Memorandum d'intesa Italia-Libia: "Quattro anni di complicità in crimini di diritto internazionale" - Amnesty International Italia

Memorandum d’intesa Italia-Libia: “Quattro anni di complicità in crimini di diritto internazionale”

1 Febbraio 2021

MAHMUD TURKIA/AFP via Getty Images

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Memorandum d’intesa Italia-Libia: “Quattro anni di complicità in crimini di diritto internazionale”, accusa Amnesty International 

Alla vigilia del quarto anniversario della firma del Memorandum d’intesa con la Libia, Amnesty International ha denunciato che nel paese nordafricano si susseguono arresti arbitrari, torture, rapimenti e violenze ai danni di rifugiati e migranti con la complicità e nel silenzio delle istituzioni italiane.

Nel corso del 2020, 11.265 rifugiati e migranti sono stati intercettati in mare dalla guardia costiera libica e riportati in Libia. Quasi tutti sono stati immediatamente trasferiti nei centri di detenzione ufficiali o in altri luoghi di cattività, dove sono stati trattenuti arbitrariamente e per lunghi periodi di tempo ed esposti al rischio di subire torture e maltrattamenti.

In alcuni casi, documentati da un rapporto pubblicato da Amnesty International nel settembre 2020, persone intercettate in mare e riportate in Libia sono state trasferite in centri semi-clandestini, come la famigerata Fabbrica del tabacco di Tripoli, prima che se ne perdessero completamente le tracce.

Sono oltre 50.000 i rifugiati e i migranti intercettati in mare dalla guardia costiera libica e riportati in Libia a partire dalla firma del Memorandum d’intesa, all’insegna del quale il governo italiano ha offerto abbondante sostegno alla Libia, in particolare mediante motovedette, formazione alla guardia costiera e assistenza nella dichiarazione di una zona di ricerca e soccorso (SAR) libica e nel coordinamento delle operazioni in mare.

Come più volte ricordato da Amnesty International, l’Italia ha fornito la propria assistenza senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze per le persone – donne, uomini e bambini – riportate in Libia e rinchiuse nei centri di detenzione o scomparse nel nulla. Pur di ridurre il numero degli approdi irregolari in Italia, le autorità italiane si sono rese complici degli abominevoli crimini di diritto internazionale commessi nei centri di detenzione, che potevano essere ampiamente previsti. Anche quando sono in libertà, i rifugiati e i migranti intrappolati in Libia restano a rischio costante di uccisioni, rapimenti, rapine, violenze e sfruttamento da parte di milizie armate o bande criminali che godono della più completa impunità.

Pur perfettamente conscio della sofferenza causata dall’applicazione del Memorandum, un anno fa il governo italiano lo ha rinnovato per un ulteriore periodo di tre anni.

All’epoca del rinnovo, per scansare le critiche, il ministro degli Affari esteri, Luigi Di Maio, si era impegnato a modificare il testo del Memorandum per inserirvi garanzie a tutela dei diritti umani. A un anno di distanza, Amnesty International fa notare come tale impegno sia stato ampiamente disatteso e che le pur minime e del tutto insufficienti migliorie proposte dal governo italiano non sono state neanche accettate dalla controparte libica. Ciononostante, le autorità italiane hanno continuato a prestare la loro assistenza, anche tramite la proroga delle missioni militari in Libia e la donazione di nuove motovedette.

Nel frattempo, la situazione per i rifugiati e i migranti intrappolati in Libia è rimasta catastrofica, persino aggravata dalle limitazioni alla libertà di movimento ed alle attività economiche imposte per far fronte alla pandemia da Covid-19. Queste hanno avuto un grave impatto su migliaia di rifugiati e migranti, la maggior parte dei quali dipende da lavori a giornata anche per poter acquistare cibo.

Vi sono state alcune note positive, indipendenti dall’attuazione del Memorandum d’intesa, come la liberazione lo scorso 18 gennaio dei rifugiati e migranti trattenuti nel centro di detenzione governativo di Zintan. Ma Amnesty International continua a ricevere notizie relative a tratta, rapimenti e sparizioni forzate di rifugiati e migranti, stante l’impunità prevalente anche per i crimini piú aberranti. Ề perciò fondamentale che le autorità libiche si impegnino a fare giustizia per le violazioni dei diritti umani, anche come parte del processo di pace attualmente in corso, e garantiscano la pronta liberazione dei rifugiati e migranti trattenuti nei centri di detenzione.

In occasione del quarto anniversario del Memorandum d’intesa con la Libia, Amnesty International sollecita le autorità italiane a impegnarsi concretamente per porre rimedio ai crimini subiti dai rifugiati e dai migranti in Libia: interrompendo forme di cooperazione che intrappolano persone in luoghi dove sono a rischio di torture e violenze; condizionando il proprio sostegno all’approvazione da parte libica di misure a garanzia dei rifugiati e migranti; e concentrandosi sull’apertura di canali sicuri e regolari che consentano ai cittadini stranieri intrappolati in Libia, in primis rifugiati e richiedenti asilo, di viaggiare in sicurezza verso l’Europa.

A quattro anni dall’adozione del Memorandum d’intesa, appare oltremodo urgente che le istituzioni italiane diano un forte segnale di discontinuità, anche mediante la creazione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulle conseguenze della cooperazione con la Libia in materia di controllo delle migrazioni e l’adozione di un piano per l’evacuazione dalla Libia di migliaia di rifugiati attraverso i canali umanitari.