Nigeria: 'un fiasco' le indagini della Shell sulle fuoriuscite di petrolio nel delta del Niger - Amnesty International Italia

Nigeria: ‘un fiasco’ le indagini della Shell sulle fuoriuscite di petrolio nel delta del Niger

3 agosto 2012

Tempo di lettura stimato: 8'

Amnesty International e il Centro per l’ambiente, i diritti umani e lo sviluppo (Cehrd) hanno criticato oggi le indagini compiute dalla Shell sulle fuoriuscite di petrolio dai suoi oleodotti nella regione del delta del fiume Niger, sottolineando come la tesi del sabotaggio non regga alla prova dei fatti.

Gli esperti che hanno esaminato l’ultima fuoriuscita di petrolio dagli oleodotti della Shell nella zona di Bodo, mantenuti in pessime condizioni, hanno attribuito il danno alla corrosione degli impianti. Su questa fuoriuscita, iniziata intorno al 21 giugno e fermata il 30 dello stesso mese, Amnesty International e il Cehrd hanno diffuso oggi un nuovo rapporto.

Le indagini sulle fuoriuscite di petrolio nel delta del Niger sono un fiasco. Si investono più soldi in messaggi di pubbliche relazioni piuttosto che nell’affrontare la realtà che le infrastrutture nella regione sono per la maggior parte vecchie, mantenute in pessime condizioni e destinate a far fuoriuscire il petrolio, in alcuni casi con un impatto devastante sui diritti umani‘ – ha dichiarato Audrey Gaughran, direttrice del programma Temi globali di Amnesty International.

A prescindere dalle prove che le vengono fornite, la Shell si ripara sistematicamente dietro la scusa del ‘sabotaggio’. In questo modo viene meno alle sue responsabilità per il massiccio inquinamento, dovuto all’assenza di un’adeguata manutenzione degli impianti e al dovere di mettere in sicurezza questi ultimi e bonificare le zone inquinate dalle fuoriuscite‘ – ha aggiunto Gaughran.

Amnesty International e il Cehrd hanno chiesto a un’azienda statunitense, Accufacts, che da anni compie indagini sugli impianti petroliferi, di esaminare le immagini della sezione dell’oleodotto da cui è fuoriuscito il petrolio. ‘Appare dovuto alla corrosione esterna. Si nota lo strato di metallo venuto via dalla conduttura a causa della corrosione esterna. È qualcosa che abbiamo riscontrato molte altre volte in altri impianti’ – si legge nella conclusione di Accufacts.

A livello locale, la Shell ha dichiarato che la fuoriuscita pareva un atto di sabotaggio, ignorando completamente le prove della corrosione e generando confusione e anche rabbia nella comunità‘ – ha spiegato Stevyn Obodoekwe, direttore dei programmi del Cehrd. ‘Abbiamo visto l’oleodotto,  abbiamo portato gli esperti e risulta abbastanza chiaro che la perdita è stata dovuta alla corrosione‘.

Quando Amnesty International ha contattato il quartier generale della Shell per chiedere quali prove avesse a sostegno dell’ipotesi del sabotaggio, si è sentita rispondere che la compagnia non aveva fatto affermazioni del genere e che un’indagine era ancora in corso. Shell non ha precisato come mai avesse, in Nigeria, parlato di sabotaggio.

Shell ha aggiunto che l’indagine, cui prendono parte esponenti della comunità locale e della polizia, l’organismo di controllo locale, funzionari della stessa Shell e la task force congiunta, non ha potuto completare i suoi lavori a causa del lancio di sassi da parte di ragazzi del luogo. I testimoni presenti non hanno riferito di alcun lancio di sassi, anche perché sul posto era presente personale di sicurezza.

Shell rimuoverà il pezzo di oleodotto in questione e lo porterà in una sua struttura per sottoporlo a un test. Gli attivisti per i diritti umani e per l’ambiente e la comunità locale temono che questo procedimento – completamente sotto il controllo della Shell – non sarà trasparente e che il risultato del test non sarà credibile.

Gli oleodotti della Shell sono obsoleti e molti di essi non sono sottoposti a idonea manutenzione né sostituiti. Secondo le Organizzazioni non governative e la comunità locale, gli oleodotti nella zona di Bodo non sono mai stati sostituiti dal 1958. Alla richiesta di Amnesty International di conoscere da quanti anni e in quali condizioni operano gli oleodotti, la compagnia petrolifera non ha risposto.

Un anno fa, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) aveva diffuso un importante rapporto sull’inquinamento nell’Ogoniland, regione del delta del Niger. Come dimostra l’ultima fuoriuscita, poco è cambiato da allora. Tra le sue conclusioni, l’Unep aveva confermato che gli organismi di controllo locale ‘sono alla mercé delle compagnie petrolifere per quanto riguarda le ispezioni sui siti’ e aveva accusato la Shell di non aver rispettato i suoi medesimi standard relativi alla manutenzione delle infrastrutture.

Anni di indagini condotte in questo modo sulle fuoriuscite di petrolio hanno reso le comunità locali particolarmente scettiche sulle procedure e sui risultati. La Shell non ha mai ammesso l’inadeguatezza delle indagini, di cui la situazione di Bodo è un ulteriore esempio. La Shell sa che in passato fuoriuscite attribuite al sabotaggio sono state causate dalla corrosione degli impianti‘ – ha concluso Obodoekwe.

Ulteriori informazioni

Migliaia di fuoriuscite si sono verificate nel delta del Niger da quando, alla fine degli anni Cinquanta, le compagnia petrolifere hanno iniziato a operare nella zona. La maggior parte di queste fuoriuscite è stata causata dalla corrosione degli impianti. Negli ultimi anni, furti, sabotaggio e atti di vandalismo hanno contribuito ad aggravare l’inquinamento. Tuttavia, la corrosione e l’inadeguatezza delle infrastrutture continuano a essere un problema tanto grave quanto non affrontato.

Le compagnie petrolifere hanno l’onere di assicurare che, per quanto possibile, le loro infrastrutture non siano soggette a manomissioni. La Shell non ha mai risposto alle richieste d’informazioni sulle misure adottate per prevenire sabotaggi e atti di vandalismo.

Nel 2011 la Shell ha iniziato a pubblicare sul suo sito Internet dati sulle indagini riguardanti le fuoriuscite, suscitando l’apprezzamento di Amnesty International e del Cehrd. Tuttavia, entrambe le organizzazioni sostengono che la situazione sul terreno rimane molto problematica e che le procedure d’indagine mancano d’indipendenza e di trasparenza.

Scarica il rapporto in inglese ‘Nigeria: Another Bodo oil spill: Another flawed oil spill investigation in the Niger Delta’

FINE DEL COMUNICATO                                                                                 Roma, 3 agosto 2012
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