Libia: le uccisioni di prigionieri costituiscono crimini di guerra - Amnesty International Italia

Libia: le uccisioni di prigionieri costituiscono crimini di guerra

12 aprile 2011

Tempo di lettura stimato: 6'

I ricercatori di Amnesty International presenti nella Libia orientale hanno rinvenuto le prove di esecuzioni extragiudiziali apparentemente commesse dalle forze del colonnello Gheddafi nella zona di Ajdabiya: il 10 aprile hanno visto i cadaveri di due combattenti dell’opposizione, con le mani dietro la schiena e uccisi con un colpo d’arma da fuoco alla nuca; il giorno dopo, un ulteriore corpo di una persona uccisa con mani e piedi legati.

Sulla base di quanto riscontrato dai nostri ricercatori nelle ultime sei settimane, le modalità di queste uccisioni fanno supporre che siano state commesse dalle forze leali al colonnello Gheddafi‘ – ha dichiarato Malcolm Smart, direttore per il Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International. ‘L’uccisione deliberata di combattenti fatti prigionieri è un crimine di guerra. Tutti i responsabili di questi crimini, chi li ha ordinati e consentiti così come chi li ha eseguiti, devono sapere che saranno chiamati a rispondere del loro operato‘.

I delegati di Amnesty International hanno esaminati i primi due corpi nell’obitorio di Bengasi, il 10 aprile. Entrambi avevano ancora le mani legate dietro alla schiena con un filo metallico e mostravano segni di colpi di arma da fuoco sulla nuca e su altre parti del corpo. Erano arrivati da est di Bengasi per aggregarsi alle forze anti-Gheddafi.

Il personale dell’obitorio ha dichiarato ad Amnesty International che un terzo corpo, ucciso con le stesse modalità, era stato già riconsegnato ai familiari per la sepoltura.

L’11 aprile, nell’ospedale di Ajdabiya, i delegati di Amnesty International hanno visto il corpo di un altro uomo, coi polsi legati dietro la schiena da manette di plastica da cui partiva una corda che le collegava al filo metallico con cui erano bloccate le caviglie. Questo corpo, insieme a quello di un quarto uomo già consegnato ai familiari, era stato rinvenuto all’entrata orientale di Ajdabiya, fino a poco prima sotto il controllo delle forze leali al colonnello Gheddafi.

Non è chiaro se questi ultimi due cadaveri fossero di combattenti dell’opposizione oppure di abitanti del luogo fatti prigionieri e poi uccisi.

Amnesty International ha inoltre ricevuto credibili resoconti relativi ad altri quattro casi di combattenti fatti prigionieri e i cui cadaveri sono stati ritrovati con le mani legate dietro la schiena e con molteplici segni di arma da fuoco sulla parte superiore del corpo.

All’indomani della decisione del Consiglio di sicurezza, adottata all’unanimità il 26 febbraio, di riferire la situazione della Libia alla Corte penale internazionale, il Procuratore capo della Corte ha aperto un’indagine formale su presunti crimini contro l’umanità.

Le forze del colonnello Gheddafi hanno ripetutamente violato il diritto internazionale e queste nuove uccisioni paiono costituire l’ultimo esempio. Gli autori di questi crimini devono essere chiamati a risponderne di fronte alla Corte penale internazionale‘ – ha commentato Smart.

‘La responsabilità penale individuale va esercitata nei confronti di tutte le persone coinvolte in questi crimini e a ogni livello della catena di comando, dagli alti vertici militari e della politica fino ai soldati che hanno aperto il fuoco. Agire su ordini superiori non può essere considerato una difesa da parte di chi ha commesso crimini di guerra‘ – ha precisato Smart.

Nel corso delle sei settimane di ricerche in Libia, la delegazione di Amnesty International ha rinvenuto ampie prove che le forze del colonnello Gheddafi hanno deliberatamente ucciso manifestanti disarmati, hanno lanciato attacchi diretti contro i civili in fuga dai combattimenti e si sono rese responsabili di sparizioni forzate e torture nei confronti dei detenuti.

La protezione dei civili e di altre persone quali i combattenti che non stanno più prendendo parte alle ostilità perché si sono arresi, sono stati feriti o sono stati catturati, è una pietra miliare del diritto internazionale umanitario. Uccidere deliberatamente combattenti fatti prigionieri e che sono ‘fuori combattimento’ è un crimine di guerra ai sensi delle Convenzioni di Ginevra.

Approfondisci la situazione in Nord Africa e Medio Oriente

FINE DEL COMUNICATO                                                                        Roma, 12 aprile 2011

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 – cell. 348-6974361, e-mail press@amnesty.it