Mediterraneo: secondo l'Onu morti aumentati di oltre 50 volte - Amnesty International Italia

Mediterraneo: secondo l’Onu morti aumentati di oltre 50 volte

14 aprile 2015

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La costante negligenza dei governi europei di fronte alla crisi umanitaria in atto nel mar Mediterraneo ha fatto sì che il numero dei migranti e dei rifugiati morti dall’inizio dell’anno sia aumentato di oltre 50 volte rispetto allo scorso anno. È quanto ha dichiarato oggi Amnesty International, all’indomani della notizia della possibile morte, negli ultimi giorni, di oltre 400 persone al largo delle coste libiche.

L’Alto commissariato Onu per i rifugiati si è detto “profondamente turbato” dal fatto che quest’ultima tragedia potrebbe aver fatto salire il totale delle vittime dall’inizio dell’anno a quasi 900, rispetto ai 17 dello stesso periodo del 2014, con un aumento di oltre 53 volte del numero di migranti e rifugiati morti in mare.

Il 28 aprile, Amnesty International lancerà un nuovo rapporto contenente un’approfondita analisi della crisi in atto e testimonianze dirette di sopravvissuti ai naufragi dei primi tre mesi del 2015.

Il rapporto dimostrerà come le attuali operazioni di ricerca e soccorso in mare siano scandalosamente lontane da ciò di cui ci sarebbe bisogno per affrontare la crisi umanitaria in corso nel Mediterraneo.

Quante altre persone dovranno morire prima che i governi europei riconoscano che fare affidamento su risorse arrangiate per le operazioni di ricerca e soccorso non è abbastanza?” – ha dichiarato Gauri Van Gulik, vicedirettrice del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International. “Migliaia di migranti e rifugiati disperati continuano a intraprendere la rotta marittima più pericolosa del mondo e già centinaia di loro sono morti quest’anno, con un enorme incremento rispetto allo stesso periodo del 2014” – ha aggiunto Van Gulik.

Tutti i segnali lasciano intendere che il numero dei migranti e dei rifugiati che faranno quella traversata aumenterà con l’arrivo della bella stagione e col proseguire delle persecuzioni in paesi come Siria ed Eritrea e dell’instabilità in Libia, il principale punto di partenza per la maggioranza dei viaggi organizzati dai trafficanti lungo il Mediterraneo.

Durante l’ultima serie di tragedie, la Guardia costiera italiana ha riferito ad Amnesty International di aver soccorso quasi 10.000 persone, rispondendo a partire da sabato 11 aprile a decine di Sos. Il giorno dopo, la Guardia costiera ha recuperato nove corpi da una barca di legno che si era capovolta. Proseguono le ricerche di possibili centinaia di persone scomparse da quell’imbarcazione.

Come in altre operazioni di ricerca e soccorso, la Guardia costiera ha dovuto fare affidamento su un’assistenza improvvisata al momento, basata in parte sull’operazione europea di controllo delle frontiere denominata “Triton” e in parte su navi commerciali che si trovavano nella zona.

L’Europa ha ridimensionato la capacità delle operazioni di ricerca e soccorso sul falso assunto che quelle operazioni stavano agendo da ‘fattore di spinta’, attirando cioè un maggior numero di migranti. La realtà del Mediterraneo si è incaricata di smentire quella fallacia, dato che il numero di persone disperate che cercano di raggiungere l’Europa sta aumentando” – ha commentato Van Gulik. “I leader di Londra, Parigi, Berlino e delle altre capitali europee devono ammettere che l’attuale strategia non funziona e devono destinare tutti gli sforzi a mettere in atto un’operazione umanitaria concordata e robusta nel Mediterraneo, dotata almeno delle stesse risorse che aveva l’operazione italiana Mare nostrum, chiusa l’anno scorso” – ha concluso Van Gulik.