Mondiali di calcio 2022 in Qatar: insufficienti le misure per fermare lo sfruttamento dei lavoratori migranti - Amnesty International Italia

Mondiali di calcio 2022 in Qatar: insufficienti le misure per fermare lo sfruttamento dei lavoratori migranti

11 novembre 2014

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Le autorità del Qatar stanno affrontando con forte ritardo le gravi violazioni dei diritti dei lavoratori migranti impiegati nella costruzione delle strutture che ospiteranno i mondiali di calcio del 2022. È quanto ha dichiarato oggi Amnesty International, in un rapporto pubblicato sei mesi dopo l’annuncio, da parte del governo, di una serie di riforme per contrastare lo sfruttamento della manodopera.’

Il tempo si sta esaurendo. Sono passati quattro anni dall’assegnazione dei mondiali di calcio del 2022 al Qatar, che per questo è finito sotto i riflettori mondiali. Questo periodo è trascorso tra poco più che promesse e proposte di legge per fermare le violazioni dei diritti dei lavoratori migranti’ – ha dichiarato Sherif Elsayed-Ali, direttore del programma Diritti dei rifugiati e dei migranti di Amnesty International. ‘Occorrono misure urgenti per assicurare che i mondiali del 2022 non saranno basati sul lavoro forzato e sullo sfruttamento’.

Il rapporto di Amnesty International analizza la risposta delle autorità a nove questioni cruciali per i diritti dei lavoratori migranti in Qatar. Su cinque di esse, non vi è stato alcun progresso; per quanto riguarda le altre quattro, i passi avanti sono stati parziali e limitati.

‘Nonostante le ripetute promesse di riforma, il governo del Qatar pare ancora ignorare alcuni dei cambiamenti più necessari, come l’abolizione dei permessi di uscita dal paese e il superamento del sistema dello sponsor, causa di ripetute violazioni’ – ha sottolineato Sherif Elsayed-Ali.

Amnesty International ha più volte sollecitato il Qatar a cancellare la norma sul permesso di uscita dal paese, una flagrante violazione dei diritti dei migranti, che dà al datore di lavoro il potere di controllare i movimenti dei lavoratori fino al punto da impedire a questi ultimi di lasciare il paese.

L’organizzazione per i diritti umani ha anche ripetutamente chiesto la fine del sistema dello sponsor (‘kafala’) che vincola i lavoratori ai loro datori di lavoro incoraggiando il lavoro forzato.

In due rapporti pubblicati lo scorso anno, Amnesty International aveva già messo in luce i metodi di sfruttamento del lavoro migrante, come ad esempio il ritardo nel versamento delle paghe, le condizioni di lavoro estenuanti e pericolose, la precarietà degli alloggi oltre a raccapriccianti testimonianze sul lavoro forzato e sulla violenza fisica e sessuale nei confronti delle lavoratrici domestiche.

Dopo lo scandalo internazionale causato dalle inchieste giornalistiche e dai rapporti di Amnesty International e di altre organizzazioni per i diritti umani, il governo del Qatar aveva incaricato lo studio legale DLA Piper di indagare sulle denunce di abusi ai danni dei lavoratori migranti.

Nel maggio di quest’anno, DLA Piper aveva presentato al governo un ampio rapporto, critico nei confronti del sistema dello sponsor e contenente una serie di raccomandazioni.Poco tempo dopo, il governo del Qatar aveva annunciato una serie di riforme, comprese le modifica al sistema dello sponsor e alle norme sul permesso d’uscita e l’abolizione della legge che impedisce ai lavoratori di tornare in Qatar nei due anni successivi alla fine del contratto.

Dal punto di vista di Amnesty International, si è trattato di un’opportunità mancata. Le riforme annunciate non hanno avuto seguito e in ogni caso non hanno affrontato le cause di fondo che contribuiscono al massiccio livello di violazioni dei diritti umani. È risultata inadeguata anche l’azione del governo per rimuovere i principali ostacoli all’accesso alla giustizia per i lavoratori migranti e per risolvere i problemi legati alla salute e alla sicurezza nel settore delle costruzioni.

‘Sei mesi dopo, solo una manciata delle limitate riforme annunciate a maggio risulta attuata, e solo parzialmente. Complessivamente, queste misure risultano deplorevolmente insufficienti’ – ha commentato Sherif Elsayed-Ali.

‘Non affrontando rapidamente le lacune nel campo dei diritti umani, il Qatar rischia seriamente di danneggiare la sua credibilità e di far dubitare dei suoi impegni’ – ha concluso Sherif Elsayed-Ali.

Nell’ambito della riforma complessiva necessaria per rendere il sistema dello sponsor e le leggi sul lavoro in linea con gli obblighi internazionali sui diritti umani, Amnesty International chiede al Qatar di prendere una serie di misure tra cui: l’abolizione del permesso d’uscita, in un modo che non susciti ambiguità; l’avvio di un’inchiesta indipendente sulle cause delle morti dei lavoratori migranti; l’annullamento delle esorbitanti spese legali richieste ai lavoratori migranti per fare causa ai datori di lavoro; la pubblicazione dei nomi dei reclutatori e dei datori di lavoro che sfruttano i lavoratori migranti; l’allargamento alle lavoratrici domestiche della protezione legale di cui beneficiano altri lavoratori.

Amnesty International continuerà a monitorare le iniziative assunte dal governo del Qatar in questi e altri ambiti nei prossimi sei mesi.