Tempo di lettura stimato: 6'
“Questa libertà riconquistata non cancella il dolore degli anni trascorsi, le notti di incertezza e il peso di sentirsi segnato da un’accusa che non si riesce a vedere né a contestare. Ma mi permette di guardare avanti: di continuare a testimoniare, a parlare, a scrivere e a lottare per i diritti del mio popolo e di tutte le persone perseguitate per le proprie idee. La comunità di Amnesty è stata la mia famiglia in questi anni. Questo risultato appartiene anche a tutte e tutti loro”, Mohamed Dihani – difensore dei diritti umani saharawi
Mohamed Dihani è un difensore dei diritti umani saharawi che per anni ha pagato in prima persona il prezzo del proprio impegno civile e politico. La sua storia restituisce con forza la realtà di chi difende i diritti del popolo saharawi sotto occupazione: una realtà fatta di persecuzione sistematica, ma anche di resistenza, di determinazione e di giustizia.
Il sostegno di Amnesty International Italia al suo caso inizia ben prima del suo arrivo in Italia. Già nel 2018 l’organizzazione aveva accompagnato la sua richiesta di visto per cure mediche, necessarie per le gravi conseguenze fisiche e psicologiche delle torture subite durante la detenzione arbitraria in Marocco. Il visto era stato rifiutato sulla base di una segnalazione nella banca dati Schengen (Sis), i cui dettagli sono rimasti secretati per anni nonostante le numerose richieste di accesso all’informazione presentate da Mohamed con il supporto di Amnesty.
Dopo anni di ostacoli burocratici e legali, nel luglio 2022 Mohamed riesce ad entrare in Italia per presentare domanda di protezione internazionale, grazie ad una sentenza del Tribunale di Roma che riconosce il suo diritto all’ingresso sul territorio nazionale e ordina alle autorità italiane il rilascio immediato del visto.
Dal suo arrivo a Roma Mohamed collabora con l’ufficio campagne attraverso il programma di supporto ai difensori dei diritti umani di Amnesty International Italia, continuando a portare avanti il suo lavoro in difesa della causa saharawi. Parallelamente, inizia la sua lunga battaglia legale in Italia per ottenere il suo diritto d’asilo.
Il 2024 segna una svolta storica. A settembre 2024, il Tribunale civile di Roma riconosce a Mohamed lo status di rifugiato, ribaltando la decisione della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale che nel maggio 2023 aveva incomprensibilmente rigettato la sua richiesta. La decisione del Tribunale inquadra le persecuzioni vissute dal difensore Dihani nell’ampio quadro di repressione sistematica ai danni di coloro che promuovono l’autodeterminazione del Sahara Occidentale.
A questa conquista si aggiunge, nel gennaio 2025, una seconda decisione di grande portata. La Corte di cassazione riconosce l’illegittimità della segnalazione nel Sis, conferma il diritto di Mohamed ad accedere ai propri dati e ad ottenerne la cancellazione integrale, respingendo il ricorso del ministero dell’Interno e del garante per la privacy. Una segnalazione che oltre ad aver illegittimamente compresso la sua libertà di movimento per anni, è stata anche utilizzata come base dal ministero dell’Interno per fare ricorso dinanzi alla Corte di cassazione contro il riconoscimento dell’asilo, un mese dopo la sentenza del settembre 2024.
“Il riconoscimento del mio status di rifugiato e la cancellazione del mio nome dalla blacklist Schengen non sono soltanto vittorie sul piano giuridico. Sono la restituzione della mia dignità come essere umano e come difensore dei diritti umani. Sono la conferma che la persecuzione subita era reale, documentata e ingiusta, e che la giustizia – quando funziona – sa riconoscere la differenza tra chi minaccia e chi è minacciato”.
È solo ad agosto 2025 che arriva la sentenza finale della Corte di cassazione che riconosce finalmente in maniera definitiva il diritto d’asilo di Mohamed. Amnesty International Italia accoglie questa decisione come una vittoria di civiltà giuridica: chi difende i diritti umani deve poter operare in sicurezza e non essere esposto a ripercussioni per il proprio lavoro, e deve poter ricevere la protezione adeguata senza rischi di essere reinviato in un contesto in cui rischia di subire violazioni.
Il caso di Mohamed Dihani dimostra quanto sia determinante accompagnare nel tempo i difensori e le difensore dei diritti umani, unendo advocacy pubblica, pressione istituzionale e tutela legale in modo coordinato e continuativo. Il lavoro svolto in questi anni ha contribuito a trasformare una storia di persecuzione, isolamento e criminalizzazione in una storia di riconoscimento, restituzione della dignità e libertà finalmente ritrovata.
“Dopo tanti anni di battaglie, di attese estenuanti e di prove durissime, oggi posso finalmente dire che la verità ha trovato riconoscimento. Grazie al sostegno costante di Amnesty International Italia e all’impegno instancabile dei miei avvocati, Cleo Feoli, Andrea Dini Modigliani e Martina Ciardullo, ho ottenuto ciò che per troppo tempo mi era stato negato: protezione, giustizia e libertà.