Necessaria una politica europea comune in tema di asilo che rispetti i diritti umani - Amnesty International Italia

Necessaria una politica europea comune in tema di asilo che rispetti i diritti umani

3 giugno 2009

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Amnesty International chiede ai ministri degli Interni dell’Unione europea un impegno per una politica comune in tema di asilo che rispetti concretamente i diritti umani

CS077: 04/06/2009

I ministri degli Interni dell’Unione europea (Ue) dovrebbero lanciare un chiaro segnale politico del loro impegno nel creare una politica d’asilo comune, basata su alti standard di protezione per coloro che fuggono dalla persecuzione e da gravi violazioni dei diritti umani. Lo ha dichiarato Amnesty International in occasione del Consiglio giustizia e affari interni che si tiene oggi e domani a Lussemburgo.

I ministri sono chiamati a discutere la riformulazione dell’attuale legislazione dell’Ue sull’asilo e l’immigrazione irregolare nel Mediterraneo.

In una lettera alla presidenza della Repubblica ceca, Amnesty International ha richiesto ai ministri un approccio orientato alla protezione rispetto alle proposte della Commissione sull’asilo. Ha inoltre sottolineato che le politiche di asilo dell’Ue devono essere pienamente in linea con il diritto internazionale dei diritti umani e dei rifugiati.

L’Ue ha le potenzialità e la capacità di sviluppare un Sistema europeo comune di asilo che possa funzionare come modello per altre regioni del mondo. È giunto il momento che l’Ue risponda a queste aspettative e assicuri che il diritto d’asilo sia rispettato nella pratica‘ – ha dichiarato Nicolas Beger, direttore dell’Ufficio di Amnesty International presso l’Ue.

Amnesty International ha inoltre condannato la decisione dell’Italia di inviare in Libia migranti soccorsi in mare, senza un’adeguata valutazione dei loro bisogni di protezione. L’organizzazione teme che essi possano essere a rischio di gravi violazioni dei diritti umani e ha chiesto all’Ue di esprimersi contro questa prassi, ricordando inoltre che essa costituisce una violazione del diritto internazionale e regionale dei rifugiati e dei diritti umani.

Amnesty International è, inoltre, molto preoccupata per le recenti proposte di esternalizzare la valutazione dei bisogni di protezione dei richiedenti asilo affidandola a paesi terzi, tra cui la Libia. Al momento la Libia non è parte della Convenzione di Ginevra sui rifugiati e non ha un sistema di asilo che consenta di identificare adeguatamente le persone bisognose di protezione internazionale.

C’è un’enorme differenza tra i tentativi sinceri, da parte di stati membri dell’Ue, di aiutare i paesi terzi a divenire in grado di proteggere adeguatamente i diritti dei rifugiati e dei migranti, e l’intenzione di scaricare semplicemente su questi paesi le proprie responsabilità‘ – ha detto Beger. ‘L’Ue non può meramente appaltare i propri obblighi derivanti dal diritto internazionale a paesi dove non esistono garanzie per persone bisognose di protezione. Le persone rinviate forzatamente in Libia dagli stati membri dell’Ue rischiano condizioni di detenzione degradanti e l’ulteriore espulsione verso paesi dove potrebbero subire imprigionamenti e torture‘.

Amnesty International ha visitato la Libia nel maggio 2009 e ha potuto accedere al centro di detenzione di Misratah, dove diverse centinaia di migranti considerati irregolari sono trattenuti in condizioni di grave sovraffollamento. Molti di essi sono cittadini di paesi come l’Eritrea, la Somalia e il Sudan, dove gravi violazioni dei diritti umani sono perpetrate quotidianamente. Alcuni di essi hanno dichiarato ad Amnesty International di essere detenuti a Misratah già da due anni. L’organizzazione ha anche ricevuto denunce circa le condizioni inumane di trattamento in altri centri di detenzione per migranti del paese.

L’attuale prassi attuata ai confini meridionali dell’Ue evidenzia ancora una volta la necessità di un Sistema europeo comune di asilo basato su alti standard di protezione, come richiesto dal diritto internazionale dei rifugiati e dei diritti umani‘ – ha concluso Beger.

FINE DEL COMUNICATO                                                                 Roma, 4 giugno 2009

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