Myanmar: almeno 120 prigionieri politici amnistiati, ma il governo deve fare ancora altro - Amnesty International Italia

Myanmar: almeno 120 prigionieri politici amnistiati, ma il governo deve fare ancora altro

12 ottobre 2011

Tempo di lettura stimato: 3'

Amnesty International ha giudicato il rilascio di almeno 120 prigionieri politici avvenuto il 12 ottobre in Myanmar a seguito di un’amnistia un primo, minimo passo in avanti e ha sollecitato il rilascio immediato e incondizionato di tutti i restanti prigionieri di coscienza, che costituiscono dopo il provvedimento odierno la maggior parte delle persone ancora in stato di detenzione.

Tra i prigionieri rilasciati figurano Zaw Htet Ko Ko, esponente del Gruppo studentesco Generazione 88, in carcere dall’ottobre 2007 e l’attore, comico e autore di commedie Zarganar, imprigionato nel giugno 2008 per aver portato i soccorsi alle popolazioni colpite dal ciclone Nargis.

Dal 12 al 21 luglio scorso, nell’ambito della 41ma edizione del Giffoni Film Festival, il caso di Zarganar è stato proposto alla vastissima platea dei giurati che popolano la manifestazione internazionale di Giffoni Valle Piana. Bambine e bambini, ragazze e ragazzi, hanno partecipato con grande entusiasmo all’azione in suo favore attraverso una fotopetizione che li ritraeva con un ciak per chiederne la liberazione immediata. Anche Valentina Lodovini, Matteo Branciamore e Maurizio Casagrande, testimonial di Amnesty International durante il Festival, hanno sostenuto a gran voce il rilascio del celebre comico birmano.

Non è invece noto se sia tornato in libertà Htay Kywe, un prigioniero di coscienza detenuto dall’ottobre 2007, torturato, e che sta scontando una condanna a 64 anni in una cella di 2,5 metri per 3, in una prigione che dista oltre 1000 chilometri dalla sua casa di Yangon.

Dalla seconda metà del 2007, circa 2000 dissidenti sono stati imprigionati, nella metà dei casi per aver preso parte alle proteste pacifiche della ‘rivoluzione zafferano’, sulla base di leggi che definiscono in termini del tutto vaghi i reati contro la sicurezza e l’ordine pubblico. Tra coloro ancora in carcere figura U Gambira, uno dei leader delle proteste.

Le condizioni di prigionia in Myanmar sono pessime: cibo, acqua e cure mediche sono insufficienti; molti prigionieri politici si trovano a distanze improbe dai loro familiari; la maggior parte dei detenuti ha subito torture.

Amnesty International ha ammonito le autorità di Myanmar a non accanirsi contro i prigionieri rilasciati oggi, che probabilmente una volta tornati in libertà riprenderanno le loro attività politiche.

FINE DEL COMUNICATO                                           Roma, 12 ottobre 2011

Per interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 – cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it