Nigeria: la Shell ha clamorosamente sottostimato una fuoriuscita di petrolio

22 Aprile 2012

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Secondo un’analisi indipendente ricevuta da Amnesty International e dal Centro per l’ambiente, i diritti umani e lo sviluppo (Cehrd), una fuoriuscita di petrolio avvenuta nel 2008 nel Delta del Niger, in Nigeria, fu assai più grave di quanto ammise la Shell, che sottostimò clamorosamente la quantità di petrolio diffusa nell’ambiente.

La fuoriuscita, causata da un guasto a un oleodotto della Shell, di decine di migliaia di barili di petrolio inquinò la terra e l’acqua della zona di Bodo, una città di circa 69.000 abitanti.

Uno studio, non reso pubblico, da parte della società statunitense Accufacts Inc. aveva concluso che ogni giorno erano fuoriusciti da 1440 a 4320 barili di petrolio. L’organismo di controllo locale confermò che la fuoriuscita durò 72 giorni.

Secondo i dati resi noti dalla Shell, andarono persi in totale solo 1640 barili di petrolio. Sulla base di un’analisi indipendente, in quei 72 giorni fuoriuscirono da 103.000 a 311.000 barili di petrolio.

‘La differenza è incredibile: anche prendendo in considerazione la stima più bassa fornita da Accufats Inc., la quantità di petrolio fuoriuscita sarebbe 60 volte superiore a quella dichiarata dalla Shell’ – ha dichiarato Audrey Gaughran, direttrice del programma Temi globali di Amnesty International.

Secondo l’indagine condotta dalla Shell, la fuoriuscita iniziò il 5 ottobre 2008, mentre i residenti e l’organismo di controllo locale hanno reso noto che l’inizio fu il 28 agosto.

Quello che è certo che la Shell non fermò la fuoriuscita fino al 7 novembre, quattro settimane prima del suo dichiarato inizio, 10 settimane prima di quello denunciato dai residenti e dall’organismo di controllo locale.

‘Anche se volessimo usare la data d’inizio fornita dalla Shell, il volume di petrolio fuoriuscito è assai maggiore di quello ammesso dalla compagnia’ – ha sottolineato Gaughran.

Convertendo l’unità di misura in litri, la Shell ammise poco più di 260.000 litri mentre la stima più bassa fornita da Accufacts Inc., ammesso che la fuoriuscita fosse iniziata quando dichiarato dalla Shell, sarebbe di 7 milioni e 800.000 litri. Prendendo come riferimento la data d’inizio della fuoriuscita fornita dai residenti e dall’organismo di controllo locale, i litri di petrolio fuoriusciti supererebbero i 49 milioni.

La grave sottovalutazione della fuoriuscita di Bodo ha implicazioni ancora più ampie: la Shell ha ripetutamente detto ai suoi investitori, ai clienti e ai mezzi d’informazione che la maggior parte delle fuoriuscite era dovuta al sabotaggio.

Questa tesi si regge sulle procedure d’indagine sulle fuoriuscite, che sono profondamente inadeguate e prive di attendibilità. Le cause delle fuoriuscite, la quantità di petrolio perso e altri importanti parametri come le date d’inizio delle fuoriuscite non sono registrati in alcun modo credibile.

Quello di Bodo è solo un esempio. Amnesty International e il Cehrd denunciano altre gravi manchevolezze in altre indagini sulle fuoriuscite. Le due organizzazioni chiedono da tempo che vi siano procedure indipendenti per indagare sulle fuoriuscite e che sia posta fine al sistema che consente alle compagnie petrolifere d’influenzare le indagini.

La Shell inizialmente aveva detto ai mezzi d’informazione che l’85 per cento delle fuoriuscite di petrolio verificatesi nel 2008 nel Delta del Niger era stato causato da sabotaggio. In seguito, aveva ammesso che questa percentuale non aveva tenuto conto di una grande fuoriuscita poi attribuita a problemi dell’impianto.

