L'Italia dice no all'introduzione del reato di tortura nel codice penale - Amnesty International Italia

L’Italia dice no all’introduzione del reato di tortura nel codice penale

10 giugno 2010

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L’Italia dice no all’introduzione del reato di tortura nel codice penale: commento della Sezione Italiana di Amnesty International

CS057: 09/06/2010

Amnesty International ha apprezzato la scelta dell’Italia di impegnarsi ad accogliere diverse importanti raccomandazioni fatte nel corso della Revisione Universale sui diritti umani delle Nazioni Unite, tra cui quelle relative alle misure contro il razzismo e la discriminazione nei confronti di migranti, richiedenti asilo e minoranze, inclusi i rom e i sinti. In particolare, è positivo il fatto che il governo abbia accettato di impegnarsi a garantire il rispetto del diritto internazionale in relazione agli sgomberi forzati e al non respingimento dei richiedenti asilo soccorsi in mare, su cui Amnesty International ha espresso da tempo le proprie preoccupazioni. 
 
Consideriamo invece molto deludente il rifiuto, da parte dell’Italia, di accogliere alcune raccomandazioni importanti quali l’introduzione del reato di tortura nel codice penale così come definito dall’articolo 1 della Convenzione contro la tortura, mancanza più volte stigmatizzata da organismi delle Nazioni Unite, e di eliminare gli articoli del cosiddetto ‘pacchetto sicurezza’ (L. 94 del 2009) che criminalizzano l’ingresso e la permanenza irregolari nel territorio italiano. 
 
Raccomandiamo all’Italia di rivedere la sua posizione sulle raccomandazioni rifiutate e di attuare pienamente e in tempi rapidi gli impegni presi.

(9 febbraio 2010) Esame periodico sull’Italia del Consiglio Onu dei diritti umani  

Rapporto annuale 2010 – Italia

I diritti umani in Italia: ulteriori informazioni e aggiornamento – gennaio 2009 – maggio 2010     

FINE DEL COMUNICATO                                                  Roma, 9 giugno 2010
 
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