L’Italia risponda dei trattenimenti illegittimi su traghetti privati e respingimenti forzati di migranti verso la Grecia

20 Gennaio 2023

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Con un’inchiesta pubblicata il 18 gennaio, Lighthouse Reports[1], in collaborazione con SRF, ARD Monitor, Al Jazeera, Il Domani e Solomon, documenta gravi violazioni dei diritti umani ai danni di persone migranti provenienti da Afghanistan, Siria e Iraq. In particolare, l’indagine mette in luce come l’Italia porti avanti respingimenti illegali verso la Grecia, impiegando traghetti privati, dove le persone vengono trattenute contro la propria volontà e in pessime condizioni. Tra le persone respinte ci sarebbero anche minori.

L’indagine mostra, attraverso testimonianze e documentazione fotografica e video, persone trattenute sottocoperta su traghetti passeggeri, chiuse in limitati spazi metallici, vecchi bagni inutilizzati e aree destinate al deposito di bagagli, a volte ammanettate a sbarre di ferro, durante viaggi che possono durare anche più di un giorno dall’Italia verso la Grecia. Una pratica che di fatto trasforma le navi in luoghi detentivi informali e illegali, e che si inserisce in dinamiche di respingimenti forzati, in violazione del diritto all’asilo. Quanto denunciato è stato confermato anche da alcuni membri degli equipaggi delle navi coinvolte, che hanno testimoniato circa il trattenimento delle persone migranti in luoghi definiti “prigioni”, e il loro rimpatrio in Grecia.

Le riammissioni tra Italia e Grecia sarebbero rese possibili da un accordo bilaterale tra i due Paesi, in vigore dal 1999 seppur mai ratificato dal Parlamento italiano. Tuttavia, va evidenziato che tali pratiche non possono mai applicarsi in violazione del diritto all’asilo: e le persone trattenute e respinte non sono state messe nelle condizioni di poter avanzare la richiesta di protezione internazionale.

Già nel 2014, la Corte europea dei diritti umani aveva condannato l’Italia per i respingimenti coatti e illegittimi verso la Grecia, con la sentenza relativa al caso ‘Sharifi e altri’. Nello specifico, l’Italia era stata condannata per la violazione del divieto di espulsioni collettive (art. 4 protocollo 4 alla Convenzione europea dei diritti umani), del diritto a un ricorso effettivo contro l’espulsione collettiva e l’esposizione a trattamenti inumani e degradanti (art. 13 in combinato disposto con l’art. 3 della Convenzione e con l’art. 4 protocollo 4), e per il divieto di trattamenti inumani o degradanti (art. 3 della Convenzione).

In seguito alla sentenza era stata aperta una procedura di supervisione, volta a monitorare l’adozione delle misure necessarie a porre fine alle prassi illegittime: una misura che il Governo italiano aveva chiesto di interrompere, sollecitando in tal senso il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, e adducendo per tale richiesta il compimento delle misure previste per l’interruzione delle prassi condannate. La supervisione non era stata bloccata, alla luce di criticità evidenziate da diverse organizzazioni[2].

Amnesty International era intervenuta sul caso[3], insieme al Centro AIRE, evidenziando gravi criticità nei sistemi di asilo greci e italiani, tra cui la mancanza di accesso alle procedure di determinazione dell’asilo, il ricorso inappropriato e spesso illegittimo alla detenzione, condizioni di accoglienza inadeguate e l’incapacità di prendere in considerazione le particolari esigenze di gruppi vulnerabili, come i minori non accompagnati. Come affermato da Amnesty e dal Centro AIRE, proprio tali criticità avrebbero portato a espulsioni collettive compiute dalle autorità italiane, e a respingimenti di richiedenti asilo dall’Italia alla Grecia, cosa che avrebbe esposto le persone a un rischio reale di tortura, maltrattamenti e altre gravi violazioni dei diritti. Amnesty e Aire sottolineavano inoltre l’importanza di rispettare le garanzie procedurali del regolamento Dublino dell’UE, nessuna delle quali era stata applicata nel caso ‘Sharifi e altri’, come ricordato anche dalla Cedu nella sentenza.

A distanza di otto anni, l’Italia non ha interrotto queste pratiche e le gravi violazioni dei diritti che ne conseguono, e continua a rendersi responsabile di trattenimenti illegittimi e respingimenti illegali: pratiche che avvengono tra paesi membri dell’Unione europea, nel cuore dell’Europa.

Amnesty International sollecita il governo italiano a interrompere qualsiasi pratica che contrasta con il diritto internazionale, e la cui applicazione si pone in grave violazione dei diritti delle persone.

 

[1] Lighthouse Reports, Detenuti sottocoperta, 18/1/2023: https://www.lighthousereports.nl/investigation/detained-below-deck/

[2] Asgi, Respingimenti: l’Italia ancora sotto indagine per il caso Sharifi, 8/04/2020: https://www.asgi.it/notizie/respingimenti-italia-indagine-caso-sharifi/#easy-footnote-bottom-1-39224

[3] Amnesty International, European Court ruling condemns automatic and indiscriminate returns from Italy to Greece, 23/10/2014, https://www.amnesty.org/en/documents/eur05/008/2014/en/