Ultime notizie sul paese

 

Repubblica di Polonia

Capo di stato: Andrzej Duda

Capo di governo: Mateusz Morawiecki

Le autorità hanno continuato a erodere l’indipendenza della magistratura. Le misure contro il Covid-19 sono servite da pretesto per reprimere i manifestanti pacifici e per limitare l’accesso all’asilo. Incriminazioni penali sono state utilizzate per limitare la libertà d’espressione. I diritti delle persone Lgbti sono rimasti sotto attacco. Le autorità hanno tentato di limitare ulteriormente l’accesso all’aborto.

 

CONTESTO

A causa della pandemia da Covid-19, le elezioni presidenziali di maggio sono state rinviate a luglio e tenute parzialmente per posta. In risposta alla pandemia, a marzo, il governo ha introdotto il divieto totale di assemblee pubbliche; a maggio sono stati consentiti raduni fino a 150 persone; a ottobre, a seconda delle zone, potevano riunirsi solo fino a 10 o 25 persone. La legislazione intesa a sostenere le imprese e i lavoratori colpiti dalla pandemia ha incluso modifiche su questioni non correlate, tra cui pene maggiori per l’aborto illegale e per oltraggio al presidente.

 

ABUSO DI POTERE STATALE – INDIPENDENZA DELLA MAGISTRATURA

Il governo ha continuato a mettere in atto modifiche legali e politiche che hanno minato l’indipendenza della magistratura.

A gennaio, il parlamento ha adottato una nuova legge che ha imposto severe restrizioni ai diritti dei giudici alla libertà d’espressione e associazione. La legge vieta ai giudici di mettere in discussione le credenziali dei giudici nominati dal presidente. Ad agosto, il vicecommissario disciplinare dello stato ha cercato di avviare un procedimento disciplinare contro 1.278 giudici, che avevano chiesto all’Osce di monitorare le elezioni presidenziali.

È proseguito anche il vaglio internazionale. Numerosi casi contro la Polonia, riguardanti attacchi contro la magistratura, erano pendenti dinanzi alla Corte di giustizia dell’Ue (Cgue) e alla Corte europea dei diritti umani (Cedu). A settembre, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione in cui esprimeva preoccupazione per l’indipendenza della magistratura e per le minacce ai diritti umani in Polonia.

Ad aprile, la Cgue ha emesso un ordine per misure provvisorie, che imponeva al governo di sospendere immediatamente il nuovo sistema di procedimenti disciplinari contro i giudici. Le autorità, tuttavia, hanno continuato a rifiutarsi d’implementare la sentenza e la Corte suprema ha proseguito l’esame di tali casi disciplinari. Il viceministro della Giustizia ha dichiarato che la Cgue aveva violato la sovranità della Polonia, intervenendo nei suoi affari interni.

A settembre, la Cedu ha chiesto formalmente una risposta sul caso del giudice Igor Tuleya, che stava impugnando un procedimento disciplinare contro di lui, in quanto violazione dei suoi diritti alla vita privata e alla libertà d’espressione. Il procuratore disciplinare aveva avviato il procedimento contro Igor Tuleya nel 2018. Egli aveva, tra le altre cose, presentato una domanda di pronuncia pregiudiziale alla Cgue, sulla compatibilità con il diritto dell’Ue della nuova legislazione nazionale che minava l’indipendenza della magistratura.

 

LIBERTÀ DI RIUNIONE

Manifestanti pacifici antigovernativi hanno continuato a subire multe e detenzione, a causa di misure contro il Covid-19 utilizzate per reprimere alcune proteste, oltre quanto fosse necessario per tutelare la salute pubblica.

A maggio, durante la campagna elettorale, la polizia ha arrestato centinaia di manifestanti pacifici solo perché avevano protestato nelle strade e ha comminato pesanti multe. La polizia ha preso di mira con le multe soprattutto i manifestanti che chiedevano rispetto dell’indipendenza della magistratura e coloro che criticavano la mancanza di sostegno alle piccole imprese durante il lockdown per il Covid-19. Le autorità hanno inflitto ammende a dimostranti pacifici che, davanti alla stazione radio di stato di Trójka, si opponevano alla censura di una canzone.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE E ASSOCIAZIONE

A giugno, due attivisti sono stati accusati di “furto e furto con scasso”, per aver sostituito le pubblicità sulle pensiline degli autobus con manifesti che accusavano il governo di manipolare le statistiche del Covid-19. Rischiavano una condanna fino a 10 anni di reclusione; a fine anno il caso era ancora in corso.

