Quattro prigionieri di coscienza condannati in Bielorussia - Amnesty International Italia

Quattro prigionieri di coscienza condannati in Bielorussia

17 maggio 2011

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Amnesty International ha deplorato la condanna di quattro prigionieri di coscienza della Bielorussia, tra cui l’ex candidato alla presidenza della Repubblica Andrei Sannikau, per aver preso parte alle manifestazioni indette nel dicembre 2010, dopo la comunicazione dei risultati elettorali.

Sabato 14 maggio un tribunale della capitale Minsk ha condannato Sannikau a cinque anni di carcere. Sua moglie, la giornalista Iryna Khalip, è stata condannata a due anni di carcere con sospensione della pena. Pavel Sevarnyets e Syargei Martseleu sono stati condannati a trascorrere tre anni in un istituto correzionale, seguiti da due anni di libertà condizionata.

Amnesty International chiede che i quattro prigionieri di coscienza siano prosciolti da ogni imputazione e rimessi in libertà immediatamente e senza condizioni.

Dopo la comunicazione dell’esito delle elezioni presidenziali del 19 dicembre, che avevano confermato alla guida del paese Aleksandr Lukashenka, oltre 30.000 persone si radunarono nel centro di Minsk per denunciare i brogli elettorali e manifestare sostegno dei candidati dell’opposizione.

Ai primi segni di violenza, di fronte alla sede del governo, la polizia antisommossa intervenne per disperdere la folla e arrestò oltre 700 persone, nella stragrande maggioranza dei casi manifestanti pacifici o semplici passanti.

Nella sua circostanziata denuncia sulle torture subite, Sannikau ha dichiarato che, subito dopo l’arresto del 19 dicembre, venne picchiato e costretto a non usare i gabinetti per ore. Nei giorni successivi, fu trasferito in una cella gelida, obbligato a denudarsi e a rimanere in piedi contro una parete con le braccia e le gambe incrociate e poi a strisciare a terra mentre uomini col volto camuffato lo deridevano e lo prendevano a calci.

Dopo aver rifiutato di confessare, gli uomini del Kgb (i servizi segreti bielorussi) minacciarono di usare ‘metodi ancora più brutali’ contro sua moglie e suo figlio. Consapevole del fatto che sua moglie era a sua volta in carcere e che le autorità stavano tentando di strappare il figlio alla coppia e affidarlo ai servizi sociali, da allora ha cercato di avere un atteggiamento più condiscendente.

Sannikau ha potuto incontrare privatamente un avvocato solo il 22 marzo, tre mesi dopo il suo arresto. Per un mese gli è stato impedito di spedire e ricevere lettere ed è rimasto praticamente isolato dal mondo esterno.