Indagini, azioni legali e condanne infondate contro persone come difensori dei diritti umani, giornalisti, politici dell’opposizione e altre si sono intensificate. L’ingerenza dell’esecutivo nei confronti della magistratura è stata ancora più forte. Sentenze vincolanti della Corte europea dei diritti umani sono rimaste inapplicate in diversi casi emblematici. I diritti alla libertà di riunione pacifica e d’associazione sono stati arbitrariamente limitati. Le forze di sicurezza hanno utilizzato armi non letali contro persone che manifestavano in modo pacifico, provocando numerosi ferimenti. Il paese ha continuato a ospitare un gran numero di persone rifugiate e migranti; alcune sono rimaste a rischio di rimpatrio illegale. È perdurata una cultura dell’impunità per i casi di violazioni dei diritti umani, incluse presunte torture e maltrattamento da parte di funzionari statali. L’insieme delle politiche climatiche della Turchia è stato valutato come “altamente insufficiente”.
La Turchia ha dovuto ancora fare i conti con una crescente crisi del costo della vita: a fine anno, l’inflazione generale aveva superato il 30 per cento, quella dei prodotti alimentari era andata oltre il 28 per cento e quella relativa agli alloggi oltre il 49 per cento.
Le autorità hanno avviato indagini e procedimenti penali contro decine di rappresentanti eletti e membri del Partito popolare repubblicano (Cumhuriyet Halk Partisi – Chp) in tutta la Turchia, in una repressione generalizzata del principale partito d’opposizione. Sono state incarcerate figure importanti, tra cui il sindaco di Istanbul e candidato alla presidenza Ekrem İmamoğlu, che rischiava fino a 2.352 anni di carcere per una quantità enorme di accuse, tra cui corruzione, creazione e direzione di un’organizzazione criminale.1
Un processo di pace tra lo stato e il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Partîya Karkerén Kurdîstan – Pkk), che ha visto anche colloqui diretti con il suo leader incarcerato Abdullah Öcalan, ha portato alla dismissione delle armi e all’istituzione di una commissione parlamentare per il processo di pace composta da tutti i partiti.
La direzione generale delle foreste ha annunciato che 16.500 ettari di boschi sono stati distrutti dalle fiamme in oltre 5.200 incendi verificatisi tra gennaio e agosto.
A gennaio, Fırat Epözdemir, membro del consiglio dell’ordine degli avvocati di Istanbul, è stato arrestato arbitrariamente al ritorno da una visita di sensibilizzazione al Consiglio d’Europa e trattenuto in custodia cautelare con l’accusa di “appartenenza a un’organizzazione terroristica armata” e di “propaganda a favore di un’organizzazione terroristica”. È stato rilasciato a maggio con misure di controllo giudiziario, in attesa del processo.
A febbraio, gli imputati del processo sui fatti di Gezi Park Mücella Yapıcı, Hakan Altınay e Yiğit Ekmekçi sono stati assolti dall’accusa di aver violato la legge su raduni e manifestazioni (legge n. 2911). Erano stati nuovamente processati dopo che, a settembre 2023, erano state annullate le condanne loro inflitte per aver aiutato Osman Kavala (v. sotto, Detenzione arbitraria e processi iniqui) nel “tentativo di rovesciare il governo” durante le proteste di massa del 2013.
A febbraio, almeno 50 persone in 10 province, tra cui giornalisti, attivisti politici, avvocati e difensori dei diritti umani, sono state arrestate nell’ambito di un’indagine condotta dal procuratore capo di Istanbul. Trenta persone, tra cui i giornalisti Yıldız Tar, Elif Akgül ed Ercüment Akdeniz, sono state successivamente rimandate in carcere dai tribunali di Istanbul per “appartenenza a un’organizzazione terroristica armata”. Si riteneva che fossero state incriminate per legami con il Congresso democratico del popolo (Halkların Demokratik Kongresi – Hdk), una piattaforma legittima istituita nel 2011 che comprende vari partiti politici d’opposizione e gruppi impegnati su temi di genere, ambiente e diritti delle minoranze religiose. Almeno tre delle persone perseguite sono state condannate e una assolta; i processi delle altre erano ancora in corso a fine anno.
A giugno, Mehmet Pehlivan, avvocato del sindaco di Istanbul incarcerato Ekrem İmamoğlu, è stato arrestato arbitrariamente per “appartenenza a un’organizzazione criminale”, nel contesto di crescenti ritorsioni contro persone impegnate nella professione legale.
A ottobre, una sentenza della Corte costituzionale ha stabilito che il diritto del prigioniero di coscienza Tayfun Kahraman ad avere un processo equo era stato violato quando, nel 2022, era stato condannato in relazione alle proteste di Gezi Park del 2013. In seguito alla sentenza, Tayfun Kahraman ha presentato appello per il rilascio ma il ricorso è stato respinto a novembre.
