiedendo chiarimenti su due casi in cui erano state denunciate perdite civili a Surman e a Tripoli.

Il 19 giugno un proiettile aveva centrato una casa della capitale, uccidendo alcuni civili tra cui due bambini e una donna. Un portavoce della Nato aveva ammesso che, durante un attacco contro un sito missilistico, ‘un errore aveva fatto sì che l’arma non colpisse l’obiettivo, provocando in questo modo un certo numero di vittime civili’.

Il 20 giugno, un attacco della Nato a Surman contro edifici civili in un comprensorio appartenente a una persona vicina a Gheddafi, aveva causato la morte di diversi civili, tra cui due bambini e la loro madre. Secondo la Nato, la struttura era un obiettivo militare legittimo ed erano state prese ‘tutte le precauzioni in modo che l’attacco minimizzasse ogni possibile rischio di causare vittime civili ove non necessario’.

Da marzo, Amnesty International chiede ripetutamente di accedere ai territori sotto il controllo del colonnello Gheddafi, per indagare su violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e violazioni del diritto internazionale umanitario che potrebbero essersi verificate nel corso di attacchi della Nato in cui sono state riferite vittime civili.