Post-elezioni in Bielorussia: 16 prigionieri di coscienza - Amnesty International Italia

Post-elezioni in Bielorussia: 16 prigionieri di coscienza

12 gennaio 2011

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Amnesty International ha chiesto il rilascio incondizionato di 16 attivisti e giornalisti bielorussi accusati di ‘organizzazione di disordini di massa’ all’indomani di una manifestazione tenutasi nella capitale Minsk il 19 dicembre, dopo lo svolgimento delle elezioni.

In tutto, 24 persone tra attivisti dell’opposizione e giornalisti, compresi sei candidati presidenti, sono state arrestate e incriminate e dovrebbero essere processate tra due o tre mesi. Ai detenuti viene attualmente negato accesso adeguato agli avvocati e alle cure mediche, nonostante alcuni di essi siano stati brutalmente picchiati dalla polizia antisommossa durante la manifestazione del 19 dicembre.

Secondo Amnesty International, picchiare e incriminare persone che manifestano pacificamente è un segnale di profondo disprezzo per i diritti umani e merita la massima condanna da parte della comunità internazionale.

Amnesty International ha dichiarato 16 degli arrestati ‘prigionieri di coscienza’, incriminati solo per aver espresso in modo pacifico le loro opinioni politiche. Sebbene rischino fino a 15 anni di carcere per ‘organizzazione di disordini di massa’, aggressione e resistenza armata, l’organizzazione per i diritti umani non ha rinvenuto alcuna prova che essi abbiano fatto ricorso o incitato alla violenza prima e durante la manifestazione, nel corso della quale un esiguo numero di giovani dal volto travisato ha attaccato gli edifici parlamentari.

Al contrario, un testimone oculare ha riferito che uno degli arrestati, il candidato presidente Mykalau Statkevich, aveva chiesto dal palco di cessare di assaltare i portoni del parlamento. Immagini filmate mostrano un altro candidato presidente, Vital Rymasheusky, mentre tenta di fermare i giovani prima che danneggino l’edificio.

Un terzo candidato presidente, Uladzimir Myaklyayeu, è stato colpito alla testa dagli agenti di polizia mentre si stava recando alla manifestazione. Uomini in borghese l’hanno prelevato dal reparto di terapia intensiva dove era stato ricoverato, per portarlo in carcere. Il 29 dicembre non era ancora in grado di parlare col suo avvocato e appariva in condizioni particolarmente gravi, ma non era stato ancora riportato in ospedale.

Un ulteriore candidato presidente, Andrei Sannikau, è stato colpito nel corso della manifestazione e potrebbe aver subito una frattura a una gamba. Il 29 dicembre, il suo avvocato l’ha visto nell’aula del tribunale ma non ha potuto conferire con lui.

Agli avvocati viene spesso negato di incontrare i loro assistiti, con la scusa ufficiale che le due sale riunioni nel centro di detenzione diretto dal Kgb sono occupate.

Complessivamente, 700 persone sono state arrestate per aver preso parte alla manifestazione del 19 dicembre. La maggior parte di loro è stata rilasciata dopo aver scontato brevi periodi di detenzione amministrativa, ma importanti esponenti politici, attivisti e giornalisti rimangono ancora in carcere. Oltre ai 25 già incriminati, altri 13 arrestati potrebbero ricevere analoghe accuse.

I 16 prigionieri di coscienza sono:

Alyaksei Mihalevich, Mykalau Statkevich, Uladzimir Nyaklyayeu, Rygor Kastuseu e Andrei Sannikau, candidati alle elezioni presidenziali;
i noti giornalisti Natallya Radzina, direttrice del sito Internet ‘Carta 97″; Iryna Khalip, corrispondente per il quotidiano russo ‘Novaya Gazeta’ e Syargei Vaznyak, direttore del quotidiano ‘Comrade’.
Alyaksandr Fyaduta, commentatore politico; Pavel Sevyarynets, attivista dell’opposizione ed esponente del comitato elettorale di Vital Rymasheusky; Anatol Lyabedka, del Partito civico unito; Uladzimir Kobets, esponente del comitato elettorale di Alyaksandr Sannikov; Zmitser Bandarenka, coordinatore del movimento di opposizione ‘Bielorussia europea”;  Alyaksandr Arastovych e Syargei Martseleu, esponenti del comitato elettorale di Mykalau Statkevich; e Anastasiya Palazhanka, vicepresidente del movimento ‘Fronte giovanile’.

Il candidato presidente Vital Rymasheusky è stato rilasciato su cauzione il 1° gennaio insieme ad Anatol Paulau e Aleg Korban, ma le imputazioni nei loro confronti rimangono in piedi.

Amnesty International sta esaminando la situazione di altre persone arrestate nel contesto della manifestazione del 19 dicembre e raggiunte dalle medesime incriminazioni, per verificare se vi possano essere ulteriori prigionieri di coscienza.

(21 dicembre 2010) La Bielorussia deve fermare il giro di vite sull’opposizione