Il prigioniero di coscienza Osman Kavala è rimasto in carcere, nonostante due sentenze vincolanti della Corte europea dei diritti umani che ne ordinavano il rilascio e una procedura d’infrazione contro la Turchia avviata dal Consiglio d’Europa nel 2022. Sono rimasti pendenti due ricorsi alla Corte costituzionale per contestare la condanna di Osman Kavala del 2022 e la sentenza della Corte di cassazione del 2023 che l’ha confermata.
Anche Selahattin Demirtaş e Figen Yüksekdağ, ex leader del Partito democratico popolare (Halkların Demokratik Partisi – Hdp), sono rimasti in carcere nonostante le sentenze della Corte europea dei diritti umani che ne avevano ordinato l’immediato rilascio. A luglio, la Corte ha pubblicato un nuovo verdetto con cui ha stabilito che la detenzione continuata di Selahattin Demirtaş era “basata su una motivazione inadeguata e perseguiva un secondo fine”.
A febbraio è stato imposto un divieto assoluto di protesta per 15 giorni, dopo che un funzionario nominato dal governo ha sostituito il sindaco eletto della municipalità metropolitana di Van, a seguito della condanna penale di quest’ultimo. Per disperdere le manifestazioni pacifiche di persone che si
erano radunate presso il municipio, la polizia ha fatto uso illegale della forza, tra cui percosse, gas lacrimogeni e proiettili di plastica. Almeno 348 persone sono state arrestate, tra cui 70 minori e sei tra giornalisti e giornaliste. Sempre a febbraio, la polizia ha arrestato 18 persone dopo aver spruzzato spray al peperoncino e fatto uso illecito della forza per disperdere una protesta organizzata dal Movimento delle donne libere (Özgür Kadın Hareketi/Tevgera Jinên Azad – Okh/Tja), nella provincia di Van.
Il governatorato di Beyoğlu ha vietato le manifestazioni a Istanbul in occasione della Giornata internazionale della donna, l’8 marzo. Oltre 100 persone che manifestavano pacificamente sono state arrestate per aver violato la legge n. 2911. Una donna è stata anche accusata di “insulto al presidente”.
Proteste di massa, principalmente da parte di studenti dell’università, si sono svolte in tutto il paese tra il 19 e il 26 marzo, in seguito alla revoca del diploma universitario del sindaco di Istanbul, Ekrem İmamoğlu, e al suo successivo arresto.2 Almeno quattro governatori hanno emesso divieti assoluti di manifestare, sebbene a novembre un tribunale abbia annullato il divieto nel governatorato di Istanbul ritenendolo “sproporzionato” e “illegale”. La polizia ha fatto uso illegale della forza, a volte equivalente a maltrattamenti, contro manifestanti che protestavano pacificamente. Tra questi, sette donne hanno riferito di essere state denudate, perquisite e picchiate durante il fermo presso la sezione antiterrorismo della direzione provinciale della sicurezza di Ankara. L’uso illegale di armi non letali contro manifestanti ha provocato numerosi ferimenti. Il ministero dell’Interno ha annunciato che 1.879 persone sono state arrestate nei luoghi delle proteste o nelle proprie abitazioni durante questo periodo.
Le autorità hanno vietato le proteste in piazza Taksim, nella capitale Istanbul, nonostante una sentenza della Corte costituzionale del 2023 secondo cui vietare le manifestazioni del Primo maggio in quel luogo costituiva una violazione del diritto di riunione pacifica. Il 1° maggio, le autorità hanno chiuso diverse linee della metropolitana e di altri mezzi pubblici, nonché decine di strade in tutta la città. Il 29 e 30 aprile, almeno 111 persone sono state arrestate preventivamente durante incursioni domiciliari. Oltre 430 persone, tra cui 11 legali, che hanno tentato di radunarsi il 1° maggio sono state sottoposte all’uso illegale della forza e sono state arrestate. Al contrario, a migliaia di persone è stato invece permesso di radunarsi nei quartieri di Kadıköy e Kartal di Istanbul per le manifestazioni ufficiali.
A giugno sono stati emessi divieti assoluti contro le marce del Pride lgbti e trans a Istanbul e manifestanti pacifici sono stati sottoposti all’uso illegale della forza da parte della polizia. Oltre 90 persone sono state arrestate arbitrariamente. Il 29 giugno, due attiviste e un attivista sono stati rinviati in carcere per violazione della legge n. 2911 e quindi rilasciati l’8 agosto in attesa del processo. A fine anno erano ancora in corso i procedimenti giudiziari nei confronti di 92 persone accusate di aver partecipato alle marce del Pride.
