Nigeria, violenze di Boko Haram contro donne e ragazze. Nuova ricerca di Amnesty International - Amnesty International Italia

Nigeria, violenze di Boko Haram contro donne e ragazze. Nuova ricerca di Amnesty International

25 Marzo 2021

Tempo di lettura stimato: 11'

Gli ultimi attacchi nello stato di Borno sono stati caratterizzati da crimini di guerra, tra cui stupri e altre violenze sessuali, omicidi e saccheggi di massa

Le autorità nigeriane e i relativi partner devono fornire cibo e servizi alle comunità colpite

Una nuova ricerca di Amnesty International documenta stupri e altre violenze sessuali, che equivalgono a crimini di guerra, di cui sono state vittime donne e ragazze durante gli ultimi raid nel nordest della Nigeria ad opera dei combattenti di Boko haram.

A febbraio e marzo del 2021, Amnesty International ha intervistato 22 persone in un gruppo di villaggi nello stato settentrionale di Borno che Boko haram ha più volte attaccato dalla fine del 2019.

Nel corso dei violenti raid, i combattenti di Boko haram hanno ucciso le persone che cercavano di scappare e saccheggiato bestiame, denaro e altri oggetti di valore.

“Proseguendo nel suo inarrestabile ciclo di uccisioni, rapimenti e saccheggi, durante gli attacchi Boko haram colpisce anche donne e ragazze con stupri e altre violenze sessuali. Queste atrocità rappresentano crimini di guerra”, ha dichiarato Osai Ojigho, direttrice di Amnesty International Nigeria.

“Le comunità colpite sono state abbandonate dalle forze che dovrebbero presumibilmente proteggerle e stanno lottando per conquistare un riconoscimento od ottenere una risposta agli orrori che hanno subito. Le autorità nigeriane devono urgentemente affrontare la questione”, ha proseguito Osai Ojigho.

“Il Tribunale penale internazionale deve avviare con immediatezza un’indagine completa sulle atrocità commesse da tutte le parti e garantire che tutti i responsabili siano chiamati a rispondere anche dei crimini nei confronti di donne e ragazze”, ha aggiunto Osai Ojigho.

Dopo ripetuti sfollamenti, le comunità colpite si sono spostate perlopiù in aree sotto il controllo militare ma molte non hanno ancora ricevuto alcuna assistenza umanitaria.

Stupri e altre violenze sessuali

Sopravvissute e testimoni hanno raccontato che durante gli attacchi ci sono state violenze sessuali in almeno cinque villaggi nell’area ad amministrazione locale di Magumeri, nello stato di Borno. Durante i raid, solitamente notturni, i combattenti di Boko haram hanno stuprato donne e ragazze, raggiunte nelle proprie abitazioni o mentre tentavano di scappare.

Alla fine del 2020, una donna è stata aggredita fisicamente dai combattenti di Boko haram mentre scappava da un attacco. È strisciata velocemente in una casa, si è nascosta lì con i figli e ha visto i combattenti fare ritorno ed entrare in un’abitazione vicina.

Ha detto: “Nella casa accanto, ho iniziato a sentire alcune donne che urlavano, gridavano e piangevano. Avevo tanta paura. Dopo alcuni minuti, forse 30, ho visto gli uomini uscire dalla casa. Erano cinque o sei con le pistole. Dopo l’accaduto, le donne erano in uno stato confusionale. I loro abiti non erano in condizioni normali”.

Amnesty International ha ascoltato altri tre testimoni che hanno descritto in maniera simile lo stesso attacco, raccontando anche le urla delle donne e di averle viste chiaramente sofferenti dopo che Boko haram era andato via. Una guaritrice tradizionale ha riferito di aver curato, dopo l’attacco, molte donne che avevano subito uno stupro.

La stessa guaritrice aveva trattato precedentemente, dopo un attacco di Boko haram a un altro villaggio, altre due sopravvissute, di cui una di età inferiore ai 18 anni. Ha detto: “Potevo leggere il dolore sui loro volti. [La prima sopravvissuta] mi ha detto ciò che era accaduto. Ho visto le sue parti intime. Erano gonfie. Così ho capito che erano state più di una o due persone a stuprarla. Stava male”.

Un’altra donna ha detto ad Amnesty International che durante lo stesso attacco, i combattenti avevano sparato a delle persone che scappavano, poi erano andate a casa sua e l’avevano aggredita sessualmente. Ha raccontato: “Gli uomini sono entrati nella mia stanza. Ho chiesto cosa volessero. Hanno preso i miei gioielli e i miei averi. Poi, si sono scagliati su di me”.

Alcuni testimoni hanno anche raccontato che durante molti attacchi Boko haram rapiva le donne portandole via sulle moto. Le donne hanno poi fatto ritorno ai loro villaggi alcuni giorni dopo, visibilmente traumatizzate.

Lo stupro e altre forme di violenza sessuale costituiscono crimini di guerra nell’ambito del conflitto, come sancito dallo Statuto di Roma.

Pare che nessuna delle sopravvissute ascoltate da Amnesty International sia ricorsa a servizi sanitari ufficiali. Lo stigma e la paura di rappresaglie fanno sì che tali eventi siano considerevolmente poco noti, persino all’interno delle comunità colpite. Almeno una delle sopravvissute dopo alcuni mesi continua a presentare problemi di salute.

