Omicidio Turra, dopo 30 anni la Colombia ammette le responsabilità

20 Maggio 2026

Privato

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L’omicidio di Giacomo Turra, studente di filosofia e antropologia all’Università degli Studi di Padova, è stato considerato per più di trent’anni dalle autorità colombiane un decesso causato da overdose e atti di autolesionismo. Oggi, 20 maggio 2026, lo stato colombiano riconosce ufficialmente che la morte dello studente, il 3 settembre 1995, è stata invece causata dall’ingiustificata violenza da parte della polizia di Cartagena de Indias.

Oggi la famiglia Turra, che ha lottato incessantemente per l’ammissione di colpa da parte della polizia per la morte di Giacomo, stipula un accordo con lo stato colombiano, che sancisce il riconoscimento formale e pubblico della verità e il dovere delle autorità di mettere fine all’uso indiscriminato della violenza della polizia.

Finalmente, dopo anni di continue battaglie, la famiglia della vittima riceve giustizia e vede ristabilita la dignità di Giacomo Turra.

La vicenda

Il 3 settembre 1995 Giacomo Turra entra in un ristorante cinese a Cartagena de Indias in stato di forte agitazione chiedendo aiuto. Senza soccorrerlo, i gestori allertano la polizia nazionale colombiana, che interviene bloccandolo a terra e colpendolo in modo estremamente violento. Giacomo Turra viene poi caricato su una camionetta e portato in ospedale, dove gli viene praticata un’iniezione sedativa. La polizia decide di trasportarlo in questura, ma dopo poche ore lo riporta in ospedale morto.

Giacomo Turra, a causa delle violenze subite, non viene immediatamente riconosciuto dai familiari, ma solo successivamente con una radiografia dentale.

I familiari e le autorità italiane si mobilitano da subito per chiedere verità e giustizia, ma qualsiasi tentativo viene ostacolato dalle autorità colombiane, che difendono e proteggono gli agenti della polizia, che nel 1998 vengono assolti da un tribunale militare.

Una delle azioni intraprese dalla famiglia Turra è la trasmissione del caso, nel 1996, alla Commissione interamericana dei diritti umani che nel 2001 ritiene il caso ammissibile. La stessa Commissione, nel 2024, trasmette allo stato colombiano e ai ricorrenti un dettagliato rapporto (ad oggi riservato e dunque non accessibile) nel quale rileva la violazione del diritto alla vita, all’integrità personale, alla libertà personale, alle garanzie giuridiche e alla salute (garantiti dalla Convenzione americana per i diritti umani dagli articoli 4, 5, 7, 8, and 25) di Giacomo Turra.

L’accordo

A quasi due anni di distanza da quel rapporto, le trattative fra la famiglia Turra, rappresentata dalla Comisión Colombiana de Juristas, e lo stato colombiano, rappresentato dall’Agencia Nacional de Defensa Jurídica del Estado, si concludono con un accordo.

Quest’ultimo, firmato il 20 maggio 2026, prevede il riconoscimento del rapporto della Commissione e la messa in atto delle sue raccomandazioni alle autorità, la riparazione economica e pubblica alla famiglia, tramite l’apposizione di una targa in memoria di Giacomo Turra in un parco cittadino e soprattutto un’ammissione di colpa formale e pubblica dello stato per aver nascosto la verità e quella della polizia per le brutalità perpetrate e la violazione di diritti umani fondamentali.

La famiglia Turra ha atteso per più di trent’anni verità e giustizia, lottando per ripulire il nome di Giacomo Turra dalle notizie false e denigratorie nei suoi confronti con l’intento di proteggere la polizia. La sua lotta ha messo in luce un problema radicato nel contesto colombiano, che l’ha reso l’ennesima vittima.

Difatti, la firma di questo accordo si colloca in un contesto più ampio, di uso eccessivo della forza da parte della polizia colombiana, accusata di brutalità indiscriminata ed esecuzioni extragiudiziali, soprattutto contro il dissenso. Con questo accordo, lo stato riconosce la necessità di regolamentare e riformare le forze di polizia seguendo le direttive della Commissione interamericana dei diritti umani per ridurre e contenere i disagi causati.

Queste le parole della famiglia Turra:

“Ripristinare la verità con un pubblico atto di riconoscimento della violazione dei diritti umani da parte di uno stato cancella le infamie alla memoria di Giacomo, che hanno in questi anni aggravato il dolore per la perdita del nostro congiunto e allontana per sempre i meccanismi privati e pubblici di colpevolizzazione della vittima, di cui abbiamo sofferto. Oltre a questo, crediamo che questo atto vada valorizzato in questi anni nei quali fortissimi sono gli attacchi alle istituzioni sovranazionali, al diritto internazionale e al riconoscimento universale dei diritti dell’uomo che avevamo forse troppo presto ritenuto patrimonio universale dell’umanità.”