Sulla base delle nuove prove ottenute da Amnesty International e dal Cehrd sulla fuoriuscita di Bodo del 2008, oltre la metà, e forse persino l’80 per cento, delle fuoriuscite accadute quell’anno nel Delta del Niger deve attribuirsi al cattivo funzionamento degli impianti. Per avere dati più precisi, tutte le fuoriuscite di petrolio avrebbero dovuto essere sottoposte a un’analisi indipendente, cosa impossibile a causa delle gravi carenze nelle procedure d’indagine vigenti sulle fuoriuscite.

‘Il sabotaggio è un problema reale e grave nel Delta del Niger, ma la Shell lo usa come scudo nelle sue attività di pubbliche relazioni e fa affermazioni che semplicemente non reggono al confronto’ – ha commentato Gaughran.

Trascorsi oltre tre anni dalla fuoriuscita di petrolio di Bodo, la Shell deve ancora fare una bonifica adeguata e non ha versato alcun risarcimento ufficiale alle comunità colpite. Dopo aver tentato a lungo la strada della giustizia in Nigeria, le persone di Bodo hanno presentato denuncia alle autorità britanniche.

‘Le prove della cattiva condotta della Shell nel Delta del Niger sono schiaccianti’ – ha commentato Patrick Naagbanton, coordinatore del Cehrd. ‘La Shell sembra più interessata a portare avanti una campagna di pubbliche relazioni che a bonificare la zona inquinata. Il problema non svanisce nel tempo e purtroppo neanche la miseria della popolazione di Bodo‘.

Ulteriori informazioni

L’analisi della fuoriuscita di Bodo condotta da Accufacts Inc. Redford, WA, Usa, basata su immagini filmate, è disponibile su richiesta.

Amnesty International ha contattato la Shell per chiedere un commento sull’analisi di Accufacts Inc. Shell ha replicato che non poteva rilasciare dichiarazioni a causa del procedimento giudiziario in corso (leggi la risposta integrale della Shell).

La procedura d’indagine sulle fuoriuscite di petrolio nel Delta del Niger prevede il coinvolgimento della compagnia petrolifera interessata, dell’organismo di controllo locale e di rappresentanti delle comunità colpite. Sebbene teoricamente sia un’indagine congiunta, di fatto la compagnia petrolifera controlla il procedimento e la raccolta delle informazioni. I rappresentanti delle comunità non hanno la capacità tecnica di misurare le quantità di petrolio fuoriuscite. La supervisione dell’organismo di controllo locale è da più parti giudicata inefficace.

Nell’agosto 2011 il Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite ha pubblicato un rapporto sull’impatto dell’inquinamento da petrolio nell’Ogoniland, una delle regioni del Delta del Niger. Il rapporto ha riscontrato un esteso inquinamento e ha mosso molte critiche nei confronti delle procedure di bonifica della Shell.

A Bodo nel 2008 si verificò una seconda fuoriuscita, anche in questo caso per un difetto di funzionamento degli impianti della Shell. Iniziò il 7 dicembre e fu fermata solo il 19 febbraio 2009. Secondo la Shell fuoriuscirono 2503 barili di petrolio su un’area di 10.000 metri quadrati. Il metodo per calcolare questo dato è sconosciuto. Secondo un rapporto d’indagine e la stessa comunità di Bodo, quella fuoriuscita fu persino più ampia della prima. Amnesty International e il Cehrd ritengono che la quantità di petrolio riferita per la seconda fuoriuscita di Bodo sia, a sua volta, probabilmente non corretta.

Nel 2011 Amnesty International e il Cehrd hanno pubblicato un dettagliato rapporto sulle due fuoriuscite di Bodo, intitolato ‘La vera tragedia: carenze e fallimenti nell’affrontare le fuoriuscite di petrolio nel Delta del Niger’.

Dal 27 aprile al 10 maggio sarà in Italia Dinebari David Vareba, originario di Bodo, stato di Rivers. Vareba è Programme officer presso il Cehrd. Ha svolto ricerche sulla disobbedienza civile nel Delta del Niger, volte a promuovere la consapevolezza su una migliore salvaguardia dell’ambiente e della giustizia sociale nella regione.

Scarica il rapporto ‘La vera tragedia: carenze e fallimenti nell’affrontare le fuoriuscite di petrolio nel Delta del Niger’

FINE DEL COMUNICATO                                                                                 Roma, 23 aprile 2012

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