Mauritania: la schiavitù come arma del potere - Amnesty International Italia

Mauritania: la schiavitù come arma del potere

22 dicembre 2009

Tempo di lettura stimato: 6'

Intervista a Biram Dah Abeid *

Parlaci del fenomeno della schiavitù in Mauritania.

La schiavitù in Mauritania è esercitata dal gruppo che detiene il potere. Ci sono diverse forme di schiavitù: quella domestica, cioè legata al lavoro non retribuito, la schiavitù dei minori, che oltre ad essere costretti a separarsi dal nucleo familiare d’origine, vengono violati sessualmente, maltrattati sin dalla nascita, abusati e utilizzati come schiavi per discendenza, essendo figli di schiavi. Il governo mantiene questa pratica per restare al potere per esercitare il controllo sulle vittime della schiavitù. La ragione di questa situazione paradossale in Mauritania deriva dal fatto che lo stato e la società sono dominati da un gruppo etnico, gli arabo-berberi, nomadi, che hanno basato il loro sistema interno proprio sullo schiavismo e sulla sottomissione delle popolazioni negroidi nello stesso loro paese. Questo gruppo minoritario occupa i ranghi più alti, i quadri dirigenti nel paese, quindi, è quello che decide dell’applicabilità e del rispetto delle norme. La situazione degli schiavi è anche più grave di quella del passato, visto che i moderni schiavi sono apparentemente liberi; ogni giorno essi vengono discriminati, umiliati, castrati nei loro diritti di esseri umani, pur rappresentando circa un milione duecento mila persone. La maggioranza della popolazione vive in questa condizione e anche io l’ho vissuta. Vogliono obbligarci al silenzio e se parliamo siamo vessati e perseguitati. Una minoranza che si ribella è costretta a vivere nell’indigenza. La gente ha paura di denunciare perché ha paura della povertà poiché  chi parla perde ogni diritto a lavorare sia nel settore pubblico che in quello privato. Anche quando sono stato in Francia e Svizzera per parlare a una conferenza, hanno mandato qualcuno a minacciarmi.

Perché sei in Europa?

Sono stato al Forum delle minoranze a Ginevra per parlare della situazione in Mauritania e la notizia di questo intervento è arrivata anche nel mio paese, dove in molti hanno chiesto pubblicamente il mio arresto per questo. Hanno addirittura detto che se il presidente non si fosse occupato di me avrebbero potuto ucciderlo. In quel momento la Sezione Francese di Amnesty International ha scritto al governo mauritano e all’Onu per difendermi. Domani però rientrerò ugualmente in Mauritania perché la nostra lotta è lì, non in esilio. Loro vorrebbero che io rimanessi fuori dal paese ma io tornerò. Voglio solo che gli amici di Amnesty International sappiano quanto è pericoloso per me. Se ti impegni nella lotta contro la schiavitù perdi anche quel poco che hai, per questo gli attivisti non sono molti. Non temo un arresto pubblico ma un atto mafioso sotterraneo che il governo può organizzare in segreto.

Ma c’è una legge che criminalizzi la schiavitù?

Nel 2007 abbiamo ottenuto per la prima volta nella storia della Mauritania l’introduzione di una legge che criminalizza la schiavitù. Dopo di che abbiamo presentato un numero enorme di denunce di lavoro forzato, violenza sessuale, tratta di bambini ridotti in schiavitù, separazioni familiari coatte ma siamo stati ignorati. I giudici sono arabi berberi e si sono rifiutati di applicare la legge.

Come è stato possibile far passare questa legge?

Sulla carta c’era un governo democratico, insediatosi dopo le prime elezioni democratiche ad aprile 2007 e i deputati hanno votato la legge, ma poi ad agosto 2008 c’è stato un colpo di stato militare. La legge non è mai stata applicata. È passata solo per ragioni di facciata ma di fatto non serve a niente. Ho incontrato a Ginevra la rappresentante dell’Onu sul tema della schiavitù ed è venuta anche in Mauritania, dove l’ho fatta parlare direttamente con le vittime. Ha fatto anche incontri con i rappresentanti del governo e loro le hanno dette che quelle denunce erano false. Lei ha tenuto una conferenza stampa per denunciare il fenomeno gravissimo della schiavitù nel paese, che colpisce la maggioranza della popolazione e a marzo uscirà un rapporto Onu su questo. Quando la rappresentante ha lasciato la Mauritania sono stato ancora più messo sotto pressione. Stanno addirittura cercando di screditarmi, accusandomi pubblicamente di aver corrotto la rappresentate dell’Onu.

Quali sono i paesi che potrebbero contrastare questo rapporto?

Tutti i paesi arabi saranno dalla parte del governo, come ad esempio la Libia, ma purtroppo non solo: anche l’Europa sta appoggiando il governo della Mauritania. In particolare la Francia e la Spagna che hanno molti rapporti economici con il paese. Inoltre c’è una strumentalizzazione, poiché la Mauritania può essere d’aiuto per affrontare i problemi del terrorismo e dell’immigrazione. Invece gli Usa appoggiano le nostre denunce, in mezzo al silenzio dell’Europa.

Cosa chiedi ad Amnesty International?

Vorrei avere protezione ed essere aiutato ad aumentare l’informazione e la sensibilizzazione sul problema della schiavitù. A marzo 2010 uscirà questo rapporto dell’Onu ed è importante che Amnesty International si attivi per sostenerlo. Serve una mobilitazione di tutte le Organizzazione non governative perché le raccomandazioni contenute in quel rapporto siano note e vengano applicate.

*Biram Dah Abeid è Presidente dell’Initiative de Résurgence du mouvement Abolitionniste de Mauritanie, membro dell’SOS ESCLAVES Mauritania e Consigliere della Commissione Nazionale dei diritti umani in Mauritania.