A settembre, un tribunale di Istanbul ha deciso di rimuovere la leadership eletta del Chp nella provincia, dando il via a proteste in cui la polizia ha fatto uso illegale della forza.3
A gennaio, 11 esponenti del consiglio esecutivo dell’ordine degli avvocati di Istanbul hanno ricevuto un’incriminazione per “propaganda a favore di un’organizzazione terroristica” e “diffusione pubblica di informazioni fuorvianti”. Avevano pubblicamente chiesto un’indagine efficace sulla morte di un giornalista e una giornalista, cittadini della Turchia, avvenuta in Siria nel dicembre 2024.4 Il procedimento giudiziario era ancora in corso a fine anno.
A marzo, il giornalista britannico Mark Lowen è stato arrestato ed espulso a causa dei servizi realizzati sulle proteste legate all’arresto del sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu. A marzo, il giornalista svedese Joakim Medin è stato arrestato al suo arrivo in Turchia con l’accusa di “insulto al presidente” e di “appartenenza a un’organizzazione terroristica armata”. È stato condannato a 11 mesi di reclusione per la prima accusa e rilasciato a maggio, in attesa del processo per la seconda.
A giugno, in seguito alla pubblicazione di una vignetta sulla rivista satirica LeMan, il vignettista Doğan Pehlevan, il contabile Ali Yavuz, il caporedattore Zafer Aknar, il grafico Cebrail Okçu e il caporedattore Aslan Özdemir sono stati posti in custodia cautelare per “incitamento all’odio o all’ostilità”.5
Il difensore dei diritti umani Enes Hocaoğulları è stato posto in custodia cautelare ad agosto, al suo ritorno in Turchia da una conferenza del Consiglio d’Europa, ed è stato rilasciato a settembre in attesa del processo.6 È stato accusato di “diffusione pubblica di informazioni fuorvianti” e di “incitamento all’odio e all’inimicizia” per aver parlato delle violazioni dei diritti umani commesse durante le proteste seguite all’arresto del sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu.
Il cantante Mabel Matiz è stato incriminato per il testo della sua canzone Perperişan, ritenuto lesivo della moralità pubblica ai sensi dell’art. 226/1-b, 2 del codice penale. Rischiava fino a tre anni di reclusione. A ottobre, il canale televisivo indipendente Tele 1 è stato rilevato dallo stato e il suo caporedattore Merdan Yanardağ è stato posto in custodia cautelare con l’accusa di spionaggio.
A marzo, l’ordinanza di un tribunale amministrativo ha posto fine al mandato del consiglio dell’ordine degli avvocati di Istanbul. Ciò ha fatto seguito a una causa civile che chiedeva le dimissioni dei membri del consiglio per aver agito al di fuori dell’ambito dei loro doveri legali.
A marzo, un tribunale amministrativo ha emesso la sentenza definitiva in merito alla decisione del 2024 di chiudere l’Associazione di monitoraggio delle migrazioni (Göç İzleme Derneği – Göçizder), accusata di “operare in linea con gli obiettivi di un gruppo terroristico armato”. Il ricorso dell’organizzazione contro la decisione era ancora pendente a fine anno.
A dicembre, un tribunale di Smirne ha ordinato lo scioglimento dell’Associazione giovani lgbti+ (Genç LGBTI+ Derneği), stabilendo che aveva svolto attività al di fuori del suo scopo dichiarato e condiviso immagini “oscene” sui social media, incompatibili con i “valori morali della
società”, che potevano “incoraggiare o promuovere” le identità lgbti.
Era ancora in corso a fine anno la causa intentata nel 2022 per chiudere il centro di comunità Tarlabaşı di Istanbul, sulla base del fatto che avrebbe svolto “attività contrarie al suo scopo, alla legge e alla moralità”. L’organizzazione era stata accusata di “aver tentato di influenzare l’orientamento sessuale dei bambini” attraverso la “normalizzazione della sessualità di individui noti nella società come persone lgbti”.
A febbraio, l’avvocato per i diritti delle persone rifugiate ed ex presidente di Amnesty International Turchia Taner Kılıç è stato assolto a quasi otto anni dall’arresto, avvenuto nel giugno 2017, dopo più di 14 mesi in detenzione. Nel 2020 fu condannato a oltre sei anni di carcere per “appartenenza a un’organizzazione terroristica”, nonostante l’assenza di prove credibili.
Nel 2022, la Corte di cassazione annullò la condanna, sostenendo che l’indagine non era stata completa. Il tribunale di primo grado confermò questa sentenza nel giugno 2023. L’assoluzione è diventata definitiva nel 2025, quando la Corte di cassazione ha respinto il ricorso del pubblico ministero.
