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Repubblica dell’Unione del Myanmar

Capo di stato e di governo: U Win Myint

In tutto il paese si sono verificate gravi violazioni dei diritti umani mentre è proseguito il conflitto armato interno tra l’esercito e i gruppi armati etnici. Negli stati di Rakhine e Chin hanno avuto luogo attacchi aerei e bombardamenti indiscriminati da parte dei militari e migliaia di civili sono stati sfollati. I gruppi umanitari hanno affrontato gravi restrizioni alle attività, che limitavano l’accesso alle popolazioni a rischio. Negli stati di Rakhine e Chin, le autorità hanno imposto indebite restrizioni all’accesso alle informazioni, con un impatto negativo sulla possibilità per le comunità di ricevere notizie che potevano essere d’importanza vitale, sia durante la pandemia da Covid-19 sia nel corso del conflitto armato. La persecuzione dei difensori dei diritti umani è continuata in tutto il paese. Le autorità hanno imposto restrizioni arbitrarie ai diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica.

 

CONTESTO

Il 23 gennaio, la Corte internazionale di giustizia ha ordinato al Myanmar d’impedire atti di genocidio contro i musulmani rohingya, in attesa dell’esame della causa presentata dal Gambia. La Corte ha anche imposto al Myanmar di riferire regolarmente sull’attuazione di questo ordine.

Il governo ha ripetutamente sottolineato che l’accertamento delle responsabilità dei perpetratori di violazioni dei diritti umani era un affare interno. Tuttavia, l’impunità ha continuato a dilagare e il governo non ha compiuto passi significativi verso l’istituzione di una forma di supervisione civile sui militari o la creazione di efficaci meccanismi interni d’indagine e di accertamento delle responsabilità.

La pandemia da Covid-19 ha visto l’applicazione di diversi gradi di misure di lockdown nelle principali città, mentre i casi continuavano ad aumentare. Il sistema sanitario del paese si è rivelato mal equipaggiato per far fronte a un’epidemia di così grande portata e gli effetti economici della pandemia hanno avuto un impatto negativo sulle popolazioni a rischio, in particolare gli sfollati interni e milioni di persone che vivono in povertà.

Nelle elezioni politiche dell’8 novembre, la Lega nazionale per la democrazia di Aung San Suu Kyi ha mantenuto la maggioranza parlamentare.

Le votazioni sono state annullate nelle parti del paese colpite dal conflitto, compresa gran parte dello stato di Rakhine. Di conseguenza, oltre un milione e mezzo di persone, principalmente rakhine, sono state private del diritto di voto. La stragrande maggioranza della popolazione rohingya era già stata privata del diritto di voto prima delle elezioni del 2015 con l’annullamento della “carta bianca”, un documento di identità.

 

VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI NEL CONTESTO DEL CONFLITTO ARMATO INTERNO

Durante l’anno, civili sono stati uccisi o feriti da attacchi aerei e bombardamenti indiscriminati da parte dei militari in molte parti dello stato di Rakhine e nel distretto di Paletwa, nello stato di Chin.

Dall’escalation del conflitto tra l’esercito e l’armata Arakan, all’inizio del 2019, sono aumentati i casi di lavoro forzato, detenzione arbitraria, tortura e altri maltrattamenti di civili da parte delle truppe governative.

Nel Kachin e nello Shan Settentrionale sono continuate a emergere denunce di violazioni dei diritti umani contro civili da parte dell’esercito, nel contesto di diversi conflitti armati. Tra i casi segnalati di violazioni dei diritti umani da parte di gruppi armati etnici c’erano rapimenti, omicidi, detenzione illegale, reclutamento forzato di adulti e bambini in gruppi armati, facchinaggio forzato ed estorsione.

Il 12 giugno, il ministro dell’Unione per la Previdenza sociale, il salvataggio e il reinsediamento ha annunciato che avrebbe costituito due organismi per eliminare le mine antipersona in tutto il paese, come parte del piano di reinsediamento dei civili sfollati dal conflitto armato. Sia l’esercito, sia i gruppi armati etnici hanno continuato a utilizzare mine antipersona e ordigni esplosivi improvvisati.

