Martedì 2 marzo Amnesty davanti all'ambasciata iraniana a Roma per chiedere annullamento condanna a morte di Ahmadreza Djalali - Amnesty International Italia

Martedì 2 marzo Amnesty davanti all’ambasciata iraniana a Roma per chiedere annullamento condanna a morte di Ahmadreza Djalali

1 Marzo 2021

Tempo di lettura stimato: 2'

Martedì 2 marzo Amnesty International Italia davanti all’ambasciata iraniana a Roma per chiedere l’annullamento della condanna a morte e il rilascio di Ahmadreza Djalali

Lo scorso 24 novembre lo scienziato iraniano con passaporto svedese Ahmadreza Djalali ha telefonato dal carcere per l’ultima volta a sua moglie Vida: le ha detto addio perché gli avevano comunicato che sarebbe stato trasferito in isolamento nel braccio della morte e poi impiccato il giorno dopo.

Da allora l’esecuzione di Djalali – arrestato in Iran nell’aprile 2016 e condannato a morte per l’inesistente accusa di spionaggio in favore di Israele – è stata sospesa e rimandata più volte. Il rischio di esecuzione resta elevato.

Chi ha visitato Djalali in carcere parla di un uomo avvilito, dal volto scavato e dal battito cardiaco debole, al quale vengono vietati i contatti con la moglie e i figli.

Per chiedere che Djalali sia prosciolto da ogni accusa, sia rilasciato e possa riabbracciare la sua famiglia, Amnesty International Italia manifesterà di fronte all’ambasciata dell’Iran a Roma (via Nomentana 361, altezza Sant’Agnese) martedì 2 marzo dalle 11 alle 12.

Nella stessa giornata, alle ore 18, si terrà un presidio a Novara, sede dell’Università del Piemonte Orientale dove Djalali ha svolto attività di ricerca per cinque anni.