Nazioni Unite, le potenze nucleari devono firmare lo storico trattato che vieta le armi nucleari - Amnesty International Italia

Nazioni Unite, le potenze nucleari devono firmare lo storico trattato che vieta le armi nucleari

22 Gennaio 2021

Tempo di lettura stimato: 4'

La giornata di oggi segna una tappa storica nella campagna per un mondo senza armi nucleari, ha dichiarato Amnesty International in occasione dell’entrata in vigore del Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari (Tpan). Ai sensi del diritto internazionale, il trattato vieta lo sviluppo, i test, il possesso, lo stoccaggio, l’utilizzo e la minaccia di utilizzo delle armi nucleari, ed è stato adottato da due terzi degli stati membri delle Nazioni Unite.

Nessuna delle potenze nucleari mondiali ha firmato il trattato e Amnesty International chiede a tutti questi paesi e anche agli altri di aderire al movimento per l’eliminazione delle armi più disumane e devastatrici mai create.

“Finora, le armi nucleari sono state le uniche armi di distruzione di massa non soggette a un trattato internazionale per la messa al bando, nonostante i terribili danni che procurano. Il cambiamento epocale di quest’oggi nel diritto internazionale, risultato di decenni di campagne portate aventi dalla società civile, ci avvicina ancora di più all’eliminazione definitiva della minaccia nucleare”, ha dichiarato Verity Coyle, alta consulente di Amnesty International su tematiche militari, di sicurezza e controllo.

“Tuttavia, il fatto che nessuno degli stati in possesso delle armi nucleari abbia aderito a questo trattato è motivo di profonda preoccupazione. La deterrenza nucleare è una strategia basata sulla minaccia di uccidere milioni di persone e scatenare una catastrofe umanitaria e ambientale e non trova spazio nel mondo di oggi”.

Un momento storico

Il Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari è stato adottato nel 2017 da due terzi degli stati membri delle Nazioni Unite ed entra in vigore oggi.

Il trattato vieta un’ampia gamma di azioni da parte degli stati, tra le quali lo sviluppo, i test, la produzione, la fabbricazione, il trasferimento, il possesso, l’immagazzinamento, l’utilizzo e la minaccia dell’utilizzo di armi nucleari o la possibilità di stazionamento di armi nucleari sul proprio territorio.

Si tratta di attività ordinarie: secondo la Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons, Ican), sono circa 150 le testate nucleari statunitensi complessivamente presenti in Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi e Turchia. Nessuno di questi paesi ha aderito al trattato.

Sebbene il Trattato di non proliferazione (Npt) del 1968 proibisca alle potenze non nucleari di produrre armi nucleari, non impone a tutte le parti un divieto generale sul loro utilizzo o possesso.

Allo stesso tempo, le potenze nucleari non hanno ottemperato ai propri obblighi previsti dal trattato di non proliferazione: nel 2019, secondo l’Ican, nove paesi hanno speso complessivamente 72,9 miliardi di dollari statunitensi in armi nucleari.

“Il Tpan colma un’enorme lacuna nel diritto internazionale e la sua entrata in vigore deve andare di pari passo con un cambio di rotta da parte di quegli stati che ancora sostengono, sotto qualsiasi forma, l’utilizzo delle armi nucleari”, ha aggiunto Verity Coyle.

“Tutti i governi hanno la responsabilità di mettere fine alla minaccia nucleare, in ottemperanza dei propri obblighi di garanzia di rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani”, ha concluso Verity Coyle.