Presidente Meloni: stop all’accordo di associazione Ue-Israele!

24 Aprile 2026

Foto di governo italiano

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L’Accordo di associazione tra Unione europea (Ue) e Israele è un trattato che, tra le altre cose, intende facilitare il commercio e che concede alle aziende israeliane privilegi come dazi bassi e altre facilitazioni commerciali.

L’accordo prevede l’impegno di Israele a rispettare i diritti umani e il diritto internazionale. In caso contrario, l’Ue può sospendere l’accordo. 

L’Ue è il primo partner commerciale di Israele e deve intraprendere azioni concrete dopo che il governo israeliano ha violato massicciamente l’accordo superando impunemente una linea rossa dopo l’altra: dal genocidio in corso nella Striscia di Gaza, all’espansione degli insediamenti illegali, all’apartheid contro le persone palestinesi, di cui è espressione anche l’ultima incresciosa legge che prevede la pena di morte solo per loro. L’Italia e la Germania continuano ad avere un ruolo chiave nel bloccare la sospensione. In tutta Europa, più di un milione di persone hanno già partecipato all’Iniziativa Cittadina Europea che chiede la sospensione dell’Accordo di associazione Ue-Israele. Ora dobbiamo continuare a fare pressione perché ciò accada. 

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Come Israele ha violato l’accordo?

L’articolo 2 dell’accordo contiene una clausola in cui il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali è stato concordato come “parte essenziale” dell’accordo e che obbliga i partner a rispettarlo.

Israele continua a violare l’articolo 2:

  • l’esercito israeliano ha ucciso oltre 70.000 persone nella Striscia di Gaza durante il genocidio ancora in corso, inclusi più di 20.000 bambini, e ha commesso molteplici crimini di guerra anche dopo il cosiddetto “cessate il fuoco”;
  • Israele ha completamente distrutto i mezzi di sussistenza delle persone;
  • Israele continua a bloccare gli aiuti umanitari verso la Striscia di Gaza;
  • da decenni la Cisgiordania (inclusa Gerusalemme Est) e la Striscia di Gaza sono occupate in violazione del diritto internazionale e l’espansione illegale da parte dei coloni, sostenuti dal governo di Israele, sta continuando nella totale impunità e con sempre maggiore violenza;
  • Israele ha imposto un sistema di apartheid alla popolazione palestinese; 
  • Israele ha ampliato la legge sulla pena di morte in una maniera profondamente discriminatoria, solo per le persone palestinesi;
  • Israele sta bombardando indiscriminatamente il Libano causando la morte di migliaia di persone e lo sfollamento di altre centinaia di migliaia. 

Quale effetto avrebbe una sospensione?

L’Ue è il principale partner commerciale di Israele con una quota del 32%. Il volume degli scambi ammonta a 42,6 miliardi di euro (2024), di cui 15,9 miliardi di euro per le esportazioni israeliane verso l’Ue e 26,7 miliardi per le esportazioni dell’Ue verso Israele. La sospensione dell’accordo – o almeno della parte commerciale – comporterebbe la perdita dell’accesso preferenziale al mercato unico europeo per l’economia israeliana e, secondo la Commissione Ue, a ulteriori dazi di 227 milioni di euro all’anno. Questo eserciterebbe quindi una notevole pressione economica. Sebbene con grave ritardo, è arrivato il momento di inviare un chiaro segnale politico al governo israeliano che l’Ue non si accontenta più di parole critiche e ammonimenti, ma è pronta ad adottare misure concrete ed efficaci.

Perché la voce dell’Italia è decisiva?

Una sospensione completa dell’accordo richiederebbe un voto unanime di tutti gli stati dell’Ue. Questa unanimità probabilmente non sarà raggiunta. Chiediamo almeno una sospensione parziale che riguardi la parte commerciale dell’accordo. Per attuarla serve una maggioranza del 55% degli stati membri (15 su 27) che rappresentino almeno il 65% della popolazione Ue. Belgio, Slovenia, Spagna, Paesi Bassi e Irlanda si sono già espressi a favore, ma serve l’ok di uno stato popoloso e allo stesso tempo economicamente forte e influente, come l’Italia o la Germania.

Perché ora c’è una possibilità di cambiamento?

Già nell’estate del 2025, l’Ue era stata sul punto di sospendere parzialmente l’Accordo. Prima Italia e Germania, tra gli altri, hanno bloccato una decisione, poi è arrivato il “cessate il fuoco” e la sospensione è stata accantonata.
Un nuovo punto di svolta è stato l’ampliamento della pena di morte da parte di Israele il 30 marzo di quest’anno, che di fatto si applica in maniera discriminatoria solo alle persone palestinesi. Ricordiamo che l’abolizione della pena di morte è una priorità della politica estera dell’Ue. Questa legge e i massicci attacchi di Israele in Libano hanno portato alcuni stati dell’Ue a chiedere nuovamente la sospensione dell’accordo e i ministri degli Esteri ne discuteranno nelle prossime riunioni.

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