A febbraio, la professoressa Şebnem Korur Fincancı è stata assolta dall’accusa di “insulto alla nazione turca” per i suoi commenti televisivi in qualità di esperta di medicina legale in merito ad accuse di tortura. L’appello contro la sua condanna del 2023 per “propaganda per un’organizzazione terroristica” era ancora pendente a fine anno.
A marzo, dopo oltre quattro mesi di carcere, Nimet Tanrıkulu è stata rilasciata grazie a una decisione provvisoria del tribunale penale per reati gravi n. 24 di Istanbul durante l’udienza di apertura del suo procedimento per “appartenenza a un’organizzazione terroristica”.
Sempre a marzo, 45 esponenti delle Madri/Persone del sabato (Cumartesi Anneleri/İnsanları), parenti di vittime di sparizioni forzate negli anni Ottanta e Novanta, sono stati assolti da un’azione penale intentata nei loro confronti per la 700ª veglia pacifica risalente al 2018.7 Le restrizioni alle veglie settimanali del gruppo a Istanbul sono continuate, anche con il blocco di piazza Galatasaray da parte della polizia.
Ufficiali di alto livello hanno continuato a usare un linguaggio discriminatorio che ha contribuito a consolidare stereotipi di genere dannosi e a perpetuare omofobia e transfobia nelle istituzioni.
A giugno, l’agenzia per i medicinali e i dispositivi medici, che fa capo al ministero della Salute, ha vietato la prescrizione e la fornitura di ormoni specifici per le procedure di affermazione di genere alle persone di età inferiore ai 21 anni. La misura, che sulla carta voleva impedire l’uso di questi ormoni “per scopi diversi da quelli previsti”, ha violato la legge vigente, che ne consente l’accesso alle persone maggiori di 18 anni.
Durante l’anno sono stati resi pubblici tre disegni di legge mirati alle persone lgbti che hanno rappresentato un attacco senza precedenti ai loro diritti umani e a quelli di chi li supporta. Le proposte, che intendevano punire qualsiasi espressione di identità lgbti e le relazioni consensuali tra persone dello stesso sesso e che avrebbero reso quasi impossibile ottenere il riconoscimento legale del genere, alla fine non sono state presentate al parlamento.8
Secondo la piattaforma We Will Stop Feminicides, nel 2025, 294 donne sono state uccise da uomini e 297 donne sono state trovate morte in circostanze sospette.
Ad aprile, i blogger e attivisti turkmeni Alisher Sakhatov e Abdulla Orusov sono stati arrestati e trattenuti in un centro di espulsione. A luglio, la loro scomparsa dal centro ha destato preoccupazioni sul possibile rimpatrio in Turkmenistan. A fine anno, né la Turchia né il Turkmenistan avevano reso nota la loro sorte o la loro ubicazione.
A febbraio, la direzione per la gestione delle migrazioni di Bursa ha respinto la domanda di protezione internazionale del richiedente asilo afgano Tabriz Saifi, interrompendo così bruscamente il suo accesso a cure mediche essenziali.9 Il suo status di richiedente asilo è stato ripristinato a maggio, così come il suo pieno accesso alle cure mediche. Tabriz Saifi è morto a settembre per complicazioni sanitarie.
A settembre è iniziato il processo a 13 agenti di polizia accusati della morte in custodia di Ahmet Güreşçi e della tortura di suo fratello Sabri Güreşçi, entrambi arrestati per presunti saccheggi in seguito ai terremoti del 2023. Tutti gli agenti sono rimasti in libertà.
Il Climate Action Tracker ha valutato nel complesso le politiche e le azioni sul clima della Turchia come “altamente insufficienti”, criticando la dipendenza del paese dai combustibili fossili.
Note:
1 Türkiye: Unlawful detention of lawyer Mehmet Pehlivan and escalating repression of the legal profession, 1° luglio.
2 Türkiye: “I Cannot Breathe” Allegations of torture and other ill-treatment in the context of mass protests between 19-26 March must be investigated, 19 giugno.
3 Türkiye: Crackdown on freedom of expression and assembly exposes troubling pattern of police violence, 10 settembre.
4 Türkiye: Amicus Curiae Brief in Legal Proceedings Against the Istanbul Bar Association Executive Board, 9 settembre.
5 Türkiye: Release imprisoned satirical magazine staff, 21 luglio.
6 Türkiye: Release arbitrarily imprisoned activist: Enes Hocaoğulları, 19 agosto.
7 Türkiye: Acquittal of Saturday Mothers protesters brings seven year ordeal to an end, 14 marzo.
8 Türkiye: Factsheet on leaked law proposals against LGBTI+ rights in Türkiye, 25 novembre.
9 Türkiye: Asylum seeker at serious health risk: Tabriz Saifi, 11 marzo.