Pratiche di conversione, la decisione della Commissione europea 

14 Maggio 2026

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La Commissione europea ha deciso di non vietare direttamente le cosiddette “pratiche di conversione”, ossia quei tentativi di modificare, sopprimere o negare l’orientamento affettivo e sessuale e l’identità di genere delle persone Lgbtqia+. Ha invece raccomandato agli stati membri di adottare una legge che vieti questi trattamenti lesivi della dignità della persona, degradanti e dannosi per la salute e la sicurezza.
Le raccomandazioni non sono vincolanti e rappresentano un invito a conformarsi alla richiesta avanzata.
A fine aprile il Parlamento europeo aveva votato a favore dell’introduzione di tale divieto, dando seguito a un’iniziativa popolare che ha raccolto un milione e 200 mila firme e chiedendo alla Commissione europea di proibire queste pratiche.
Se a livello europeo, come rileva l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali, il 24 per cento delle persone Lgbtqia+ intervistate è stato esposto a tali pratiche, in Italia la situazione è solo lievemente migliore.
Secondo il rapporto “Meglio a colori. Pratiche di conversione in Italia: rapporto sulla situazione attuale”, che ha isolato e analizzato i dati dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali, su 4959 persone Lgbtqia+ ascoltate in Italia, una su cinque (il 18 per cento) ha subito almeno un tentativo di conversione.
Tra queste, 2 su 3 (il 76 per cento) non hanno dato il proprio consenso. Quasi la metà delle restanti lo ha fornito sotto minaccia o pressione.