Myanmar: un anno dopo Nargis - Amnesty International Italia

Myanmar: un anno dopo Nargis

3 maggio 2009

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Myanmar: un anno dopo il ciclone Nargis, 21 persone ancora in carcere per aver aiutato le vittime

CS062: 04/05/2009

A un anno di distanza dal ciclone Nargis che devastò Myanmar, Amnesty International ha chiesto al governo del paese asiatico il rilascio immediato e incondizionato di 21 persone imprigionate per aver portato soccorsi alle vittime.

Nelle prime ore successive al ciclone (che fece oltre 84.500 vittime e quasi due milioni e mezzo di sfollati), privati cittadini si misero al lavoro per distribuire aiuti e ricostruire le aree devastate. Per tre settimane, il governo rifiutò l’assistenza internazionale. Decine di migliaia di persone risultano ancora disperse.

Venti delle 21 persone arrestate un anno fa sono state condannate al termine di processi irregolari e sei di esse a pene che vanno da 10 a 35 anni. Tutte sono state incriminate per aver portato aiuti alle vittime, aver dato notizia del ciclone o aver seppellito i morti.

Questa è la parte sconosciuta delle conseguenze del ciclone Nargis: il governo di Myanmar che si accanisce contro le persone che portano i soccorsi‘ – ha dichiarato Benjamin Zawacki, ricercatore di Amnesty International su Myanmar.

Sette dei 21 detenuti, come ormai pare la regola per i prigionieri politici, si trovano in carceri lontane dai luoghi di residenza e in alcuni casi i loro familiari devono intraprendere un viaggio di nove giorni per visitarli. A causa della povertà diffusa e della carenza di cure mediche nelle carceri, i prigionieri politici spesso fanno affidamento esclusivo sulle famiglie per ricevere medicine essenziali, cibo e vestiti.

Tra i 21 detenuti figura il noto attore Zarganar, condannato a 35 anni per aver guidato un movimento privato di donatori. È stato arrestato il 4 giugno 2008 per aver concesso interviste alla stampa estera in cui criticava la gestione dell’emergenza da parte del governo. Zarganar aveva aderito già nel 1988 all’opposizione contro il regime militare ed era stato arrestato per aver chiesto riforme democratiche. È in cattive condizioni di salute e non gli vengono fornite cure mediche adeguate.

Nay Win e sua figlia Phyo Phyo Aung, Aung Kyaw San, Lin Htet Naing (conosciuto anche come Aung Thant Zin Oo), Phone Pyeit Kywe e Shein Yazar Tun sono stati condannati a pene varianti da due a quattro anni di carcere per aver aiutato a seppellire le vittime del ciclone nella città di Bogale, nella zona del Delta dell’Irrawaddy, completamente devastata.

I 21 detenuti fanno parte di un totale di oltre 2100 prigionieri politici.

FINE DEL COMUNICATO                                                                    Roma, 4 maggio 2009

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