 

SFOLLATI INTERNI

Negli stati di Rakhine, Chin, Kachin e Shan Settentrionale, circa 300.000 persone erano sfollate a causa del conflitto armato tra l’esercito del Myanmar e vari gruppi armati etnici. Lungo il confine tra Tailandia e Myanmar rimanevano sfollate decine di migliaia di persone a causa del conflitto risalente a decenni prima.

Decine di migliaia di persone sono state sfollate nel corso dell’anno nel Rakhine a causa del conflitto armato, andando ad aggravare la situazione già critica di sfollamento esistente nello stato, in cui 130.000 persone, in gran parte musulmani rohingya, sono rimaste a tutti gli effetti internate nei campi dai tempi delle violenze del 2012. Nello stato di Kachin, quasi 100.000 persone sono rimaste nei campi, sfollate dal 2011 dopo la ripresa dei combattimenti tra l’Esercito per l’indipendenza del Kachin e l’esercito.

Il governo ha previsto la chiusura di molti campi per sfollati interni ma, nel corso dell’anno, nessuno è stato chiuso. Non è stato avviato il rimpatrio dei rifugiati rohingya che si trovano in Bangladesh, dopo essere fuggiti dalle atrocità commesse nello stato di Rakhine nel 2016 e nel 2017.

 

DINIEGO DELL’ACCESSO UMANITARIO

Le agenzie delle Nazioni Unite e le Ong internazionali che consegnano aiuti umanitari e provviste hanno incontrato forti ostacoli nel tentativo di portare avanti le loro attività. Le autorità hanno limitato l’accesso alle aree colpite dal conflitto e ai luoghi contesi tra governo e gruppi armati etnici.

Le restrizioni agli attori umanitari sono state particolarmente gravi nello stato di Rakhine, dove una burocrazia ingombrante e i divieti di viaggio imposti dal governo hanno impedito l’accesso alle popolazioni a rischio, anche in contesti di conflitto e di sfollamento.

Viaggiare all’interno dello stato di Rakhine era rischioso per i gruppi umanitari. Ad aprile, un veicolo dell’Oms, che trasportava campioni per il test del Covid-19 nel distretto di Minbya, nello stato di Rakhine, è stato attaccato con armi da fuoco e l’autista è stato ucciso. Il 28 ottobre, due uomini sono stati feriti e uno ucciso su un’imbarcazione che trasportava aiuti, contrassegnata dal simbolo della Cicr, nel distretto di Rathedaung. In entrambi i casi, sia i militari del Myanmar, sia l’armata Arakan hanno negato la loro responsabilità.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE, ASSOCIAZIONE E RIUNIONE

Le autorità hanno impiegato una serie di leggi repressive per arrestare, perseguire e incarcerare persone che avevano esercitato i loro diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica.

Durante tutto l’anno si sono verificati arresti e procedimenti giudiziari arbitrari motivati politicamente; 58 persone sono state imprigionate. Le autorità hanno spesso emesso incriminazioni nei confronti di voci critiche e difensori dei diritti umani ricorrendo alla sezione 66 (d) della legge sulle telecomunicazioni del 2013 e alle sezioni 505 (a) e 505 (b) del codice penale dell’era coloniale.

Utilizzando le due leggi, le autorità hanno accusato la compagnia di poesia Peacock Generation di “diffamazione online”, per le loro pacifiche performance di thangyat, in cui criticavano i militari. Il thangyat è una forma d’arte tradizionale che fonde poesia, commedia e musica a fini satirici e viene eseguita ad aprile, durante il festival dell’acqua, in occasione del nuovo anno. Sei membri del gruppo sono stati condannati a pene detentive tra i due e i sei anni. A fine anno, tre di loro erano ancora in carcere.

