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Il 13 luglio 2026 il gruppo di esperti nominato dalla Commissione europea per contribuire a garantire la sicurezza online delle persone minorenni attraverso un approccio basato sui diritti umani, ha presentato il proprio rapporto.
Gli esperti hanno raccomandato che vengano prese ulteriori iniziative per contrastare la dannosa architettura delle piattaforme social. Hanno inoltre respinto l’idea di un divieto totale per le persone adolescenti più grandi e hanno chiesto che i divieti nazionali nei confronti di persone di età superiore ai 13 anni siano misure temporanee, da sottoporre a continue valutazioni e aventi l’obiettivo di spingere a modificare l’architettura delle piattaforme social.
Vi è una crescente tendenza a imporre tali divieti. Nel 2025 l’Australia è stata la prima a vietare l’accesso alle piattaforme social per le persone di età inferiore ai 16 anni. In diversi stati europei sono iniziate le discussioni e, già nel settembre 2026, la Francia potrebbe introdurre un divieto per le persone meno che quindicenni nonostante la Commissione europea abbia avvisato che potrebbe costituire una violazione delle norme europee.
“Il gruppo di esperti ha fatto bene a ribadire la necessità che le persone minorenni siano in grado di stare in un ambiente online sicuro. Impedire loro di accedere alle piattaforme social non è la soluzione. Da tempo sosteniamo che sono le aziende proprietarie a dover modificare l’architettura manipolativa delle piattaforme social, che produce una dannosa dipendenza. Lo stesso vale per le chatbot dell’intelligenza artificiale”, ha dichiarato Lisa Dittmer, ricercatrice e consulente sui diritti digitali delle persone piccole e adolescenti.
“Ora l’Unione europea e i suoi stati membri dovrebbero concentrarsi nella creazione di un robusto sistema di regole digitali, assicurando un’efficace attuazione del Regolamento generale sulla protezione dei dati, dell’Atto sui servizi digitali, dell’Atto sull’intelligenza artificiale e del prossimo Atto sull’equità digitale”, ha concluso Dittmer.