Millesimo mercoledì per chiedere giustizia per le donne coreane ridotte in schiavitù dall'esercito giapponese - Amnesty International Italia

Millesimo mercoledì per chiedere giustizia per le donne coreane ridotte in schiavitù dall’esercito giapponese

13 dicembre 2011

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Oggi, per il millesimo mercoledì consecutivo dall’8 gennaio 1992, le sopravvissute alla riduzione in schiavitù sessuale da parte dell’esercito giapponese durante la Seconda guerra mondiale si sono radunate di fronte all’Ambasciata del Giappone a Seul, la capitale della Corea del Sud. Amnesty International è orgogliosa di essere stata ed essere ancora al loro fianco.

La determinazione di queste donne è per noi motivo d’ispirazione e il loro appello alla giustizia è forte e chiaro. Il Giappone deve chiedere scusa e riconoscere il danno che hanno subito. È sconvolgente che stiano ancora aspettando giustizia, dopo tutto questo tempo’ – ha dichiarato Salil Shetty, Segretario generale di Amnesty International.

Dal 1932 fino al termine della Seconda guerra mondiale, donne in tutta la zona dell’Asia e del Pacifico furono ridotte in schiavitù sessuale dall’Esercito imperiale giapponese. Le sopravvissute non hanno parlato della loro esperienza traumatica per più di 50 anni. Il diniego costante della giustizia ha aumentato l’umiliazione e la sofferenza delle sopravvissute. Amnesty International considera tutto questo una grave violazione dei diritti umani.

Queste donne hanno subito la più sconvolgente forma di violenza, oltre 60 anni fa. Perfino in età avanzata e fino alla fine della loro vita, continuano a pretendere giustizia. Il Giappone deve adempiere al suo dovere nei confronti di queste donne coraggiose, prima che altre di loro muoiano‘ – ha aggiunto Shetty.

Il 30 agosto la Corte costituzionale della Corea del Sud ha stabilito, con  sei voti a favore e tre contrari, che il governo di Seul si comporta in modo incostituzionale nell’evitare di fare tentativi concreti per sistemare il contenzioso col Giappone e col suo rifiuto di risarcire le donne ridotte in schiavitù sessuale durante il dominio coloniale sulla penisola coreana, durato dal 1910 al 1945. La Corte costituzionale ha sottolineato che, con la sua inattività, il governo sud-coreano ha violato i diritti fondamentali delle ex ‘donne di conforto’. Finora il governo giapponese ha rifiutato di incontrare rappresentanti della Corea del Sud per discutere del problema.
Amnesty International ha sollecitato il governo sud coreano a continuare a insistere con le autorità giapponesi e, se il Giappone rifiuterà ancora di affrontare la discussione, a portare la questione in altri ambiti internazionali.

Amnesty International continua inoltre a chiedere al Giappone che:

l’assemblea legislativa si scusi in modo inequivocabile con le sopravvissute, accetti di assumere responsabilità legale per i crimini commessi, ammetta che questi ultimi equivalgono a crimini di diritto internazionale e riconosca il danno subito dalle sopravvissute in un modo che sia accettabile dalla maggior parte di esse;
il governo e l’assemblea legislativa rivedano le leggi nazionali con l’obiettivo di eliminare gli ostacoli esistenti per ottenere una completa riparazione da parte dei tribunali giapponesi e per assicurare che i testi scolastici includano un accurato resoconto del sistema di schiavitù sessuale;
il governo metta immediatamente in pratica meccanismi amministrativi efficaci per fornire risarcimenti completi a tutte le sopravvissute alla schiavitù sessuale.