Le autorità hanno impiegato la legislazione sulla sicurezza nazionale per limitare arbitrariamente il diritto alla libertà d’espressione e informazione. La legge sulle associazioni illegali del 1908 è stata spesso utilizzata per prendere di mira, molestare, intimidire e punire attivisti e giornalisti, in particolare quelli appartenenti a minoranze etniche e religiose.

Il 24 marzo, il governo ha bollato l’armata Arakan come organizzazione terroristica, circostanza che ha effettivamente messo fuorilegge qualsiasi comunicazione con il gruppo. Almeno tre giornalisti sono stati perseguiti ai sensi della legge antiterrorismo e delle sezioni 17 (1) e 17 (2) della legge sulle associazioni illegali, per aver contattato l’armata Arakan. Gli operatori dei media hanno fatto autocensura e hanno solitamente dichiarato di non essere in grado di contattare il gruppo etnico armato per un commento, per timore di essere perseguiti.

Secondo la legge sulle riunioni e i cortei pacifici, gli organizzatori di raduni pubblici, come manifestazioni o processioni pacifiche, erano tenuti a informare la polizia prima dell’evento. In caso contrario, potevano essere applicate sanzioni penali. Il 4 settembre, il poeta e attivista Maung Saungkha è stato condannato secondo la sezione 19 di questa legge, dopo aver posizionato uno striscione su un’autostrada, durante una protesta che ricordava il primo anniversario delle restrizioni sulle comunicazioni Internet mobili in alcune parti degli stati di Rakhine e Chin. Maung Saungkha ha scelto di pagare una multa di 30.000 kyat (circa 22,50 dollari Usa) invece di scontare una pena detentiva di 15 giorni.

Durante il mese di settembre, le autorità hanno arrestato 15 esponenti della Federazione delle unioni studentesche del Myanmar (All Burma Federation of Student Unions – Abfsu). Questi avevano preso parte a manifestazioni pacifiche contro la guerra e a campagne di sensibilizzazione con volantinaggi in tutto il paese, chiedendo la fine del conflitto negli stati di Rakhine e Chin e il ripristino dei servizi di Internet mobile nelle aree colpite dal rallentamento ordinato dal governo.

Sei di loro sono stati accusati ai sensi delle sezioni 505 (a) e 505 (b) del codice penale. Uno è stato incriminato secondo la sezione 25 della legge sulla gestione dei disastri naturali e otto secondo la sezione 19 della legge sulle riunioni e i cortei pacifici. In diversi casi sono state inflitte pene detentive fino a sei anni e alcuni procedimenti legali erano ancora in corso. Altri esponenti dell’Abfsu si sono dati alla macchia.

 

ACCESSO ALLE INFORMAZIONI

Ad agosto, il governo ha parzialmente revocato le restrizioni al collegamento Internet mobile, imposte nel giugno 2019 nelle aree colpite dal conflitto del Rakhine settentrionale e del Chin meridionale. Le zone in cui è stato ripristinato il servizio hanno visto una drastica riduzione della velocità di connessione. Ciò ha ostacolato il flusso di notizie, in particolare la documentazione di violazioni e abusi dei diritti umani e la diffusione d’informazioni sanitarie cruciali durante la pandemia da Covid-19.

Le autorità hanno addotto ragioni di sicurezza nazionale per utilizzare ampi poteri di bloccare siti web critici verso il governo. Tra il 19 e il 31 marzo hanno emanato tre direttive che hanno bloccato un totale di 2.147 siti web, ai sensi della sezione 77 della legge sulle telecomunicazioni, che concede al governo poteri ampi e arbitrari di sospensione delle reti di telecomunicazioni.

Nelle aree colpite dai conflitti, le autorità hanno limitato l’accesso a media indipendenti e osservatori dei diritti umani. Giornalisti e organi di stampa hanno subìto pressioni, intimidazioni e molestie per aver coperto questioni delicate. La minaccia di arresto incombeva su chi scriveva in merito al conflitto e ha colpito in modo sproporzionato i giornalisti delle minoranze etniche. Aung Marm Oo, redattore capo di un’agenzia di stampa con sede nello stato di Rakhine, che documentava le violazioni durante il conflitto tra l’esercito e l’armata Arakan, era nascosto da maggio 2019. Rischiava l’incriminazione secondo la sezione 17 (2) della legge sulle associazioni illegali, che prevede la reclusione fino a cinque anni per chiunque abbia gestito, assistito o promosso un’associazione illecita.

