L'Iran deve porre fine ai divieti e alle persecuzioni dei sindacati - Amnesty International Italia

L’Iran deve porre fine ai divieti e alle persecuzioni dei sindacati

10 giugno 2011

Tempo di lettura stimato: 7'

In un rapporto diffuso oggi, intitolato ‘Determinati a vivere in dignità: la lotta per i diritti dei sindacalisti iraniani’, Amnesty International ha chiesto alle autorità di Teheran di rispettare le libertà sociali ed economiche di base e di porre fine agli arresti dei sindacalisti e alla repressione delle organizzazioni indipendenti dei lavoratori.

Un governo che si dimostra sempre più intollerante nei confronti del dissenso sta facendo pagare un prezzo elevato ai sindacalisti indipendenti. Le intimidazioni e le persecuzioni cui vanno incontro fa parte del disperato tentativo del governo di evitare lo scontro sociale che potrebbe derivare dai nuovi aumenti del costo del carburante e dell’elettricità‘ – ha dichiarato Malcolm Smart, direttore del Programma Africa del Nord e Medio Oriente di Amnesty International.

Il governo pare intenzionato a stroncare le organizzazioni sindacali esistenti, mentre continua a vietare la costituzione di nuovi sindacati indipendenti, in grave spregio degli obblighi derivanti dalla sua presenza nell’Organizzazione internazionale del lavoro nonché del diritto al lavoro dei suoi stessi cittadini‘ – ha commentato Shane Enright, consulente per i rapporti con le organizzazioni sindacali globali di Amnesty International.

Il rapporto di Amnesty International ricorda gli arresti, all’indomani della repressione postelettorale del 2009, dei principali attivisti dell’Unione degli autisti del trasporto pubblico di Teheran, un’organizzazione sindacale indipendente messa al bando. Durante uno sciopero, nel 2006, oltre 1000 sindacalisti e loro familiari vennero attaccati brutalmente.

Mansour Ossanlu, presidente del Sindacato degli autisti del trasporto pubblico di Teheran, è stato più volte arrestato. Quando, la settimana scorsa, è stato posto in libertà condizionata, aveva trascorso in prigione quasi quattro anni. Da quando ha iniziato a organizzare scioperi per chiedere aumenti salariali, è stato sottoposto a sparizioni forzate, processi iniqui e pestaggi e gli sono state spesso negate le cure mediche: in quelle poche occasioni in cui gli sono state fornite, è stato curato mentre era incatenato al suo letto.

Abbiamo gioito per il rilascio di Ossanlu, ma in primo luogo non avrebbe mai dovuto essere arrestato. Ora la sua libertà dev’essere incondizionata e gli altri sindacalisti prigionieri di coscienza devono essere rilasciati immediatamente. Le autorità iraniane devono porre fine, una volta per tutte, alle persecuzioni, alle intimidazioni e agli imprigionamenti di sindacalisti che cercano unicamente di far rispettare i diritti dei lavoratori previsti nelle convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro‘ – ha aggiunto Enright.

Il sindacato di Ossanlu è affiliato alla Federazione internazionale dei lavoratori dei trasporti (Itf), uno dei sindacati globali impegnato con Amnesty International nella campagna per i diritti dei lavoratori in Iran.

L’incredibile trattamento cui sono stati sottoposti Ossanlu e gli altri esponenti del Sindacato degli autisti del trasporto pubblico di Teheran dimostra quanto parte delle istituzioni iraniane temano quel sindacato come una genuina forza di cambiamento e riforme‘ – ha affermato David Cockroft, segretario generale dell’Itf. ‘Il suo rilascio è un passo positivo, ma ora lui e i suoi colleghi devono poter rappresentare liberamente gli interessi degli iscritti al Sindacato senza timore di essere arrestati e perseguitati‘.

Dalle proteste di massa seguite alle elezioni presidenziali del 2009, i sindacati indipendenti, così come altri organismi e attivisti indipendenti iraniani, sono al centro di attacchi sempre più violenti.

La raffineria di zucchero di proprietà statale Haft Tapeh, nella provincia sudoccidentale del Khuzestan, è stata costretta ad occuparsi delle rivendicazioni dei lavoratori dopo che nel 2008 uno sciopero di massa aveva dato vita alla costituzione di un sindacato indipendente. Il presidente di questo sindacato, Reza Rakshshan, è stato imprigionato due volte negli ultimi due anni e altri cinque dirigenti sono stati processati e condannati nel 2009.

La nostra Unione trae continua ispirazione dal coraggio degli attivisti sindacali iraniani che rischiano le loro vite e le loro libertà per i diritti di tutti‘ – ha dichiarato Peter Rossman, dell’Unione internazionale dei lavoratori del settore alimentare, cui il sindacato della Haft Tapeh è affiliato.

L’associazione degli insegnanti iraniani è stata messa fuorilegge nel 2007 dopo una serie di scioperi contro i bassi salari, ma ha continuato ad agire nonostante centinaia di arresti, pestaggi e altri maltrattamenti contro i suoi esponenti in carcere e persino l’esecuzione di uno di loro, nel 2010.

Gli insegnanti che fanno parte dell’associazione ci hanno detto che non saranno sconfitti da questa estrema intimidazione governativa, ma che la loro lotta per i diritti ha bisogno della solidarietà dei colleghi di ogni parte del mondo‘ – ha detto Dominique Marlet, di Educational International, la Federazione globale dei sindacati dell’istruzione.

Insieme ai sindacati globali e alla Confederazione internazionale dei sindacati, alla vigilia del secondo anniversario delle elezioni presidenziali iraniane del 2009, Amnesty International avvia oggi una campagna a sostegno dei sindacalisti iraniani e della loro lotta per i fondamentali diritti umani e del lavoro.

Firma l’appello per i sindacalisti iraniani

Scarica il rapporto in inglese ‘Determinati a vivere in dignità: la lotta per i diritti dei sindacalisti iraniani’

FINE DEL COMUNICATO                                                              Roma, 10 giugno 2011

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