L’aborto in Nigeria è illegale, tranne nei casi in cui è a rischio la vita della donna. Ciò significa che le sopravvissute agli stupri non hanno accesso legale all’aborto sicuro.

Uccisioni e saccheggi

Durante i raid, i combattenti di Boko haram hanno rubato tutto ciò che trovavano. Le testimonianze raccolte sono coerenti fra loro nel descrivere l’arrivo dei combattenti a bordo delle moto e a piedi, seguito dagli spari in aria. In molti attacchi, Boko haram ha colpito e ucciso civili in fuga; durante un attacco, molte persone anziane che non riuscivano a scappare sono state uccise all’interno delle proprie abitazioni.

I combattenti sono andati di casa in casa, riunendo bestiame e rubando oggetti di valore, tra cui denaro, cellulari, gioielli e abiti. I testimoni hanno raccontato che i combattenti caricavano gli oggetti sulle proprie moto o su asini del villaggio. Per rubare bestiame, i combattenti hanno spesso costretto i giovani a radunare gli animali nella foresta.

Un uomo di 40 anni, il cui villaggio era stato attaccato, ha detto ad Amnesty International: “Se fossi venuto a casa nostra prima, avresti visto che avevamo mucche e capre. Non ne avevo tante, solo qualcuna, ma mi bastavano. Adesso, non abbiamo nulla… Ci hanno portato via tutto”.

Alcuni combattenti indossavano le uniformi delle forze militari nigeriane, mentre altri indossavano abiti tradizionali della regione. I testimoni hanno detto di sapere che i responsabili appartenevano a Boko haram e non alle forze militari nigeriane per vari motivi. Hanno sentito i combattenti esprimersi in lingue comuni tra i membri di Boko haram; i combattenti sono arrivati in moto, non su veicoli militari e indossavano indumenti di origine diversa. Persino i combattenti che portavano uniformi militari nigeriane rubate, invece di avere degli stivali militari spesso indossavano sandali o erano scalzi.

Molti testimoni hanno anche riferito che tra gli aggressori c’erano alcuni minori, tra i 15 e i 17 anni, insieme ad alcuni uomini sulla ventina.

È necessaria una risposta urgente

Dopo i ripetuti attacchi degli ultimi mesi, le comunità di questo gruppo di villaggi sono scappate all’interno di aree delineate dalle forze militari nigeriane. Molte persone si sono stabilite a meno di un chilometro da campi allestiti per ospitare gli sfollati interni al di fuori di Maiduguri. Alcuni hanno cercato di trasferirsi nel campo, ma hanno detto loro che era pieno.

Due mesi fa i funzionari del vicino campo per sfollati interni hanno fatto un sopralluogo e preso i nominativi delle persone, ma da allora nessuno è tornato, secondo quanto riportato dagli sfollati sentiti da Amnesty International. Molte donne sono demoralizzate dal fatto che nessuno del governo o del mondo degli aiuti umanitari abbia parlato con loro per comprendere le dinamiche degli attacchi contro le donne e di quale sostegno abbiano bisogno ora. Molti hanno anche detto che vorrebbero che il governo riconoscesse e si scusasse per quanto accaduto e assicurasse i responsabili alla giustizia.

Dopo mesi dall’arrivo nella zona vicino al campo per sfollati interni, le comunità non hanno ancora ricevuto alcuna assistenza, tra cui cibo, rifugio o assistenza sanitaria. All’inizio di marzo, una bambina è morta e la sua famiglia ha detto ad Amnesty International che era malnutrita e che ritenevano che ciò avesse contribuito alla sua morte. Tutte le persone sfollate vicino al campo hanno raccontato della fame dilagante.

Una donna ha detto ad Amnesty International: “Abbiamo bisogno di aiuti alimentari. Ci sono bambini malnutriti ovunque intorno a noi. Alcune donne vanno al campo, [ma] dicono [loro] di andarsene. Alcuni chiedono l’elemosina. Alcuni [di noi] vendono le proprie cose”.

“Si tratta di una crisi umanitaria che peggiora di giorno in giorno. Le autorità nigeriane e i partner umanitari devono agire ora in sostegno delle persone più vulnerabili e assicurare che questa situazione abominevole non continui a peggiorare”, ha concluso Osai Ojigho.

Ulteriori informazioni

Il conflitto nel nordest della Nigeria ha generato una crisi umanitaria con oltre 2.000.000 di persone sfollate. Inoltre, Boko haram ha spesso colpito gli operatori umanitari che si occupano della crisi.

Amnesty International ha più volte documentato crimini di diritto internazionale e altre gravi violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale nel nordest della Nigeria.

Le autorità nigeriane non hanno intrapreso iniziative concrete per lo svolgimento di indagini e per perseguire i crimini, anche di violenza sessuale, commessi da Boko haram o dalle forze di sicurezza nigeriane. Lo scorso dicembre, la procuratrice capo del Tribunale penale internazionale ha annunciato che il suo ufficio ha concluso un esame preliminare durato dieci anni sulla situazione in Nigeria, trovando prove di reati sufficienti ad avviare un’indagine completa. Non è stata ancora aperta alcuna indagine formale.

Il conflitto continua ad avere un impatto catastrofico sui civili, come documentato nei rapporti di Amnesty International su donne, bambini e  persone anziane.