Il prezzo delle molestie online contro le donne - Amnesty International Italia

Il prezzo delle molestie online contro le donne

22 gennaio 2018

Tempo di lettura stimato: 3'

di Azmina Dhrodia, ricercatrice di Amnesty International su tecnologia e diritti umani

Ogni giorno, miliardi di persone in tutto il mondo usano i social media per connettersi, discutere, imparare, condividere. Queste piattaforme possono dare voce a chi non ce l’ha, possono avere un ruolo importante nel far emergere ingiustizie sociali.

Di recente, donne da tutto il mondo hanno usato i social media per parlare della violenza, degli abusi e delle molestie che subiscono offline, con l’hashtag #metoo.

D’altra parte, la diffusa disuguaglianza e discriminazione che le donne vivono nella società viene replicata online.

Atti di violenza e molestie online contro le donne sono l’estensione di quelli che avvengono offline. Sappiamo che esistono ma mancano dati quantitativi sulla portata e l’intensità di questa problematica e sul suo impatto.

Per questo Amnesty International ha commissionato a Ipsos Mori un sondaggio sulle violenze online e sui social media, che ha coinvolto donne tra i 18 e i 55 anni in Regno Unito, Usa, Spagna, Danimarca, Italia, Svezia, Polonia e Nuova Zelanda.

Il 23 per cento delle donne intervistate aveva sperimentato qualche forma di abuso o molestia online (dal 16 per cento in Italia al 33 per cento negli Usa). Di queste, oltre il 26 per cento ha dichiarato di aver ricevuto minacce di aggressioni fisiche o sessuali.

L’impatto psicologico su di loro è grave e si ripercuote in tutti gli aspetti della vita. Dietro ai numeri ci sono sempre delle storie. Ho intervistato molte donne sulla loro esperienza di molestie online, comprese alcune con un importante profilo pubblico.

Ho parlato con Pamela Merritt, una blogger e attivista americana per i diritti sessuali e riproduttivi, che mi ha raccontato: “Ho avuto minacce di morte, persone che postavano commenti razzisti, sessisti, omofobi e attacchi contro l’aborto ma in maniera ostile e violenta, tipo ‘sostieni l’aborto per cui meriti di morire’”.

Pamela non è la sola, secondo il sondaggio, il 46 per cento delle donne che hanno sperimentato abusi o molestie online hanno ricevuto commenti di natura sessista o misogina.

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