Myanmar: l'operato del governo mette a rischio le vittime del ciclone Nargis - Amnesty International Italia

Myanmar: l’operato del governo mette a rischio le vittime del ciclone Nargis

4 giugno 2008

Tempo di lettura stimato: 7'

Myanmar: i sopravvissuti al ciclone Nargis sempre più a rischio a causa dell’operato del governo, denuncia una ricerca di Amnesty International

CS70-2008: 05/06/2008

Secondo una nuova ricerca di Amnesty International, presentata oggi a Bangkok (Thailandia), il governo di Myanmar sta raddoppiando gli sforzi per costringere i sopravvissuti al ciclone Nargis ad abbandonare i rifugi di emergenza e impedire che siano raggiunti dagli aiuti. Questo comportamento aumenta il rischio di morte per decine di migliaia di persone che già si trovano in una condizione di vulnerabilità.

Il 20 maggio l’Spdc (Consiglio di Stato per la pace e lo sviluppo, il governo di Myanmar) ha decretato la fine della fase di soccorso e assistenza e l’inizio della fase della ricostruzione. Subito dopo, l’Spdc ha avviato una campagna per costringere i senzatetto a sgomberare i rifugi governativi e quelli di fortuna. Le autorità hanno preso di mira le scuole e i monasteri, in cui si erano rifugiati gli sfollati dopo che quei siti erano stati usati come seggi per il referendum costituzionale, adducendo inoltre a pretesto l’imminente apertura dell’anno scolastico.

Molti dei sopravvissuti non possono tornare alle proprie case, dato che molte aree del delta del fiume Irawwaddy rimangono quasi del tutto inabitabili.

‘Dopo essere sopravvissuti alla furia del ciclone, migliaia di persone ora subiscono quella dell’Spdc’ – ha affermato Benjamin Zawacki, ricercatore di Amnesty International su Myanmar, che nell’ultimo mese ha visitato il paese.

La ricerca di Amnesty International, basata su numerose fonti, testimonianze oculari e interviste con persone fuggite dalle zone colpite dal ciclone, evidenzia la forte necessità che l’Spdc e i donatori internazionali adottino standard sui diritti umani nella risposta al disastro.

Amnesty International si è inoltre detta preoccupata per la distribuzione degli aiuti. Il 16 maggio, attraverso il suo organo d’informazione, La nuova luce di Myanmar, l’Spdc si è impegnato ‘a condurre un’indagine sui casi [di appropriazione indebita degli aiuti] per individuare i responsabili e punirli secondo la legge’. L’organizzazione per i diritti umani ha apprezzato questa notizia e ha chiesto all’Spdc di monitorare attentamente la distribuzione degli aiuti e indagare sulle denunce di abusi di potere, furti e dirottamento degli aiuti.

‘Poiché l’Spdc ha una lunga tradizione di violazione dei diritti umani, le agenzie umanitarie dovrebbero vigilare con particolare attenzione sul rischio che le autorità ostacolino la consegna o dirottino gli aiuti’ – ha sottolineato Zawacki.

Amnesty International ha potuto confermare oltre 30 casi in cui i senzatetto sono stati costretti ad abbandonare i rifugi di emergenza, scuole e monasteri inclusi. Nelle ultime due settimane questa campagna si è intensificata: le autorità hanno costretto i sopravvissuti a lasciare Maungmya, Maubin, Pyapon e Labutta e a tornare più a sud, verso i loro villaggi originari.

Il 28 maggio, a Pyapon erano rimasti solo 3 campi per sfollati su 45. Nell’ex capitale Yangon, il 23 maggio, le autorità hanno espulso oltre 3000 sopravvissuti da un rifugio di fortuna a Shwebaukan, nella zona di North Dagon Myo Thit, e dall’istituto scolastico superiore n. 2 della zona di Dala.

La ricerca di Amnesty International ha riscontrato anche accaparramenti e altri abusi legati alla distribuzione degli aiuti da parte delle autorità, come le oltre 40 denunce di aiuti confiscati, nascosti o dirottati verso altra destinazione.

Nonostante alti funzionari dell’Spdc abbiano deplorato questi comportamenti, le autorità locali continuano ad agire impunemente. Secondo una testimonianza oculare pervenuta ad Amnesty International, il 26 maggio il maggiore di polizia U Luu Win ha bloccato 48 camion contenenti aiuti di donatori privati di Myanmar. L’episodio è avvenuto al ponte Pan Hlaing, nel quartiere di Hlaing Tharyar dell’ex capitale Yangon. Il 1° giugno, la polizia doveva ancora dissequestrare i camion.

Ulteriori informazioni

Il 2 e 3 maggio, il ciclone Nargis ha devastato il delta dell’Irawwaddy. Oltre 130.000 persone sono morte o risultano disperse e altre 2.400.000 sono state gravemente colpite: molte di esse sono senza cibo, riparo e cure mediche. A un mese dal disastro, le Nazioni Unite hanno dichiarato di essere riuscite a distribuire aiuti al 40 per cento dei sopravvissuti.

La crisi conseguente al passaggio del ciclone Nargis si è sviluppata in un contesto di gravi e perduranti violazioni dei diritti umani. I prigionieri politici, sottoposti a un duro regime carcerario, sono oltre 1850. Quasi tutti gli attivisti politici sono dietro le sbarre o sono entrati in clandestinità. Chi osa criticare il governo viene regolarmente intimidito, minacciato e arrestato. Da oltre due anni, nelle zone orientali del paese l’esercito sta conducendo una vasta offensiva contro i civili di etnia Karen, nel corso della quale si è reso responsabile di massicce torture, deportazioni e ricorso ai lavori forzati.

FINE DEL COMUNICATO                                                    Roma, 5 giugno 2008

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