Onu: dichiarazione condanna le violazioni basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere - Amnesty International Italia

Onu: dichiarazione condanna le violazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere

18 dicembre 2008

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Onu: dichiarazione dell’Assemblea generale afferma diritti per tutti. 66 Stati condannano le violazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere

CS165: 19/12/2008

Con una straordinaria vittoria dei principi della Dichiarazione universale dei diritti umani (Dudu), 66 nazioni in sede di Assemblea generale delle Nazioni Unite hanno sostenuto ieri una dichiarazione innovatrice, riaffermando che le forme di protezione internazionale dei diritti umani includono l’orientamento sessuale e l’identità di genere. È la prima volta che una dichiarazione di condanna degli abusi dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (Lgbt) è stata presentata all’Assemblea generale.

La dichiarazione ha ottenuto un sostegno senza precedenti da parte di cinque continenti, comprese sei nazioni africane. L’Argentina ha letto la dichiarazione davanti all’Assemblea generale. Un gruppo interregionale di Stati, tra cui Brasile, Croazia, Francia, Gabon, Giappone, Paesi Bassi e Norvegia, ha coordinato la bozza del documento.

I 66 paesi hanno riaffermato ‘i principi di non discriminazione, in base ai quali i diritti umani sono validi per ogni essere umano allo stesso modo senza riguardo per l’orientamento sessuale o l’identità di genere’. Hanno affermato che ‘sono profondamente preoccupati per le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali basati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere’, e hanno dichiarato che ‘violenza, molestia, discriminazione, esclusione, stigmatizzazione e pregiudizio sono indirizzati contro le persone in tutti i paesi del mondo a causa dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere’.

La dichiarazione ha condannato le uccisioni, la tortura, l’arresto arbitrario e la ‘deprivazione dei diritti economici, sociali e culturali, tra cui il diritto alla salute’. I paesi partecipanti hanno chiesto a tutte le nazioni di ‘promuovere e proteggere i diritti umani di tutte le persone, a prescindere da orientamento sessuale e identità di genere’ e di porre fine all’applicazione di sanzioni penali nei confronti delle persone Lgbt.

Secondo i calcoli dell’ILGA (International Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender and Intersex Association) e di altre organizzazioni, oltre sei decine di paesi sono ancora dotate di leggi contro il sesso consensuale tra adulti dello stesso sesso. La maggioranza di queste leggi è retaggio degli ordinamenti coloniali. Il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite (l’organismo che interpreta il Patto internazionale sui diritti civili e politici, un trattato Onu centrale) affermò, in una storica decisione del 1994, che tali leggi violano i diritti e che le norme sui diritti umani proibiscono le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale.

Violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere vengono commesse in tutto il mondo regolarmente. Ad esempio:

negli Stati Uniti d’America, Amnesty International ha documentato gravi esempi di abusi da parte della polizia nei confronti delle persone Lgbt, tra cui episodi che costituiscono tortura e maltrattamenti. Gli Usa si sono rifiutati di firmare la dichiarazione dell’Assemblea generale.
In Egitto, Human Rights Watch ha documentato un’imponente repressione nei confronti di uomini sospettati di comportamento omosessuale tra il 2001 e il 2004, che ha visto centinaia di migliaia di uomini essere arrestati e torturati. L’Egitto si è opposto attivamente alla dichiarazione dell’Assemblea generale.
La Commissione internazionale per i diritti umani di gay e lesbiche ha documentato come, in molti paesi africani, le leggi sulla sodomia e il pregiudizio neghino la protezione dei diritti agli africani che praticano atti sessuali tra persone dello stesso sesso affetti da Hiv/Aids e come possano in realtà criminalizzare anche i gruppi non colpiti.

Le firme della dichiarazione hanno sconfitto un’intensa opposizione da parte di un gruppo di governi, che regolarmente cercano di bloccare l’attenzione dell’Onu sulle violazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere. Solo 57 Stati hanno firmato un testo alternativo promosso dall’Organizzazione della Conferenza Islamica. Affermando i ‘principi di non discriminazione e uguaglianza’, hanno rivendicato che i diritti umani universali non includono ‘i tentativi di concentrarsi sui diritti di certe persone’.

