Mano dura del governo dell'Azerbaigian: oltre 100 arresti - Amnesty International Italia

Mano dura del governo dell’Azerbaigian: oltre 100 arresti

14 marzo 2011

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Amnesty International ha condannato la violenza con cui la polizia dell’Azerbaigian ha stroncato, sabato 12 marzo, una protesta pacifica organizzata dal partito di opposizione Musavat nella capitale Baku. Oltre 100 dei circa 300 manifestanti sono stati arrestati, dopo essere stati picchiati e presi a calci. In alcuni casi gli arresti sono stati effettuati prima che la manifestazione iniziasse. Tra le persone aggredite dalla polizia, figurano anche diversi giornalisti e un rappresentante di Amnesty International.

Secondo le testimonianze pervenute ad Amnesty International, gli agenti di polizia hanno individuato i manifestanti che cantavano ‘Libertà!’ e gridavano slogan per le dimissioni del presidente dell’Azerbaigian e il rilascio di alcuni attivisti imprigionati nei giorni precedenti.

Il giorno prima, l’11 marzo, la polizia aveva arrestato 43 persone che si stavano recando a una manifestazione; 23 di essi erano stati rilasciati in serata a condizione che non prendessero parte alla protesta del giorno dopo, mentre molti altri erano stati giudicati e condannati, sempre nel corso della serata, a un massimo di otto giorni di carcere per ‘aver trasgredito agli ordini della polizia’.

Ancora prima, l’8 marzo, la polizia aveva arrestato Rashadat Akhundov, 27 anni, tra i principali  animatori sui social network delle proteste. Accusato a sua volta di ‘aver trasgredito agli ordini della polizia’, era stato condannato a cinque giorni di detenzione amministrativa.  Stessa sorte per Sahavat Sultanli, esponente della sezione giovanile del partito Musavat, che aveva pubblicato sul suo profilo Facebook la notizia della manifestazione del 11 marzo. È stato giudicato colpevole di ‘aver violato il codice di circolazione’ e condannato a cinque giorni di detenzione amministrativa.

Tra gli altri attivisti finiti nel mirino delle autorità azere, c’è anche Bakhtiyar Hajiyev, co-promotore dell’evento su Facebook che aveva promosso la manifestazione dell’11 marzo. Arrestato il 4 marzo per aver violato le norme sulla libertà condizionata cui era stato posto dopo essere stato accusato di evasione degli obblighi di leva, ha denunciato di essere stato torturato e minacciato di stupro in carcere.

Dayanat Babavev, esponente del Comitato giovanile del partito del fonte popolare, è stato a sua volta arrestato il 4 marzo e condannato a dieci mesi di detenzione amministrativa per aver ostacolato l’azione della polizia. Etibar Salmanly, uno studente che stava distribuendo volantini sulla manifestazione dell’11 marzo, è entrato in clandestinità dopo che la polizia si era recata presso la sua abitazione per interrogarlo sull’accusa di ‘aver offeso una donna in luogo pubblico’.