"Manta Ray": il film per capire il dramma del popolo Rohingya

“Manta Ray”: un film dedicato ai rohingya

7 ottobre 2019

Tempo di lettura stimato: 4'

Il fiume Moei. Un piccolo specchio d’acqua segna il confine tra la Thailandia e il Myanmar. Sono arrivato in questo posto nel 2009, solo ed emozionato, guardando il Myanmar. Non c’era nessun check-point per il controllo dell’immigrazione, nessun soldato di pattuglia, nessun filo spinato. Solo un torrente profondo fino alla cintola mi separava dall’attraversamento. Un bambino spuntò da un cespuglio. Entrò in acqua e cominciò a nuotare nella mia direzione, verso il mio paese. Sul mio lato della riva, a un paio di metri di distanza, altri due ragazzi stavano scherzando. Gridarono al ragazzo straniero di nuotare e unirsi a loro. Guardai come i tre ragazzi nuotavano e cantavano insieme nel Moei.

Quello stesso anno, sulla costa thailandese, barche che trasportavano rifugiati furono respinte dalle autorità. Cinque barche di legno si rovesciarono. Trecento Rohingya scomparvero in mare. Avrei voluto per loro il destino di “Thongchai”, il personaggio principale della mia sceneggiatura; ferito e scaraventato sulla costa tailandese, ma vivo.

Queste sono le parole con cui il regista Phuttiphong Aroonpheng introduce il suo primo lungometraggio Manta Ray.

Il film patrocinato da Amnesty International Italia e vincitore della sezione Orizzonti alla 75ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, è in uscita nelle sale il 10 ottobre distribuito da Mariposa Cinematografica.

Il film è stato designato “Film della critica” dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI.

Manta Ray, che già a Venezia era stato salutato come “suadente e ipnotico, alla maniera dell’andamento dell’animale marino da cui prende il nome” – è uscito questa estate in Francia, accolto con entusiasmo dalla critica: per Le Nouvel Observateur è “una storia profondamente umanistica“.

La storia di Manta Ray comincia in una foresta vicino a un villaggio costiero: un giovane pescatore si imbatte in un uomo ferito e privo di sensi e decide di soccorrerlo portandolo in casa propria. Lo sconosciuto però non parla. Questo è solo lo spunto da cui trae inizio Manta Ray, film costruito su silenzi e soprattutto assenze: quelle di migliaia di rohingya in fuga falla persecuzione. Il regista presenta il film così: “evoca e racconta i corpi sconosciuti che annegano nel mare della Thailandia e vengono sepolti nelle profondità della terra: sono i corpi dei rifugiati rohingya, la cui voce rimane inascoltata. Al contrario, questa voce non deve scomparire, né venire dimenticata. Io l’ho registrata, perché voglio che continui a esistere, nel mio film“.

Migliaia di rifugiati rohingya ogni anno sono costretti ad abbandonare la Birmania – ufficialmente Repubblica dell’Unione del Myanmar -, perché perseguitati, e avventurarsi per mare alla ricerca di una terra più sicura che possa accettarli.

Un viaggio che spesso porta alla morte, con il rinvenimento dei cadaveri annegati anche sulle spiagge thailandesi.

I rohingya, una delle minoranze più perseguitate a mondo

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, spiega così il patrocinio:

I rohingya sono una delle decine di minoranze etniche dello stato di Myanmar: poco più di un milione di persone, di religione prevalentemente musulmana, considerate dalle autorità come una comunità di immigrati e private da decenni della cittadinanza.

Il 25 agosto 2019 è ricorso il secondo anniversario dell’avvio delle operazioni militari dell’esercito di Myanmar nello stato di Rakhine, che costrinsero oltre 740.000 uomini, donne e bambini rohingya a lasciare le loro città e i loro villaggi. La campagna militare fu caratterizzata da atrocità tali che le Nazioni Unite hanno parlato di crimini contro l’umanità e di possibile genocidio.

La purga omicida di centinaia di villaggi abitati dai rohingya nel nord dello stato di Rakhine nella seconda parte del 2017 ha causato, secondo una Missione di accertamento dei fatti delle Nazioni Unite, l’uccisione di almeno 10.000 uomini, donne e bambini rohingya e l’esodo di oltre 740.000 persone in Bangladesh, dove tuttora si trovano.

Nel giugno 2018 un nostro rapporto ha fatto i nomi di 13 ufficiali delle forze di sicurezza fino al vertice della catena di comando rappresentata dall’alto generale Min Aung Hlaing che dovrebbero essere processati per crimini contro l’umanità. L’Unione europea ha imposto sanzioni mirate su 11 di questi 13 militari.

Ciò nonostante, i generali che ordinarono gli attacchi contro i rohingya sono ancora al loro posto.

I rohingya rimasti in Myanmar vivono sotto un regime di apartheid, confinati in campi sovraffollati e in villaggi che di fatto sono delle prigioni a cielo aperto, privati della libertà di movimento e fortemente limitati nell’accesso all’istruzione e alle cure mediche.

In Bangladesh si trovano attualmente oltre 900.000 rohingya (il numero comprende quelli fuggiti a seguito di precedenti ondate di violenza), che vivono in campi per rifugiati dove subiscono forti restrizioni: ad esempio non possono lavorare né muoversi liberamente e i bambini non possono andare a scuola”. 

Sin dalla fine del 2017 Bangladesh e Myanmar hanno annunciato di aver raggiunto accordi per il rimpatrio dei rohingya. Queste dichiarazioni hanno seminato il panico tra i rifugiati. Il ricordo degli omicidi, degli stupri e degli incendi dei villaggi è ancora fresco.
In Myanmar non vi sono le minime condizioni per un ritorno in sicurezza e in dignità dei rifugiati. Le loro terre sono state devastate, i loro villaggi e campi incendiati e tutti gli aguzzini sono ancora al loro posto“.

LE SALE

9 ottobre
BOLOGNA ORIONE

10 ottobre
ROMA APOLLO 11
ROMA NUOVO CINEMA AQUILA
MILANO BELTRADE
MILANO ANTEO
BERGAMO CAPITOL
CASTELLANA GROTTE MILLELUCI
FIRENZE SPAZIO ALFIERI
FOGGIA SALA FARINA
PADOVA LUX
PERUGIA POSTMODERNISSIMO
PRATO CENTRO PECCI
TORINO ESEDRA
TORINO MASSIMO
BASTIA ESPERIA

11 ottobre
POTENZA DUE TORRI

14-16 Ottobre
POGGIBONSI ITALIA

17 ottobre
GENOVA CAPPUCCINI
FERMO SALA DEGLI ARTISTI
TRIESTE Circuito Maggiola

19/20 Ottobre
SPOLETO PEGASUS

24 ottobre
VERONA CIRCOLO CINEMA – KAPPADUE

13 novembre
FIORANO MODENESE CINEMA ASTORIA

25 novembre
REGGIO EMILIA ROSEBUD

Prossimamente
S.Giovanni V.n MASACCIO
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