 

RESPONSABILITÀ DELLE IMPRESE

A settembre sono stati scoperti collegamenti tra imprese internazionali e il finanziamento delle forze armate, compresi molti reparti militari direttamente responsabili di crimini di diritto internazionale e altre violazioni dei diritti umani. Documenti ufficiali trapelati hanno rivelato che l’esercito ha ottenuto enormi profitti dalle azioni della Myanmar Economic Holdings Limited, un conglomerato segreto le cui attività includevano miniere, produzione di birra e tabacco, abbigliamento e banche.

 

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE

La sezione 377 del codice penale definisce come reato le relazioni omosessuali consensuali. Sebbene applicata raramente, la sua stessa esistenza ha creato un ambiente ostile che ha legittimato molestie, discriminazioni e violenze contro le persone Lgbti, mettendole a rischio di aggressioni ed estorsione da parte della polizia e di altre autorità.

 

DIRITTO ALL’ISTRUZIONE

Il 13 febbraio, Festa dei bambini, un proiettile di artiglieria si è abbattuto sulla scuola post-primaria di base nel villaggio di Kha Mhwe Chaung, nel raggruppamento di villaggi di San Hnyin Wai, del distretto di Buthidaung, ferendo almeno 17 alunni.

Nello stato di Rakhine, i militari hanno occupato edifici scolastici per utilizzarli come basi temporanee. L’appropriazione delle strutture educative non solo ha negato ai bambini il diritto all’istruzione ma ha potenzialmente trasformato le scuole in obiettivi militari, mettendo a rischio la vita e la sicurezza dei civili.

 

VIOLENZA CONTRO DONNE E RAGAZZE

Non ci sono stati progressi verso l’adozione di una legge sulla prevenzione e protezione dalla violenza contro le donne. I parlamentari hanno continuato a discutere sulle disposizioni cruciali del progetto di legge, comprese le definizioni di stupro. Secondo il codice penale, lo stupro coniugale non è un reato. Sebbene l’ultima versione della legge in discussione prevedesse il reato di stupro coniugale, le pene previste erano più lievi rispetto allo stupro fuori dal matrimonio.

Il 21 gennaio, la commissione d’inchiesta indipendente del Myanmar, un organo nazionale incaricato d’indagare sulle atrocità contro i rohingya nello stato di Rakhine, avvenute durante il 2016 e il 2017, ha pubblicato un riepilogo generale delle sue conclusioni, in cui affermava che “non esistevano prove di stupri di gruppo commessi dalle forze di sicurezza del Myanmar”. La commissione ha tuttavia ammesso di non aver condotto interviste con le sopravvissute rohingya fuggite in Bangladesh. L’affermazione della commissione era in aperta contraddizione con le conclusioni dei gruppi per i diritti umani, dei medici curanti e della Missione internazionale indipendente di accertamento dei fatti in Myanmar delle Nazioni Unite, che hanno documentato stupri diffusi e sistematici contro donne e ragazze rohingya.

L’11 settembre, l’esercito ha ammesso che, il 30 giugno, tre soldati avevano stuprato una donna di etnia rakhine durante le operazioni nel distretto di Rathedaung, nello stato di Rakhine, nonostante le precedenti smentite avanzate quando le accuse erano emerse per la prima volta grazie ai media locali dopo che, a luglio, la donna aveva denunciato lo stupro. In una dichiarazione sull’episodio, i militari hanno reso noto il nome della sopravvissuta ma non quello dei perpetratori. A fine dicembre, i tre soldati sono stati condannati a 20 anni di carcere ciascuno con lavoro duro.

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