Pechino 2008: lettera aperta al presidente cinese Hu Jintao - Amnesty International Italia

Pechino 2008: lettera aperta al presidente cinese Hu Jintao

7 luglio 2008

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Olimpiadi di Pechino: lettera aperta al presidente cinese Hu Jintao

CS93-2008: 08/07/2008

A un mese esatto dall’inizio delle Olimpiadi di Pechino, Amnesty International ha diffuso oggi il testo di una lettera aperta inviata dalla Segretaria generale Irene Khan al presidente della Repubblica popolare cinese, Hu Jintao.

‘Eccellenza,

quando manca solo un mese alla lungamente attesa apertura della XXIX Olimpiade di Pechino, Le chiedo di intraprendere cinque passi verso lo ‘sviluppo dei diritti umani’, per il quale si era impegnato nel 2001 il Comitato promotore delle Olimpiadi a Pechino. Nel corso dell’ultimo anno, Amnesty International ha raccolto centinaia di migliaia di voci a riecheggiare questa mia richiesta. Mi unisco a queste voci per chiederLe di cogliere questa storica opportunità per agire.

Amnesty International riconosce gli sforzi compiuti dal governo cinese per affrontare alcune preoccupazioni di lunga data relative ai diritti umani. Ho trovato particolarmente incoraggianti gli apparenti progressi fatti per ridurre l’uso della pena di morte, attraverso il processo di revisione da parte della Corte suprema del popolo. Ho inoltre apprezzato le recenti dichiarazioni di molti esponenti del governo cinese, incluso il ministro della Giustizia Xiao Yang, secondo le quali la Cina sta seguendo il trend globale verso l’abolizione della pena di morte. Infine, Amnesty International ha accolto con favore la notizia del rilascio di 1157 persone, arrestate nel corso delle proteste verificatesi nella parte della Cina abitata da tibetani. L’impegno ufficiale a garantire ‘completa libertà di stampa’ e le regole adottate per i giornalisti stranieri rappresentano un altro passo avanti verso una maggiore libertà di espressione dei giornalisti.

Nonostante questi sviluppi, la preparazione delle Olimpiadi ha avuto in realtà un impatto negativo su alcune aree dei diritti umani. Continuano infatti a essere perseguitati gli attivisti per i diritti umani, in particolare coloro che mettono in relazione le violazioni dei diritti umani con la circostanza che la Cina ospiti le Olimpiadi: tra questi, Ye Guozhu, Hu Jia e Yang Chunlin stanno scontando pene detentive soltanto per aver espresso pacificamente le proprie opinioni. La ‘pulizia’ pre-olimpica di Pechino con l’utilizzo esteso della rieducazione attraverso il lavoro è un altro sviluppo preoccupante, soprattutto perché non tiene conto delle richieste, che arrivano dall’interno del paese, di riformare questo sistema illegale di detenzione.

Amnesty International Le chiede di cogliere l’opportunità dei Giochi olimpici per attuare le cinque raccomandazioni che seguono, condivise da tante persone in Cina e nel resto del mondo, prima che le Olimpiadi abbiano inizio:

rilasciare tutti i prigionieri di coscienza, inclusi Ye Guozhu, Hu Jia, Yang Chunlin e ogni altra persona detenuta in relazione alle Olimpiadi soltanto per aver espresso pacificamente la propria opinione;

impedire alla polizia di arrestare arbitrariamente persone che danno vita a petizioni, attivisti per i diritti umani e ogni altra persona nell’ambito della ‘pulizia’ pre-olimpica;

pubblicare statistiche nazionali complete sull’applicazione della pena di morte, impegnarsi nella riduzione del numero di reati (in particolare quelli non violenti) e introdurre una moratoria sulle esecuzioni, in linea con la risoluzione 62/149 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite adottata il 18 dicembre 2007;

consentire completo accesso e piena libertà di stampa ai giornalisti cinesi e stranieri, in tutto il territorio cinese, in linea con la promessa di garantire ‘completa libertà di stampa’ in vista dei Giochi;

fornire informazioni su tutte le persone uccise o arrestate a seguito delle proteste di marzo in Tibet, in particolare sulle 116 persone ufficialmente ancora in stato di detenzione e assicurare che tutte le persone arrestate per il loro coinvolgimento pacifico nelle proteste siano rilasciate e tutte le altre siano sottoposte a un processo equo.

Ritengo che un passo avanti su questi cinque punti permetterà ai Giochi olimpici di essere ricordati a lungo non solo per i successi in campo sportivo, ma anche per quelli nel campo dei diritti umani.

Distinti saluti

Irene Khan
Segretaria Generale
Amnesty International’

FINE DEL COMUNICATO                                     Roma, 08 luglio 2008

Ulteriori informazioni

On line la campagna di Amnesty International ‘Pechino 2008: Olimpiadi e diritti umani in Cina’

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