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L’Accordo di associazione tra Unione europea (Ue) e Israele è un trattato che, tra le altre cose, intende facilitare il commercio e che concede alle aziende israeliane privilegi come dazi bassi e altre facilitazioni commerciali.
L’accordo prevede l’impegno di Israele a rispettare i diritti umani e il diritto internazionale. In caso contrario, l’Ue può sospendere l’accordo.
L’Ue è il primo partner commerciale di Israele e deve intraprendere azioni concrete dopo che il governo israeliano ha violato massicciamente l’accordo superando impunemente una linea rossa dopo l’altra: dal genocidio in corso nella Striscia di Gaza, all’espansione degli insediamenti illegali, all’apartheid contro le persone palestinesi, di cui è espressione anche l’ultima incresciosa legge che prevede la pena di morte solo per loro. L’Italia e la Germania continuano ad avere un ruolo chiave nel bloccare la sospensione. In tutta Europa, più di un milione di persone hanno già partecipato all’Iniziativa Cittadina Europea che chiede la sospensione dell’Accordo di associazione Ue-Israele. Ora dobbiamo continuare a fare pressione perché ciò accada.
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L’articolo 2 dell’accordo contiene una clausola in cui il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali è stato concordato come “parte essenziale” dell’accordo e che obbliga i partner a rispettarlo.
Israele continua a violare l’articolo 2:
L’Ue è il principale partner commerciale di Israele con una quota del 32%. Il volume degli scambi ammonta a 42,6 miliardi di euro (2024), di cui 15,9 miliardi di euro per le esportazioni israeliane verso l’Ue e 26,7 miliardi per le esportazioni dell’Ue verso Israele. La sospensione dell’accordo – o almeno della parte commerciale – comporterebbe la perdita dell’accesso preferenziale al mercato unico europeo per l’economia israeliana e, secondo la Commissione Ue, a ulteriori dazi di 227 milioni di euro all’anno. Questo eserciterebbe quindi una notevole pressione economica. Sebbene con grave ritardo, è arrivato il momento di inviare un chiaro segnale politico al governo israeliano che l’Ue non si accontenta più di parole critiche e ammonimenti, ma è pronta ad adottare misure concrete ed efficaci.
Una sospensione completa dell’accordo richiederebbe un voto unanime di tutti gli stati dell’Ue. Questa unanimità probabilmente non sarà raggiunta. Chiediamo almeno una sospensione parziale che riguardi la parte commerciale dell’accordo. Per attuarla serve una maggioranza del 55% degli stati membri (15 su 27) che rappresentino almeno il 65% della popolazione Ue. Belgio, Slovenia, Spagna, Paesi Bassi e Irlanda si sono già espressi a favore, ma serve l’ok di uno stato popoloso e allo stesso tempo economicamente forte e influente, come l’Italia o la Germania.
Già nell’estate del 2025, l’Ue era stata sul punto di sospendere parzialmente l’Accordo. Prima Italia e Germania, tra gli altri, hanno bloccato una decisione, poi è arrivato il “cessate il fuoco” e la sospensione è stata accantonata.
Un nuovo punto di svolta è stato l’ampliamento della pena di morte da parte di Israele il 30 marzo di quest’anno, che di fatto si applica in maniera discriminatoria solo alle persone palestinesi. Ricordiamo che l’abolizione della pena di morte è una priorità della politica estera dell’Ue. Questa legge e i massicci attacchi di Israele in Libano hanno portato alcuni stati dell’Ue a chiedere nuovamente la sospensione dell’accordo e i ministri degli Esteri ne discuteranno nelle prossime riunioni.