A luglio, la difensora dei diritti umani Elżbieta Podleśna è stata incriminata per “aver offeso il sentimento religioso”, per il presunto possesso e la distribuzione di poster e adesivi raffiguranti la Vergine Maria con un’aureola arcobaleno.

Ad agosto, il ministro della Giustizia e il ministro dell’Ambiente hanno proposto una legge per imporre alle Ong di dichiarare eventuali fonti di finanziamento estere e di pubblicarle in un registro pubblico.

 

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE

I politici hanno continuato a ricorrere diffusamente a una retorica avversa alle persone Lgbti. A luglio, prima delle elezioni, il presidente ha firmato un opuscolo contro i diritti Lgbti chiamato “Carta della famiglia”, che s’impegnava a vietare il matrimonio omosessuale, l’adozione di bambini da parte di persone Lgbti e l’educazione alle tematiche Lgbti nelle scuole.

Ad agosto, la polizia ha arrestato 48 attivisti Lgbti durante una protesta pacifica contro la custodia cautelare di un’importante attivista. Sono stati accusati di “partecipazione a un raduno illegale”. A fine anno l’indagine era ancora in corso.

Dal marzo 2019, circa 100 autorità locali hanno adottato risoluzioni discriminatorie contro le persone Lgbti, tra cui risoluzioni esplicitamente “contrarie all’ideologia Lgbti”; alcune fanno riferimento a “valori tradizionali” o “diritti della famiglia”. A luglio, la Commissione europea ha respinto sei richieste di gemellaggio tra città, perché le autorità locali avevano dichiarato le cosiddette zone libere da Lgbti o avevano adottato risoluzioni sui “diritti della famiglia”. A settembre, la presidente della Commissione europea ha dichiarato che le cosiddette zone libere da Lgbti erano a tutti gli effetti “zone libere dall’umanità”, che non avevano posto all’interno dell’Ue.

Secondo un rapporto pubblicato a maggio dall’Agenzia dell’Ue per i diritti fondamentali, il 15 per cento delle persone Lgbti in Polonia ha subìto aggressioni fisiche o violenze sessuali negli ultimi cinque anni. Era la percentuale più alta in tutta l’Ue. La maggior parte delle aggressioni a persone Lgbti denunciate non ha portato a procedimenti penali.

 

DIRITTI SESSUALI E RIPRODUTTIVI

I diritti sessuali e riproduttivi sono rimasti sotto attacco.

Ad aprile era previsto un dibattito parlamentare per affrontare due “progetti civici”, che avrebbero imposto sanzioni penali per l’educazione sessuale nelle scuole e limitato ulteriormente l’accesso all’aborto. In risposta hanno avuto luogo grandi proteste, tenutesi virtualmente o nel rispetto del distanziamento fisico a causa del Covid-19. I parlamentari hanno votato per inviare i progetti di legge alle commissioni parlamentari, rinviando i dibattiti.

A luglio, il ministero della Giustizia ha annunciato l’intenzione di recedere dalla Convenzione di Istanbul, un trattato internazionale sulla violenza contro le donne. Il governo ha apertamente fatto pressione anche su altri paesi affinché si ritirassero. Il primo ministro ha annunciato un piano per far esaminare alla Corte costituzionale la compatibilità della Convenzione con la costituzione polacca, sostenendo che la Convenzione è “dannosa” perché “contiene elementi di natura ideologica”.

A ottobre, il Tribunale costituzionale polacco ha stabilito che l’accesso all’aborto motivato da “un difetto fetale grave e irreversibile o una malattia incurabile che minaccia la vita del feto” era incostituzionale. La sentenza del Tribunale costituzionale significherà un divieto quasi totale di aborto nel paese.

 

DIRITTI DI RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO

Ad aprile, la Cgue ha stabilito che la Polonia non aveva adempiuto ai propri obblighi ai sensi del diritto comunitario, rifiutandosi di ricollocare i richiedenti asilo nell’ambito del programma di ricollocazione dell’Ue.

A luglio, la Cedu si è pronunciata contro la Polonia, concludendo che la situazione ai valichi di frontiera costituiva un trattamento disumano o degradante, poiché le autorità si sono rifiutate di accettare domande di asilo e hanno condotto rimozioni sommarie, che hanno messo alcune persone in pericolo di essere trasferite con la forza in un luogo in cui erano a rischio di gravi violazioni dei diritti umani (refoulement).

A causa della pandemia da Covid-19, l’ufficio per gli stranieri ha sospeso i servizi di assistenza diretta e si sono avute alcune limitazioni alla presentazione delle domande di asilo ai valichi di frontiera.

Continua a leggere