Inizialmente, la Santa Sede aveva dato voce a una ferma opposizione nei confronti della dichiarazione dell’Assemblea generale, che ha provocato grandi critiche da parte dei difensori dei diritti umani in tutto il mondo. Con un significativo capovolgimento, tuttavia, la Santa Sede ha poi chiesto all’Assemblea generale di invocare l’abrogazione delle sanzioni penali per il comportamento omosessuale.

Quest’anno ricorre il 60° anniversario della Dudu e la dichiarazione dell’Assemblea generale riafferma l’ampiezza e la portata dei suoi principi. La dichiarazione non è vincolante, ma riafferma ciò che gli organismi delle Nazioni Unite per i diritti umani hanno ripetutamente affermato: che nessuno deve subire violazioni dei diritti a causa del proprio orientamento sessuale e dell’identità di genere.

Navanetham Pillay, l’Alto Commissario Onu per i diritti umani, ha sostenuto vigorosamente la dichiarazione. In un messaggio registrato, ha citato la decisione del 1996 del Sudafrica di proteggere l’orientamento sessuale nella propria Costituzione. Ha evidenziato ‘il compito e la sfida di andare oltre il dibattito se tutti gli esseri umani siano portatori di diritti’ per ‘assicurare il clima adatto per l’applicazione’.

Dalla decisione storica del Comitato per i diritti umani del 1994, gli esperti delle Nazioni Unite hanno ripetutamente agito contro gli abusi che hanno avuto per oggetto le persone Lgbt, tra cui uccisioni, tortura, stupro, violenza, sparizioni e discriminazione in diversi contesti. Gli organismi previsti dai trattati dell’Onu hanno chiesto agli Stati di porre fine alla discriminazione nella legge e nella pratica.

Altri organismi internazionali, tra i quali il Consiglio d’Europa e l’Unione europea, hanno preso posizione contro la violenza e la discriminazione ai danni di persone Lgbt. Nel 2008, tutti i 34 Stati membri dell’Organizzazione degli Stati Americani hanno approvato all’unanimità una dichiarazione in cui si afferma che le forme di protezione dei diritti umani si estendono all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

In precedenza nella stessa giornata, l’Assemblea generale ha inoltre adottato una risoluzione di condanna delle esecuzioni extragiudiziali, contenente un riferimento che si oppone alle uccisioni basate sull’orientamento sessuale. L’Uganda si è mossa per eliminare il riferimento, ma l’Assemblea generale l’ha respinto con 78 voti contro 60.

I paesi che hanno sottoscritto la dichiarazione dell’Assemblea Generale sono i seguenti:
Albania, Andorra, Argentina, Armenia, Australia, Austria, Belgio, Bolivia, Bosnia ed Erzegovina, Brasile, Bulgaria, Canada, Capo Verde, Cile, Cipro, Colombia, Croazia, Cuba, Danimarca, Ecuador, Estonia, Finlandia, Francia, Gabon, Georgia, Germania, Giappone, Grecia, Guinea Bissau, Irlanda, Islanda, Israele, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, (ex Repubblica iugoslava di) Macedonia, Malta, Mauritius, Messico, Montenegro, Nepal, Nicaragua, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Paraguay, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Repubblica Centrafricana, Romania, San Marino, Sao Tomé e Principe, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Timor Leste, Ungheria, Uruguay e Venezuela.

La coalizione di organizzazioni internazionali per i diritti umani che hanno promosso la dichiarazione congiunta comprende: Amnesty International, ARC International, Center for Women’s Global Leadership, COC Netherlands, Global Rights, Human Rights Watch, International Committee for IDAHO (the International Day Against Homophobia), International Gay and Lesbian Human Rights Commission (IGLHRC), International Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender and Intersex Association (ILGA), International Service for Human Rights, Pan Africa ILGA e Public Services International.

FINE DEL COMUNICATO                                                     Roma, 19 dicembre 2008

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