Processo per le violenze alla scuola Diaz di Genova: tredici funzionari dello Stato condannati in primo grado. Il commento della Sezione Italiana di Amnesty International - Amnesty International Italia

Processo per le violenze alla scuola Diaz di Genova: tredici funzionari dello Stato condannati in primo grado. Il commento della Sezione Italiana di Amnesty International

13 novembre 2008

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CS148: 14/11/2008

Analogamente alla sentenza di primo grado sui fatti avvenuti nella caserma di Bolzaneto, quella emessa ieri sulle violenze nella scuola Diaz conferma che qualcosa di grave accadde a Genova nel luglio di sette anni fa.

Tredici funzionari dello Stato sono stati condannati per le brutalità commesse nei confronti di decine di persone inermi. Amnesty International vuole sottolineare che, se il processo è giunto a tale conclusione, ciò si deve alla tenacia dei pubblici ministeri e al coraggio delle vittime, delle organizzazioni che le hanno sostenute e dei loro avvocati, che hanno preso parte a centinaia di udienze in un contesto nel quale si è più volte cercato di aggirare l’obiettivo dell’accertamento della verità.

Nonostante questo contesto, la sentenza di ieri afferma che, la notte tra il 21 e il 22 luglio 2001, un gruppo di agenti di polizia e un loro dirigente si sono resi responsabili di violenze brutali e gratuite all’interno della scuola Diaz.

Amnesty International chiede ai vertici di polizia come intendano commentare questa parte della sentenza.

Occorrerebbe chiedersi se una sentenza diversa, nella quale fossero state accertate ulteriori responsabilità penali nella catena di comando, avrebbe potuto essere favorita da un diverso comportamento delle autorità italiane che mai, in questi sette anni, hanno voluto contribuire alla ricerca della verità e della giustizia. In questi anni non abbiamo sentito una parola forte di condanna per il comportamento tenuto dalle forze dell’ordine nel luglio 2001, non c’è stata una commissione d’inchiesta, non si è risolto il problema dell’identificazione dei funzionari delle forze dell’ordine, non sono stati istituiti organi di monitoraggio indipendenti né meccanismi correttivi interni.

Davanti a questo quadro preoccupante, pesano le condanne e pesano le assoluzioni. Amnesty International valuterà le une e le altre con maggiore dettaglio nel momento in cui saranno note le motivazioni della sentenza.

FINE DEL COMUNICATO                                            Roma, 14 novembre 2008

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