Mondiali di calcio 2022: Amnesty International accusa Fifa e Qatar di cinque anni di fallimenti nel campo dei diritti umani - Amnesty International Italia

Mondiali di calcio 2022: Amnesty International accusa Fifa e Qatar di cinque anni di fallimenti nel campo dei diritti umani

30 novembre 2015

Tempo di lettura stimato: 7'

Alla vigilia del quinto anniversario dell’assegnazione dei campionati mondiali di calcio del 2022, Amnesty International ha denunciato che in Qatar lo sfruttamento del lavoro rimane massiccio e che le autorità non hanno avviato significative riforme per porvi fine. Nonostante le agghiaccianti condizioni in cui si trova la maggior parte dei lavoratori migranti impegnati nel settore delle costruzioni siano ormai un fatto ampiamente noto, le autorità del Qatar non hanno fatto quasi nulla di efficace per impedire il cronico sfruttamento nel campo del lavoro.

Troppo poco è stato fatto finora e i ritardi nelle riforme sono la ricetta per un disastro dal punto di vista dei diritti umani‘ – ha dichiarato Mustafa Qadri, ricercatore di Amnesty International sui migranti nel Golfo. ‘Le riforme sin qui proposte dal governo non affrontano i nodi cruciali che lasciano molti lavoratori in balia dei loro datori di lavoro e ciò nonostante vengono rimandate pure queste‘ – ha aggiunto Qadri. ‘Se il governo non agirà presto, ogni tifoso di calcio che si recherà in Qatar nel 2022 dovrà chiedersi come potrà essere sicuro di non aver tratto beneficio dal sangue, dal sudore e dalle lacrime dei lavoratori migranti‘ – ha sottolineato Qadri. ‘La Fifa ha la sua parte di responsabilità in questo disdicevole risultato, poiché era consapevole che c’era un problema riguardante i lavoratori in Qatar. Ora deve lavorare a stretto contatto con le autorità locali e con i partner economici per garantire che i mondiali di calcio non siano basati sullo sfruttamento‘ – ha proseguito Qadri.

Negli ultimi quattro anni, Amnesty International ha svolto cinque missioni di ricerca per indagare sulla condizione dei lavoratori migranti, la cui presenza in Qatar dovrebbe raggiungere i due milioni nei prossimi due anni. Un rapporto pubblicato nel maggio 2015 aveva identificato nove problematiche fondamentali. Il Qatar non ne ha affrontate cinque, tra cui:

  • il versamento tempestivo delle paghe: la legge che prevede ai datori di lavoro di pagare i lavoratori direttamente su conto bancario è stata approvata a febbraio ma è entrata in vigore solo a novembre. Il ritardato pagamento è un problema assai diffuso che lascia i lavoratori migranti e le loro famiglie in patria in condizioni disperate;
  • l’impegno ad aumentare fino a 400 il numero degli ispettori sul lavoro entro la fine del 2015: rinviato alla fine del 2016;
  • la riforma del sistema della sponsorizzazione (kafala), causa di numerose restrizioni ai danni dei lavoratori migranti: modesti cambiamenti sono stati annunciati nel maggio 2014 e introdotti nell’ottobre 2015, ma la loro applicazione è stata rinviata alla fine del 2016. Il nuovo sistema, peraltro, continuerà a richiedere ai lavoratori di chiedere il permesso dei loro datori di lavoro se vorranno cambiare impiego o lasciare il paese.

Ramesh (nome di fantasia), lavoratore edile, ha raccontato ad Amnesty International la sua situazione: ‘Sono andato dal mio capo e gli ho detto che volevo tornare a casa, tanto la mia paga veniva versata sempre in ritardo. Lui mi ha urlato ‘Continua a lavorare altrimenti non te ne andrai mai!”.

Sulla base del sistema kafala è fin troppo facile per un datore di lavoro privo di scrupoli ritardare i pagamenti, tenere i lavoratori in condizioni abitative squallide o minacciarli se protestano. Ecco perché questo sistema dev’essere ripensato completamente e non basta smussarne gli angoli‘ – ha commentato Qadri. ‘I lavoratori migranti continuano a vedersi ostacolato o impedito l’accesso alla giustizia e non possono costituire sindacati. Molte migliaia di loro cercano ancora oggi di ottenere cure mediche e altri servizi di base adeguati, vanno incontro a ritardi nel rilascio del permesso di soggiorno o vivono e lavorano in condizioni intollerabili‘ – ha aggiunto Qadri.

Negli ultimi cinque anni, la Fifa ha fatto ben poco di concreto per esercitare pressioni sull’organizzatore del suo principale evento sportivo. Ultimamente, la Fifa è venuta meno alla promessa fatta a maggio d’indagare sull’arresto di giornalisti britannici e tedeschi che avevano cercato di approfondire le condizioni di vita e di lavoro dei migranti in Qatar. Amnesty International continua a chiedere alla Fifa di premere sulle autorità del Qatar affinché queste attuino e monitorino le riforme necessarie per proteggere i diritti dei lavoratori migranti. L’organizzazione per i diritti umani chiede inoltre alla stessa Fifa e ai partner economici di porre in essere un sistema di diligenza dovuta che possa identificare e prevenire violazioni dei diritti umani collegate allo svolgimento dei mondiali di calcio.

La Fifa si è fatta in quattro per i mondiali di calcio in Qatar, prendendo persino la decisione senza precedenti di svolgerli d’inverno. Ma salvo alcune occasionali dichiarazioni pubbliche, l’organizzazione non ha ancora istituito un’agenda definita e concreta per ottenere dalle autorità del Qatar il rispetto dei diritti dei lavoratori migranti‘ – ha affermato Qadri. ‘Nel 2016 la Fifa avrà una nuova dirigenza. Ma non cambierà nulla se non renderà chiaro che lo svolgimento dei mondiali di calcio del 2022 in Qatar dipenderà dal rispetto dei diritti umani‘ – ha concluso Qadri.

FINE DEL COMUNICATO                                Roma, 1 dicembre 2015

Ulteriori informazioni

Nei primi tre mesi del 2016, Amnesty International pubblicherà un corposo rapporto sulle violazioni dei diritti umani ai danni dei lavoratori migranti che chiamano in causa le imprese impegnate nella costruzione degli impianti e delle strutture per i mondiali di calcio del 2022.
Per approfondimenti e interviste:Amnesty International Italia – Ufficio StampaTel. 06 4490224 – cell. 348 6974361, e-mail: press@amnesty.it