Mediterranea Saving Humans: medici volontari in prima linea per l'emergenza da Covid-19 - Amnesty International Italia

Mediterranea Saving Humans: medici volontari in prima linea per l’emergenza da Covid-19

20 Aprile 2020

Tempo di lettura stimato: 6'

All’inizio dell’emergenza da Covid-19 alcuni professionisti volontari dello staff medico di Mediterranea Saving Humans, insieme ad Approdi e Laboratorio Salute Popolare Làbas, hanno dato vita a Bologna a un servizio gratuito di “Pronto soccorso psicologico” destinato agli operatori sanitari e ai lavoratori precari, stranieri e anziani, attivo ogni giorno dalle 10.30 alle 19.30. Avevamo ripreso la notizia nel nostro monitoraggio sui diritti umani.

Ci siamo chiesti fin da subito cosa fare e abbiamo deciso di unirci a queste due realtà molto radicate sul territorio bolognese per avere facile accesso alle persone dimenticate dal sistema sanitario nazionale. Sia Approdi che Laboratorio Salute Popolare di Làbas da anni offrono servizi a tutte le categorie di persone o escluse dai canali istituzionali o che non hanno adeguate risorse“, racconta Stefano Caselli, coordinatore dello staff sanitario Mediterranea Saving Humans, costituito da 120 tra medici, infermieri e psicologi, che in questo periodo si trovano tutti a gestire l’emergenza Covid-19.

L’associazione ha deciso di mettere a disposizione alcuni numeri di telefono sia per alleggerire quelli istituzionali, sia per dare attenzione e cura a quella parte di mondo abbandonata. Inizialmente si è trattato di uno sportello per rispondere a preoccupazioni e ansie delle persone prive di reti sociali e per dare consigli medico-sanitari basilari, ma anche per tradurre agli stranieri le linee guida e i vademecum distribuiti in sola lingua italiana e, in caso, reindirizzare allo sportello psicologico.

Da qui, sulla base delle richieste e telefonate ricevute, si è deciso di sviluppare il servizio, creando due linee telefoniche dedicate. Una specifica di supporto psicologico per medici e operatori sanitari: queste persone, impegnate in prima linea, hanno toccato con mano il dolore, hanno vissuto la paura di essere contagiati e di contagiare le persone care, hanno lavorato per tante ore consecutive e quindi presentano un alto rischio di burn out. Contestualmente un’altra linea dedicata ai lavoratori precari, come i rider, che non possono permettersi di rimanere a casa e ai migranti senza permesso di soggiorno, che non possono accedere al sistema sanitario.

Le segnalazioni dal mondo dell’accoglienza sono state diverse, come ad esempio quella sul CAS di via Mattei dove vivono 200 persone e il rischio contagio è elevato in quanto è impossibile garantire le misure di sicurezza. Molti si sono attivati per chiedere un’accoglienza diffusa e operatori hanno chiamato segnalando che non era stato dato un minimo di informazione e formazione e pochissimi dispositivi di protezione.

Una delle esperienze più toccanti di questo periodo è stata la telefonata di un educatore, senza formazione e preparazione, che lavora nell’accoglienza e che si è trovato un utente con la febbre – racconta ancora il coordinatore dello staff di Mediterrana Saving Humans. Aveva molta paura perché non sapeva cosa fare e ha chiesto aiuto a me. Questo conferma che c’è un mondo al quale se già i diritti prima erano compressi, in questa fase sono stati totalmente negati“.

La settimana scorsa l’associazione ha deciso di avviare la fase due: dopo richieste e segnalazioni di alcune realtà del territorio che non sapevano dove indirizzare persone bisognose, come migranti senza permesso, è stato riaperto un ambulatorio, in conformità alle misure di sicurezza, e ampliato il progetto con l’offerta di servizi sanitari e medicina di prossimità. Le persone hanno iniziato a frequentare l’ambulatorio e sanno che si possono rivolgere allo staff dedicato, soprattutto chi è affetto da patologie importanti.

Questa crisi serva da riflessione per andare avanti e potenziare il nostro sistema sanitario, che ha visto tante criticità negli ultimi 20 anni soprattutto nel sistema pubblico. Che serva quindi da presa di coscienza e che non ci faccia tornare a quella che in tanti chiamano ‘normalità’, altrimenti non riusciremo mai a garantire, secondo l’articolo 32, la salute universale a tutti e tutte” conclude Stefano Caselli.

Covid-19: il nostro lavoro di monitoraggio

In questa fase di emergenza collegata alla pandemia da Covid-19 è importante monitorare lo stato dei diritti umani.

Per questo, da alcune settimana e insieme alla collaborazione di alcuni nostri attivisti, abbiamo costruito una vera e propria redazione che fa un aggiornamento quotidiano di quanto succede in Italia in questo ambito.

All’interno del nostro monitoraggio non ci sono solo le segnalazioni delle situazioni più a rischio, ma anche tante buone pratiche, realizzate da associazioni di volontari e istituzioni, per gestire al meglio questa emergenza e difendere i diritti di tutti.